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IL RESTAURO DELL’ULTIMA CENA DI PUMENENGO: UN MISTERO CENTENARIO ORA RISOLTO

Roberta Lilliu

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La chiesa parrocchiale di Pumenengo si trova proprio davanti al castello dei Conti Barbò, sul limitare meridionale del paese. L’edificio, che è stato ampliato nel XVIII secolo, è menzionato per la prima volta nel XIV secolo, quando era consacrato alla Vergine Maria e alla Conversione di San Paolo. La vecchia chiesa era proprietà dei feudatari che provvidero anche a dotarla di dipinti nel corso dei secoli e solamente con i già citati restauri settecenteschi, i conti decisero di donare la chiesa ai Pumenenghesi, facendola diventare la parrocchia che oggi tutti conosciamo.

L’ULTIMA CENA: UN’ATTRIBUZIONE MISTERIOSA

L’interno, caratterizzato da una navata unica voltata a botte, conserva opere molto interessanti, fra cui l’Ultima Cena posta sull’altare del Santissimo Sacramento. Il dipinto riproduce fedelmente una tela di analogo soggetto realizzata dal pittore lombardo Daniele Crespi , oggi conservata nella Pinacoteca di Brera e per molto tempo si è pensato che la copia di Pumenengo fosse addirittura stata realizzata dal famoso pittore: molti storici locali ottocenteschi hanno sostenuto questa tesi, riportata via via da storici più recenti senza che ci fosse un vero approfondimento.

Sarebbe stato veramente interessante se un pittore del calibro di Daniele Crespi, molto attivo a Milano nel Seicento, avesse contribuito all’apparato decorativo della chiesa di Pumenengo: l’autore aveva lavorato per molto tempo nella chiesa di Santa Maria della Passione a Milano e in questa parrocchia i Conti Barbò avevano un palazzo. Si poteva dunque ritenere plausibile che i committenti avessero incontrato il famoso pittore e gli avessero chiesto di realizzare un dipinto per la chiesa del loro feudo.

IL RESTAURO SCOGLIE IL MISTERO

L’interrogativo sulla paternità dell’opera viene definitivamente sciolto nel momento in cui il gruppo pumenenghese Maglia, ricamo, uncinetto e… , che fa parte dell’associazione Torre di Babele, decide di avviare una raccolta fondi per il restauro del dipinto. Il lavoro viene commissionato nel 2018 e il quadro, tolto dalla sua sede nell’estate del 2019, risponde a tutte le domande sulla sua origine.

Infatti, sul retro si trovano indicati sia l’autore del dipinto, sia la data: un certo Capelli, probabilmente studente all’Accademia di Brera, realizzò nel 1847 una copia dell’Ultima Cena, poi destinata da Barnaba (ottavo conte di Casalmorano e signore di Pumenengo dal 1846) alla parrocchiale del paese. Sempre in occasione di questo restauro si è scoperto che l’altare del Santissimo Sacramento è il risultato di un riadattamento del 1847, in quanto le diverse parti risultano essere di epoche diverse: la parte strutturale in legno è seicentesca, mentre il paliotto marmoreo è del XVIII secolo.

Da settembre 2019 il dipinto restaurato è tornato nella sua sede, ma è davvero difficile non domandarsi cosa ci fosse al suo posto prima di questa data: chissà che qualche indagine non permetta di scoprirlo presto.

Arrivata a Bergamo all’età di quattro anni, ama definirsi “sardorobica”, perché non può fare a meno né del Campidano, né della Bassa. Laureata in Storia dell’arte alla Statale di Milano, si occupa di divulgazione storico-artistica e continua a studiare arte locale, pubblicando le sue conclusioni sul suo blog vademecumturistacasuale.altervista.org/blog/

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