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SFAMARE IL MONDO CON UNA BARRETTA SUPER NUTRIENTE: LA NUOVA SFIDA DI MARCO BERTOLI

Luca Bordoni

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Avevamo già raccontato la storia di Marco Roberto Bertoli, il missionario laico di Palazzolo che dalla fine degli anni Novanta si trova in Brasile, dove ha deciso di dedicare la vita agli ultimi, in particolare ai bambini delle favelas. Il problema più gravoso in queste zone del Sud America, così come in tante altri paesi in via di sviluppo, è la fame, declinata in varie dimensioni. A fare più male è la denutrizione o malnutrizione dei bambini, spesso costretti a vivere in zone degradate e a non ricevere il giusto supporto nutrizionale.

SUPER ALIMENTO CONTRO LA FAME

È partendo proprio da questa constatazione che Bertoli, che è aiutato sin dall’inizio dalla madre Milena Damini e dai volontari dell’associazione palazzolese Il Padre Pellegrino, ha pensato di realizzare un super alimento che abbia lo scopo di sfamare intere popolazioni con una barretta di pochi grammi. L’idea gli era venuta già quattro anni fa, quando era nato il Progetto Spirulina, finalizzato a coltivare alghe ipernutrienti che dovevano essere la base di questo cibo. A causa dei costi proibitivi per l’installazione e la manutenzione di un impianto apposito, e dopo anni di consultazioni con esperti di nutrizioni di tre università brasiliane e dell’Ateneo di Firenze in Italia, Bertoli è giunto alla conclusione di realizzare un sistema che sfrutti al massimo l’economia circolare, riciclando parti di cibi ancora molto nutrienti che però vengono scartate nella lavorazione di altri prodotti finiti, come ad esempio la birra.

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La barretta: il super alimento per sfamare il mondo

Nei giorni scorsi è stato così annunciato che è ormai in dirittura d’arrivo la conclusione dei lavori degli stabilimenti produttivi della barretta. «Dietro ad ogni barretta c’è una vita che l’aspetta»: questo lo slogan del progetto del super alimento che è stato ribattezzato Food of world.

ECONOMIA CIRCOLARE ANTISPRECO

La costruzione è partita da una donazione di una filantropa, a cui sono seguiti sponsor e donazioni. «Siamo ormai prossimi a realizzare la prima e unica fabbrica destinata a produrre un super alimento per combattere la fame nel mondo – spiega Bertoli in un video che ha diffuso su Internet – L’impianto produttivo è suddiviso in quattro settori: nel primo verrà lavorata la frutta, la verdura e i legumi donati dai contadini della regione che non possono venderli ai supermercati per via di qualche piccolo difetto, nel secondo si tratteranno gli scarti nella produzione della birra come le trebbie della prima fermentazione, mentre il terzo settore sarà quello fondamentale dedicato alle proteine da soia, arachidi e siero del latte. Nel quarto segmento realizzeremo poi il prodotto completo».

palazzolo sull'Oglio, Marco Roberto Bertoli, missionario laico
Marco Roberto Bertoli coi bimbi dell’Opera San Michele Arcangelo

Un’impresa eccezionale che dovrebbe portare presto alla produzione di circa 50mila barrette al giorno che verranno poi distribuite ai paesi più poveri del mondo. Come ci hanno spiegato dall’associazione Il Padre Pellegrino, per cominciare la produzione manca solo un macchinario, preso usato in Danimarca e ora in stallo in Italia in attesa dei documenti per poterlo imbarcare per il Brasile. Il super alimento, pensato inizialmente da Bertoli in seguito a profonde riflessioni sui bambini denutriti dell’Africa nera in cui operano molti missionari con cui è a contatto, sarà inizialmente destinato ai meninos de rua brasiliani.

Il video del progetto “food of world”

LA PANDEMIA CHE AGGRAVIA LA FAME

Nel Paese governato dal presidente Jair Bolsonaro ci si trova infatti nel bel mezzo di una crisi umanitaria che viene percepita solo in parte nel mondo occidentale. La pandemia, oltre ad un numero altissimo di morti tra i fragili e gli anziani, ha portato a diffuse difficoltà economiche e alla chiusura della scuole e delle attività parascolastiche. Così è stata impossibilitata ad ospitare i bambini anche l’Opera San Michele Arcangelo, la struttura di accoglienza, formazione e istruzione fondata da Bertoli alla periferia della città di Barbacena, tra Rio de Janeiro e Belo Horizonte. Un anno fa c’erano oltre 450 bambini e un gruppo di anziani. Ora sono rimasti solo questi ultimi, perché i bambini sono stati obbligati a tornare dalle loro famiglie di origine o in nuclei di affidatari. All’inizio si pensava che si trattasse di un paio di mesi, ma ora la temporaneità delle misure restrittive si è allungata a dismisura.

Così, Bertoli e i suoi fantastici volontari si sono rimboccati le maniche e ogni giorno si recano nei quartieri poveri dove vivono i «bambini», portano cibo e conforto alle famiglie. Quando arrivano, anche altre persone si avvicinano, e il palazzolese ha cominciato ad aiutare anche loro con lo stesso, intatto spirito di solidarietà verso i più sfortunati che lo aveva animato quando venticinque anni fa aveva deciso di cambiare vita per sempre. E che ora lo ha portato a ideare un’invenzione che ha l’ambizione di porre fine, almeno in parte, alla fame e alla malnutrizione nel mondo.

Giornalista pubblicista, classe 1986, nato a Palazzolo sull’Oglio dove risiede da sempre. Laureato magistrale alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, lavora come corrispondente per un importante quotidiano locale.
Appassionato di cinema, di storia, lingue straniere e geopolitica.

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