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Tra Passato e Presente

GLI STUDENTI DI CALCIO «SVELANO» IL MISTERO DI MARIO TADINI, FONDATORE BERGAMASCO DELLA FERRARI

Simone Rocchi

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«Ma questo Mario Tadini non potrebbe addirittura essere di Calcio?». È stato il dubbio – o forse la mezza battuta – di un alunno ad avviare l’approfondimento sulle origini di una figura poco nota dell’automobilismo italiano che ha portato ad una pubblicazione dal titolo piuttosto riuscito, Il Re dello Stelvio.

È quanto capitato agli undici studenti della Scuola Media Martiri della Libertà di Calcio, impegnati nel laboratorio di giornalismo storico: un progetto scolastico nato tre anni fa con l’intenzione di approfondire «in modo critico fatti, eventi, vite di personaggi e realtà ancorati al contesto territoriale» e che al termine ha prodotto questa interessante ricerca, ora edita dalla Società Editrice Il Cammello di Torino

TRA I SOCI FONDATORI DELLA «ROSSA» PIÙ FAMOSA DEL MONDO

Il documento, ricco di immagini di repertorio, è reso ancora più completo grazie all’importante contributo di AISA, l’Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile. Un’opera forse ispirata, almeno in parte, dall’articolo che la nostra rivista ha dedicato circa due anni fa all’avvincente storia di Fondmetal, ma che almeno inizialmente doveva prendere un’altra strada, come racconta lo stesso professor Stefano Gelsomini, curatore del progetto: «Avevamo pensato ad un lavoro più generico sui piloti bergamaschi di Formula 1. L”incontro con la figura di Tadini ci ha fatto cambiare idea».

Un personaggio – Mario Tadini, classe 1905 – poco conosciuto al di fuori dell’ambiente automobilistico, soprattutto nella nostra provincia; un gap forse dovuto al fatto che quasi tutte le fonti lo danno nato a Bologna. «Città in cui – spiega Gelsomini – risulta invece essersi trasferito in giovane età, per seguire le sorti di una parte dell’azienda di famiglia, attiva nel ramo tessile e con sede in piazza Pontida, a Bergamo. Di lui si sapeva solo che era uno dei soci fondatori della Scuderia Ferrari». Sì, proprio così: la più prestigiosa casa automobilistica al mondo, inizialmente nata come filiale tecnico-agonistica dell’Alfa Romeo e successivamente proseguita con immortale vita propria.

L’ESORDIO IN PISTA E IL RAPPORTO CON ENZO FERRARI

Una storia nata proprio in concomitanza con gli esordi in pista del Tadini, da sempre grande appassionato di motori e cliente di Enzo Ferrari, all’epoca rappresentante di Alfa Romeo per l’Emilia Romagna, dal quale il pilota acquista in prima battuta una sei cilindri 1500 senza compressore; l’esordio ufficiale in gara avviene pochi giorni più tardi al Giro delle Tre Province, il 1° settembre 1929, in presenza di quello che diventerà noto come Il Commendatore.

Un’altra manciata di giorni e i due si rivedono, questa volta ad una cena e in compagnia dei fratelli Caniato: il 17 ottobre 1929, in prima pagina, La Gazzetta dello Sport annuncia la nascita della Scuderia Ferrari, di cui Mario Tadini risulta il primo presidente. Il resto è storia, con Tadini che rimane in società per alcuni anni, fino a quando le disponibilità e la passione di un privato non sono più sufficienti per sostenere una scuderia di quel livello.

ALLA MILLE MIGLIA CON LA PRIMA FERRARI DA COMPETIZIONE

Non a caso, qualche mese dopo la fondazione ai nastri di partenza della IV Mille Miglia è proprio Tadini ad avere sul cofano della sua Alfa Romeo 6C 1750 Spider Zagato il numero 62: è la prima vettura della Scuderia Ferrari a partecipare ad una competizione, come conferma l’Archivio Museo Mille Miglia di Brescia. Una competizione storica e nella quale peraltro il pilota bergamasco otterrà ottimi risultati e diversi record parziali, tutti abilmente documentati nel lavoro degli alunni calcensi.

Tuttavia le gare a lui più congeniali sono altre: le cronoscalate. In particolare quella allo Stelvio, nella quale collezionerà cinque vittorie e nella cui edizione del 1935 si toglierà la soddisfazione di battere anche Tazio Nuvolari, più volte campione italiano sulle due e sulle quattro ruote.

UNA RICERCA STORICA DESTINATA A GERMOGLIARE

Molti altri affascinanti dettagli sono reperibili all’interno de Il Re dello Stelvio, punto di arrivo di un lavoro che ha visto i ragazzi cimentarsi nella lettura di un centinaio di quotidiani e riviste dell’epoca e provenienti dai diversi angoli del globo; uno sforzo ancora più fondamentale proprio perché svolto su un personaggio poco noto, ma di capitale importanza per il panorama automobilistico italiano. Un bellissimo progetto in un anno in cui il virus, anche in riva all’Oglio, ha colpito duramente proprio la generazione della memoria.

Naturale quindi concludere domandando se a questi ragazzi non sia venuta voglia di un ulteriore, notevole traguardo: «Una volta arrivati in fondo è partita l’idea di un museo o una via per Mario Tadini, a Bergamo, dove tutto è cominciato. Nel fare tutto questo siamo anche entrati in contatto con la figlia di Mario, la signora Lora, e visto il prezioso appoggio di AISA lanciamo la proposta!».

Laureato in Economia Aziendale all’Università di Bergamo, scrive per passione e collabora con alcune riviste della provincia di Bergamo. Appassionato di sport e storie strane, con il collettivo di scrittori Gli Imbrattatori ha scritto la raccolta di racconti Lo Scirocco Dura Solo Tre Giorni.

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