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L’ANTICA BELLEZZA SENZA TEMPO DELLE FORTIFICAZIONI DI SONCINO

Roberta Lilliu

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Come tutti i paesi di confine, anche Soncino è sempre stata dotata di fortificazione: la fortuna del piccolo borgo è che le sue mura siano state mantenute nel corso dei secoli, senza essere abbattute, rendendolo un gioiello per tutta la provincia di Cremona. Oggi, le mura e la Rocca sono sempre oggetto di interesse da parte dei molti turisti che spesso si vedono gironzolare per le vie del paese nelle calde giornate primaverili.

UN’ANTICA STORIA DI FORTIFICAZIONI

La Rocca sforzesca e le sue mura sono andate a sostituire fortificazioni più antiche: come moltissimi paesi della pianura lombarda, anche Soncino, per questioni difensive, nel X secolo provvide a costruire un recinto fortificato ed una torre d’avvistamento importante per presidiare il circondario. 

Le torri meridionali viste dal fossato: si noti la torre cilindrica

Nel XIII secolo, quando Soncino era governata dal podestà Buoso da Dovara, si provvide a costruire una seconda cerchia di mura, che andava ad inglobare i borghi costruiti appena fuori il primitivo recinto fortificato. Così come le mura duecentesche vennero ricostruite durante la breve parentesi di dominazione veneta nel Quattrocento, lo stesso discorso vale per la Rocca, costruzione a scopo esclusivamente difensivo, eretta fra il 1473 e il 1475.

La Rocca di Soncino da fuori le mura: si possono osservare le merlature ghibelline e i beccatelli


Della precedente Rocca non è possibile ricostruire l’aspetto, ma sappiamo dove si trovava, perché ci viene in aiuto la toponomastica cittadina: esiste infatti la via Antica Rocca, sede della precedente fortezza. Quest’ultima, ormai estremamente rovinata e quindi inservibile, era stata sostituita per volontà del Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza da quella che ancora oggi sorge nell’angolo sud-occidentale delle mura. 

IL PONTE DEL SOCCORSO E ALTRI ACCESSI

Un tempo per accedere alla Rocca si doveva passare dal Ponte del Soccorso, chiamato in questo modo perché, quando le porte del borgo erano tutte chiuse, era l’unica via d’accesso al borgo murato. Al termine del battiponte veniva fatto calare il ponte levatoio – l’unico rimasto e funzionante ancora oggi dei sette presenti un tempo – che permetteva di accedere al rivellino. In questo caso, oltre alla funzione di protezione della fortezza vera e propria, il rivellino aveva anche la funzione di dogana per i commercianti che arrivavano da altri luoghi. 

Il ponte di fuga e il ponte del soccorso

Oltre il rivellino si apre il cortile vero e proprio della Rocca, caratterizzato da una pianta quadrangolare e da una torre in ogni angolo. Interessante è la presenza di una torre circolare, mentre le altre sono tutte quadrangolari: probabilmente faceva già parte della cerchia muraria ed è stata inglobata nella struttura. Da questa torre si poteva osservare tutta la campagna circostante, mentre la torre quadrata più massiccia è chiamata Torre del Capitano ed era l’unica abitata dal Capitano della Rocca, sola presenza fissa nella struttura; i soldati infatti erano presenti a turni e le loro abitazioni si trovavano fuori dalla cerchia muraria.

IL FOSSATO

La Rocca è ancora adesso circondata da un fossato, diviso in tre settori che non sempre venivano adacquati, ovvero riempiti d’acqua: solamente la porzione di fossato che si trova sotto il Ponte del Soccorso era costantemente piena d’acqua, perché era necessario non solo proteggere la Rocca nella sua porzione fuori dalle mura, ma anche perché con l’acqua si poteva nascondere il ponte di fuga, unica via di salvezza per il capitano in caso di attacco.

Il fossato interno

GLOSSARIO

Battiponte: elemento fisso sul quale poggia il bordo esterno del ponte levatoio abbassato.

Beccatello: corto pezzo di legno che sporge, come una mensola, da un muro; i beccatelli sostengono assiti, palchetti, e altri sporti, o anche i capi delle travate. Nei secoli XIV e XV le cinte murate, i castelli e le torri ebbero spesso una merlatura sporgente, sostenuta da beccatelli, perché i difensori potessero lasciar cadere i proiettili sugli assedianti che minavano le fondamenta.

Arrivata a Bergamo all’età di quattro anni, ama definirsi “sardorobica”, perché non può fare a meno né del Campidano, né della Bassa. Laureata in Storia dell’arte alla Statale di Milano, si occupa di divulgazione storico-artistica e continua a studiare arte locale, pubblicando le sue conclusioni sul suo blog vademecumturistacasuale.altervista.org/blog/

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