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Storie D'Oglio

ANGELO: AUTORE E POETA DELLA COMUNITÀ, OLTRE LA MALATTIA

Luca Bordoni

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Gli ostacoli del corpo non fermano una mente lucida, sensibile e profondamente attenta ai dettagli, declinati attraverso un talento letterario fuori dal comune. Angelo Vezzoli, 56enne di Urago d’Oglio, convive da anni con la distrofia muscolare, ma il suo impegno per la comunità uraghese non è mai venuto meno.

IL MONDO IN PROSA E VERSI

Vezzoli è uno dei più acuti osservatori della vita lungo la Valle dell’Oglio. Dal suo punto di vista intenso ed emotivo è riuscito negli anni a raccontare, sia in prosa sia in versi, un territorio che ama sin da quando era un giovane come tutti, pieno di energia e amante del sano divertimento con gli amici, tra l’oratorio di Urago e le rive del fiume. Nato nel gennaio 1964 in paese, Angelo è stato per quasi trent’anni operaio al bottonificio Bonetti di Rudiano, un’esperienza che lo ha segnato moltissimo e che racconta con minuzia di particolari nel suo libro del 2017 I giorni della tuta blu, edito come altre sue pubblicazioni dalla Compagnia della Stampa di Roccafranca. In questo romanzo autobiografico – così come nel precedente Argentina ’78 – Vezzoli ripercorre anni di spensieratezza e di comunità. «Mi sono concentrato sugli anni Ottanta e sulla mia giovinezza – ha commentato l’autore –. Ci sono scene di vita in fabbrica, ma anche in paese, al bar, lungo il fiume, al mare: storie di amicizia, di amori, di pensieri e riflessioni».

L’ultima sua fatica è invece differente dalle altre. Due anni di consultazioni e ricerche lo hanno portato a pubblicare un volume sull’Avis di Urago d’Oglio, presentato a novembre del 2019. «Ho letto tutti i verbali dalla costituzione del 1973 ad oggi e, grazie alle due fondatrici Iole Codibue e Luigina Marella, sono risalito a appunti, annotazioni, archivio fotografico – ha spiegato Vezzoli –. Come sottolineo nel titolo del libro, l’Avis qui è stato un Seme buono nella terra buona. Il volume è un omaggio letterario a tutti coloro che nei decenni hanno donato una parte di sé stessi per aiutare gli altri». La sua attività letteraria, del resto, non ha mai perso di vista l’autenticità della vita di paese (e dei paesi), il lavoro, la semplicità del quotidiano elevata a segreto per la felicità rintracciata nelle piccole cose. I

CANTASTORIE DEL FIUME

l suo primo libro di poesie, Il fiore della speranza del 1993, ricordava i giovani di Urago scomparsi anzitempo. Nel 2015, dopo altri tre volumi di versi, ha pubblicato un’altra raccolta, stavolta dedicata ai paesi afferenti al Parco Oglio Nord: Il fiume cantastorie: la saga dell’Oglio e delle sue genti. «Ho dedicato almeno una poesia a ciascun paese, ispirate dalla bellezza dei luoghi, ma anche dalla grande vivacità delle persone che li popolano e che, talvolta anche inconsapevolmente, scandiscono le proprie vite come lo scorrere del nostro fiume, fonte di vita».

Ma la poesia di Vezzoli non è solo in lingua italiana. Di recente una sua lirica, La Bassa ferìda, ha ricevuto una segnalazione di merito al Concorso Nazionale di Poesia Dialettale in occasione di San Faustino a Brescia. Anche stavolta, il tema è prettamente locale e d’attualità. «La ferita di cui parlo è quella dei drammatici episodi di maltempo che hanno causato gravi danni tra Rudiano e Urago l’estate scorsa», ha spiegato. Tra efficaci metafore, sinestesie e puntuali allitterazioni, Vezzoli ha voluto cantare la speranza di un popolo che sa sempre trovare la forza di vivere anche dopo un evento drammatico. Una metafora più ampia, forse, anche di un uomo che ha trovato nella letteratura e nel suo territorio un motivo per guardare avanti. Oggi e domani. 

Giornalista pubblicista, classe 1986, nato a Palazzolo sull’Oglio dove risiede da sempre. Laureato magistrale alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, lavora come corrispondente per un importante quotidiano locale.
Appassionato di cinema, di storia, lingue straniere e geopolitica.

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