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LA DISCIPLINA DI ORZIVECCHI: UN GIOIELLO DA RISCOPRIRE

Roberta Lilliu

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La Disciplina di Orzivecchi, piccolo oratorio sorto sull’antica area del castello, è un piccolo scrigno nascosto dietro la bellissima parrocchiale settecentesca. La piccola chiesa, rimaneggiata nel corso dei secoli, è composta da un’unica aula e, oltre a dipinti pregevoli, si conservano diversi affreschi che raccontano la storia dell’edificio.

LA SCUOLA BRESCIANA

Inizialmente la chiesetta era retta dai frati Francescani e proprio a testimonianza della loro presenza rimane ancora oggi, sulla parete settentrionale, un affresco che rappresenta una serie di Frati .Questo piccolissimo ciclo risulta essere stato realizzato nel primo Cinquecento, ma all’interno della chiesetta non è l’unico esempio di pittura di scuola bresciana antica: accanto ai Frati infatti si trova una Crocifissione purtroppo rovinata, un Santo ed una Madonna del Latte, riemersa e seminascosta da un pilastro durante gli ultimi restauri. La critica ritiene che questi frammenti siano da far risalire al 1497 e siano opera del pittore bresciano Paolo da Caylina il Giovane, ai tempi un ragazzino all’inizio della sua fortunata carriera.

Gesù nell’orto del Getsemani

LE TELE DI GRAZIO COSSALI

Sempre nell’aula unica si possono ammirare due tele del pittore orceano Grazio Cossali, vissuto fra il XVI e il XVII secolo: la tela dell’altare maggiore, che rappresenta lIncoronazione della Vergine con i santi Pietro Martire e Caterina da Siena e i Disciplini, viene datata al 1580, mentre quella che si trova sull’altare laterale e rappresenta Il Padreterno con i santi Francesco e Carlo Borromeo risale agli anni Venti del Seicento ed appartiene all’ultima fase artistica dell’autore, morto nel 1629. L’elemento interessante di quest’ultimo dipinto è che è stato concepito dal suo autore come una sorta di cornice ad un affresco più antico, molto caro agli orceani, che rappresenta la Madonna del Buon Consiglio. Questo affresco, di fattura ancora goticheggiante, è stato realizzato da un anonimo non aggiornato sul linguaggio rinascimentale di Vincenzo Foppa, come lo era Paolo da Caylina il Giovane.

LA SCOPERTA DELLA «LA PASSIONE DI CRISTO»

Uscendo dall’edificio, nascosta da una porta, c’è una scaletta che permette di accedere al piano superiore dell’oratorio: questa stanza veniva utilizzata dai Disciplini per le loro assemblee. Durante i già citati restauri, togliendo gli stalli dalle pareti, la sorpresa dei presenti deve essere stata grande, perché è stato ritrovato parte di un ciclo rappresentante la Passione di Cristo.

L’Incoronazione di spine nella saletta al piano superiore, usata dai Disciplini per le loro assemblee

I riquadri che sono rimasti sono perfettamente leggibili e permettono di ricostruire il linguaggio dell’anonimo autore, che risulta essere aggiornato sulle innovazioni rinascimentali fiorentine e foppesche, come dimostrano sia la composizione prospettica delle scene che i coloriti grigiastri dei personaggi immortalati. Inoltre l’autore sconosciuto dimostra in queste pitture di ricordare la propria formazione di base, vicina al linguaggio duro e ancora gotico di Giovan Pietro da Cemmo, pittore attivo nella seconda metà del XV secolo sia in Valle Camonica che a Brescia, Crema e Cremona.

Arrivata a Bergamo all’età di quattro anni, ama definirsi “sardorobica”, perché non può fare a meno né del Campidano, né della Bassa. Laureata in Storia dell’arte alla Statale di Milano, si occupa di divulgazione storico-artistica e continua a studiare arte locale, pubblicando le sue conclusioni sul suo blog vademecumturistacasuale.altervista.org/blog/

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