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L’ORATORIO DI SAN PIETRO A PALOSCO: UN TESORO DA SCOPRIRE

Roberta Lilliu

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La piccola chiesa dedicata a San Pietro sorge poco distante dal centro di Palosco: un tempo questo piccolo luogo di culto sorgeva fuori dalla cerchia muraria difensiva del Castello, sorto probabilmente per volontà del vescovo di Bergamo. Come spesso accadeva, in prossimità delle porte d’ingresso dei castelli ricetto – che servivano a proteggere non solo la popolazione, ma anche le scorte alimentari e le proprietà – nascevano dei piccoli villaggi, via via inglobati nei centri urbani che noi oggi conosciamo.

IL VILLAGGIO DI BUSSAGA

La porta settentrionale di Palosco si chiamava Porta Bussaga ed era proprio Bussaga il nome del piccolo villaggio che era nato sulla via per Telgate.

In questo luogo era stato fondato un piccolo oratorio dedicato a San Pietro, che ancora possiamo vedere nel suo aspetto quattrocentesco. Le fonti storiche ci dicono che già nel 1464 si parlava di una Contrada San Pietro, a testimoniare la preesistenza di un oratorio dedicato a questo santo.

LA BELLEZZA DI UN ORATORIO DI CAMPAGNA

L’edificio, ad aula unica, conserva dei dettagli molto interessanti, che sembrano testimoniare la volontà da parte degli abitanti di renderlo il più gradevole possibile: infatti, è insolito per questo tipo di oratori trovare negli stipiti del portale di ingresso i visi dei cherubini che osservano il fedele che entra in chiesa.

Sempre nella porta, aguzzando la vista, si possono intravedere incise nella pietra le chiavi, simbolo di San Pietro. L’interno termina, dietro l’unico altare, con un muro seicentesco, realizzato per fare in modo che il vano dell’abside diventasse una piccola sagrestia: all’interno di questa c’è un piccolo tesoro, che testimonia l’amore degli abitanti della contrada per questa chiesa.

Infatti, entrando nel piccolo vano, coperta da un vetro si vede una Madonna con Bambino commissionata da Antonio Vigoli nel 1512. Queste informazioni preziosissime sono riportate sotto l’affresco: HOC OPUS F.F. ANTONIUS VIGOLIS DE PALUSCO DI 7 AGOSTO 1512 e documentano la volontà da parte di un fedele evidentemente benestante di abbellire la chiesa.

San Pietro, San Rocco, San Sebastiano, Sant’Antonio Abate e Santo Vescovo

Anche nella sala orante sono conservate tracce di affreschi del primo Cinquecento: si tratta di riquadri contenenti i santi che venivano invocati in occasione di pestilenze, come San Rocco, San Sebastiano, San Defendente, San Cristoforo e Sant’Antonio Abate. Sul muro settentrionale è riportato un affresco strappato rappresentante una Sacra Conversazione datata al primo Cinquecento.

UNO O PIÙ AUTORI?

E’ impossibile definire un unico autore per questa serie di affreschi: la Madonna con Bambino commissionata da Antonio Vigoli sembra essere stata realizzata da un autore aggiornato al linguaggio artistico di maestri come Vincenzo Foppa, attivo non solo a Brescia ma anche a Bergamo e a Milano fra il Quattrocento e il Cinquecento. Il disegno, ormai rovinato, risulta essere più delicato rispetto agli affreschi dell’aula, di qualità inferiore.

Un approfondito studio delle fonti potrebbe aiutare a capire quanti pittori hanno lavorato all’interno di questo cantiere, aiutando gli storici dell’arte a definire il linguaggio artistico della Valle dell’Oglio.

Arrivata a Bergamo all’età di quattro anni, ama definirsi “sardorobica”, perché non può fare a meno né del Campidano, né della Bassa. Laureata in Storia dell’arte alla Statale di Milano, si occupa di divulgazione storico-artistica e continua a studiare arte locale, pubblicando le sue conclusioni sul suo blog vademecumturistacasuale.altervista.org/blog/

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