E chi va
IL LAVORO DI GLORIA IN BELGIO PER LA SOSTENIBILITÀ
Dal lago d’Iseo a Bruxelles, con una grande voglia di scoprire il mondo e di aiutare la gente che lo abita. La 34enne Gloria Duci, dopo aver passato l’infanzia e l’adolescenza a Sarnico ha vissuto e lavorato a Palermo, poi in Brasile e anche in Sud Africa. Nel 2017 si è trasferita nella elegante capitale belga dove ha trovato la sua dimensione lavorando nel campo della sostenibilità.
Come è stata la tua formazione scolastica e lavorativa?
Mi sono laureata in Ingegneria Edile ormai quasi dieci anni fa, ma non ho mai esercitato la professione. I primi sei mesi dopo la laurea li ho trascorsi in uno studio milanese, ma ho subito capito che quella vita di rinunce e stenti non faceva per me. Volevo andarmene e il caso ha voluto che ricevessi una chiamata da una società di ingegneria con base a Palermo. Ne ho seguito progetti in Paesi emergenti (Brasile e Sud Africa) e il mio entusiasmo per la scoperta di questi nuovi mondi è durato circa un anno e mezzo. Poi la stanchezza e la voglia di nord mi hanno spinto a trovare una exit strategy. Allora. ho deciso di tornare sui banchi universitari per un semestre e di scoprire il mondo della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa (CSR). Era il 2013 e da allora non ho più smesso.
Da quanto sei a Bruxelles e di cosa ti occupi?
In questi giorni celebro i miei tre anni dall’arrivo a Bruxelles. Mi occupo di responsabilità sociale d’impresa e sostenibilità. Aiuto le aziende a sviluppare piani per migliorare la loro performance ambientale – per esempio, riducendo le emissioni di CO2 tramite interventi di efficienza energetica – e sociale.

Come ti sei sentita accolta a Bruxelles?
Nonostante l’abbia fatto per amore, il mio trasferimento qui è stato emotivamente faticoso. Nei quattro anni precedenti avevo vissuto la mia vita in vacanza a Venezia. Un sogno eterno di bellezza e spritz difficile da dimenticare, insieme alla mia rete di amicizie coltivate faticosamente nel tempo. Il Belgio è un Paese frammentato, con due comunità (vallona e fiamminga) molto distanti tra loro non solo per lingua o cultura, ma anche per modalità di approccio al bene comune, alla vita di comunità. A Bruxelles oltre a questo, si aggiunge un’ulteriore miriade di altre comunità. E da un lato l’assenza di un’identità forte limita quel sentimento di obbligo di doversi assimilare subito agli usi e costumi del luogo, dall’altro però si corre il rischio di ritrovarsi nella propria bolla senza riuscire più ad uscirne. Rispondere a questa domanda quindi è un po’ difficile per me.
Come è vivere in una città meticcia come Bruxelles?
Una figata (ride, Ndr)! Impari ad amare la diversità dei volti, ma anche il valore della pazienza e dell’impegno necessario per comprendere l’altro. E scopri che molto spesso la lingua è secondaria.
Come vivi la distanza da casa, amici e famiglia?
Più l’età avanza, più la mancanza della famiglia e degli amici si fa sentire. Ma soprattutto il lago, l’acqua e le montagne che ormai sono elemento fisso dei miei viaggi onirici. Credo che per me Bruxelles rappresenti una delle tante tappe sulla strada verso casa.
