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Cultura e Spettacoli

DIVENTARE COMUNITÀ: LA STORIA INSIEME DI PALAZZOLO E SAN PANCRAZIO NEL NUOVO LIBRO DI VEZZOLI

Luca Bordoni

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Un libro sulla storia di Palazzolo non è certamente una novità. Ma La storia di Palazzolo e San Pancrazio e del loro territorio non è un lavoro come gli altri.

L’autore, il noto architetto, insegnante ed artista Osvaldo Vezzoli, lo ha voluto concepire come un condensato dal sapore divulgativo di secoli, che, grazie anche alla sua esperienza, vengono fatti scorrere elegantemente in un volume che narra di due comunità che hanno avuto un percorso parallelo e che infine si sono aggregate per dare vita alla città che oggi conosciamo.

TRE BORGHI, DUE COMUNITÀ

In origine i borghi erano tre. Nell’odierna Palazzolo sull’Oglio fino al 1192 si davano battaglia la bergamasca Mura e la bresciana Palazzolo. Nel Medioevo la posta in palio era il controllo del ponte sul fiume Oglio, principale infrastruttura per far passare merci e persone.

Nello stesso periodo, tra IX e XI secolo, qualche chilometro più a nord sorgeva il borgo di Alino, l’antenato dell’odierno San Pancrazio, dedito all’agricoltura e tagliato fuori dalle principali rotte commerciali. Anche per questo motivo lo sviluppo dei due abitati non potrebbe essere stato più diverso.

Se a Palazzolo già nel tardo Medioevo cominciarono a nascere artigiani e poi, nell’Ottocento, le grandi industrie, a San Pancrazio si rimase sempre in una condizione di sussistenza agricola. E fino al 1962 conosciamo come frazione di Palazzolo era addirittura suddivisa tra i Comuni di Adro ed Erbusco.

Il volume di Vezzoli. Nella foto di copertina, una veduta industriale in una stampa di fine Ottocento.

DAL BACO DA SETA ALL’INDUSTRIA TESSILE

Vezzoli riporta ampiamente dettagli riguardanti l’evoluzione urbanistica ed architettonica del territorio, focalizzandosi sul cambiamento del paesaggio e di quanto l’impronta dell’uomo sia stata significativa. Con nuove carte storiche elaborate insieme al collega Felice Labianca, l’autore ricostruisce tassello dopo tassello l’urbanizzazione palazzolese, che avanza marginalmente fino al Sette-Ottocento, per poi dilagare con l’insediamento degli stabilimenti industriali.
Tutto è cominciato con la concia delle pelli e coi bachi da seta, coi filatoi e poi con i bottonifici, col cemento e con la meccanica. Non a caso il volume si ferma alla prima guerra mondiale, con qualche doverosa pagina dedicata a ciò che è avvenuto negli ultimi cent’anni.

IN DIALOGO CON LA STORIA

Lo scorrere del testo, fatto spesso da domande e risposte, viene incontro all’esigenza di tutti coloro che magari non si sono mai interessati alla storia locale, ma che vorrebbero saperne di più. Anche gli studenti, se focalizzati su alcuni brani, potrebbero essere aiutati a comprendere, in maniera sintetica ma esaustiva, alcune caratteristiche della Palazzolo odierna come naturale evoluzione di quella di ieri.

Potrebbero così scoprire che il ponte romano forse potrebbe essere stato in realtà costruito un paio di secoli più tardi rispetto al IV secolo, oppure che la Vecchia Pieve è in realtà la terza chiesa realizzata per sostituzione o ampliamento, sullo stesso sito. Potrebbero capire, insomma, che la storia non è fatta solo dai Napoleone e dai Garibaldi, ma anche dalle piccole comunità che si sono sempre impegnate per migliorarsi, fino a diventare ciò che siamo oggi.

Giornalista pubblicista, classe 1986, nato a Palazzolo sull’Oglio dove risiede da sempre. Laureato magistrale alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, lavora come corrispondente per un importante quotidiano locale.
Appassionato di cinema, di storia, lingue straniere e geopolitica.

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