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GEZIM: DALL’ALBANIA A GRUMELLO INSEGUENDO IL SOGNO DEL GUSTO

Gianluca Suardi

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Gezim Prekaj è un ristoratore albanese di 41 anni arrivato in Italia nel 1997 a bordo di uno dei tanti barconi della speranza che in quel periodo attraversavano il mare Adriatico. Originario di un piccolo paesino del nord dell’Albania vicino al lago di Scutari, da quando è sbarcato nello stivale Zim, così è conosciuto da tutti nella sua Grumello, si è subito innamorato follemente del nostro Paese.

Dopo aver fatto esperienza, come cuoco prima e chef poi in diversi ristoranti di pesce, nel 2004 decide di aprire un locale di sua proprietà nel cuore della cittadina bergamasca, dove ama servire piatti di pesce ma non solo.

DI COSA TI OCCUPAVI IN ALBANIA?

All’epoca frequentavo il Liceo Classico del mio Paese, poi aiutavo mio papà a tenere il bestiame della fattoria di famiglia. La mattina stavo sui libri e il pomeriggio mi occupavo di mucche e pecore. C’era molta povertà: sotto il Comunismo tutti i beni di prima necessità come il pane, il latte, lo zucchero, l’olio erano limitati, ma con la caduta del regime è stato anche peggio, c’era una povertà pazzesca. L’Italia in quel periodo mi sembrava il paradiso, sognavo di venire a vivere qui.

IN CHE CIRCOSTANZE SEI PARTITO DAL TUO PAESE?

Decisi di partire nel 1997, a 17 anni, perché in Albania c’era la guerra civile. Era molto pericoloso restare là, erano tutti armati, anche i civili, e avevamo tutti molta paura. Così insieme ad altre 1500 persone mi sono imbarcato su una vecchissima nave cisterna che partiva dalla costa in direzione dell’Italia. Mi ricordo di essere salito sulla nave alle 6 del mattino e siamo partiti solo alle 11 per tutto il tempo che ci han messo a imbarcare la gente. Il viaggio è stato lungo 36 ore, senza bere né mangiare nulla. Quando siamo arrivati a Bari ci hanno dato un panino e un’arancia. Avevo talmente fame che mi sono mangiato l’arancia con tutta la buccia.

COME É STATO L’ARRIVO IN ITALIA?

Appena sbarcato sono stato per una ventina di giorni in un campo profughi allestito in un vecchio aeroporto militare vicino Bari; poi mio fratello, che viveva a Bergamo, è venuto a prendermi e ho subito iniziato a lavorare con lui nel ristorante dove lavorava. All’inizio dormivo al freddo in una roulotte abbandonata, però ero felice perché lavoravo.

COME É COMINCIATA LA TUA CARRIERA DA RISTORATORE?

Il primo ristorante dove ho lavorato è stata La Bruschetta a Bergamo, è lì che è iniziata la mia avventura. Poi ho fatto gavetta girando in diversi ristoranti, imparavo lavorando sul campo, da autodidatta. Nel 2004 ho fatto il grande passo e ho aperto il mio ristorante, Al vecchio Pozzo, nel centro storico di Grumello.

QUALI DIFFICOLTÀ HAI INCONTRATO QUANDO HAI APERTO IL TUO LOCALE?

All’inizio è stata veramente molto dura perché quel locale era stato chiuso diverse volte e non stava più funzionando. Poi a quel tempo c’erano molti pregiudizi verso gli albanesi, non erano visti di buon occhio come lo sono adesso. La partenza è stata molto molto lenta, non mi vergogno di dire che per un periodo dormivo nel ristorante, su una brandina tra il magazzino e i frigoriferi, non potevo permettermi l’affitto di una casa. Mi teneva in piedi la forza di volontà, la voglia di fare e quando vedevo i clienti tornare nel mio locale mi accorgevo che la strada era quella giusta. E così è stato, adesso il ristorante va molto bene e da circa tre anni la mia compagna Elona gestisce un altro locale sempre a Grumello, il bistrot Caffè del Parco.

COME TI HANNO ACCOLTO I GRUMELLESI?

A Grumello mi hanno voluto bene fin da subito, devo molto a questa gente fantastica. Anche le forze dell’ordine mi hanno preso subito in simpatia e venivano spesso a mangiare nel mio locale con le loro famiglie. Il mio motto è «Italia casa mia, Albania anima mia», perché qui io mi sento a casa. L’Italia mi ha dato tutto e sono veramente grato, l’Albania sono le mie radici e rimarrà sempre nel mio cuore. Là sono nato e cresciuto, ma qui è dove sono diventato uomo sia professionalmente che umanamente. 

PROVI A PORTARE UN PO’ DELLA TUA CULTURA NELLA TUA CUCINA?

Nella mia cucina tutti gli chef sono italiani, bravissimi e preparatissimi, dallo chef Gianbattista Oldrati fino a mio nipote Florian che si occupa dei dolci. Il dolce che i miei clienti chiedono di più è fatto con il concentrato di fichi che fanno i miei genitori in Albania, perché qui in Italia non lo si trova. Tutti gli anni mi spediscono circa 200 chili di questo preparato di fichi raccolti dalle piante da mio papà e cucinato da mia mamma. Così riesco a servire qualcosa della mia terra d’origine nei piatti della mia cucina.

QUALE É LA SODDISFAZIONE PIÚ BELLA NEL TUO LAVORO?

Sicuramente quando vedo i miei clienti felici che mi ringraziano di aver passato una serata piacevole e rilassante nel mio locale. Poi anche il fatto di veder uscire dalla cucina dei piatti di pesce ben fatti e ben decorati è molto gratificante.

COME AVETE AFFRONTATO LE DIFFICOLTÀ DOVUTE DAL COVID?

É stato molto difficile, sia durante il primo che durante il secondo lockdown. A marzo abbiamo deciso subito di fare asporto, io stesso facevo le consegne, e vedevo che tutti erano impauriti, ma volevamo far vedere che eravamo presenti. Siamo stati molto attivi sui social network anche per far compagnia ai nostri clienti: facevamo comporre alcuni piatti da asporto da loro stessi a casa e ci facevamo mandare i video, che poi pubblicavamo sui nostri social. Quando abbiamo riaperto a maggio abbiamo visto che anche i nuovi clienti dell’asporto venivano al ristorante, è stata una sensazione bellissima. In estate poi abbiamo ricominciato a lavorare molto bene fino al secondo lockdown.

Non ci aspettavamo una seconda chiusura così lunga, però abbiamo continuato con l’asporto. L’importante era essere presenti e riuscire a pagare i ragazzi che lavorano al ristorante. La mia priorità sono loro, perché alcuni hanno famiglia e magari lavorano solo loro, altri hanno il mutuo e altri l’affitto da pagare. Per me è importante aiutare loro perché loro aiutano me, son sempre stati disponibili. 
Per quanto riguarda il futuro io sono ottimista, perché sono un ottimista di natura. Sono sicuro che quando tutto questa brutta situazione sarà finita sarà un grande successo per tutti quanti. Sono convinto che ci sarà un’esplosione di vita e una grande voglia di vivere da parte di tutti.

PHOTOCREDIT: Foto Corini

Giornalista pubblicista classe 1986, originario di Palazzolo sull’Oglio.
Laureato in Comunicazione di Massa e Nuovi Media all’Università di Bergamo. Per anni ha scritto della Franciacorta e della Valle dell’Oglio per un settimanale della provincia di Brescia. Appassionato di ciclismo, viaggi e fotografia.

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