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Cultura e Spettacoli

TRA PITTURA E VIDEOMAKING: L’ARTE VULCANICA DI MARCO ROSSI

Fabrizio Costantini

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Entrare nel suo studio a Calcio è come entrare in un vulcano in ebollizione. Carta, telai, quadri, colori sparsi ovunque, macchine fotografiche, proiettori, schermi, una camera oscura e anche la drum machine. Serve tutto questo a Marco Rossi, 33enne artista emergente, per fare il suo mestiere.

«L’ATTITUDINE LOMBARDA»

Dopo aver frequentato il liceo artistico Manzù a Bergamo e il corso di pittura dell’Accademia di Brera, Marco si è dedicato a due missioni fondamentali. La prima è trasmettere la sua passione alle nuove generazioni, insegnando Arte nelle scuole di Romano e Martinengo. La seconda, trovare una modalità espressiva propria e originale. Le sue correnti artistiche di riferimento sono l’Astrattismo e l’Informale, mentre tra gli autori a cui si ispira si possono annoverare Giacometti, Kiefer, Twombly, Bacon. «Il mio lavoro, però – ha spiegato Rossi – si lega a un certo tipo di attitudine lombarda, anzi, bergamasca di dipingere: dal Dopoguerra a oggi, con Trento Longaretti, Egidio Lazzarini, Rinaldo Pigola si è sviluppata una pittura povera di colori, quasi nebbiosa. In questo, mi ci ritrovo abbastanza».

Contemporaneo, ma non troppo, si definisce lo stesso Marco: «Fin dall’istruzione superiore mi hanno inculcato l’importanza del disegno e della carta. Sono ancora legato a questa idea, e infatti molti miei lavori, in realtà, sono raccolti in album o in montaggi video. Vanno letti e interpretati come un insieme, non come opera singola: saldarli in album e in filmati è stata una logica conseguenza».

PREMI E RICONOSCIMENTI

A certificare la qualità della produzione artistica di Marco Rossi ci hanno pensato le accademie stesse: nel 2012 Rossi ha vinto il Premio Nazionale delle Arti, un riconoscimento che ogni anno le accademie italiane rilasciano ai promettenti artisti formati tra i loro banchi. A Marco, proprio per la sua attività di videomaking, è andato il premio della sezione Arti Elettroniche.

Da allora, si sono susseguite mostre personali ed esposizioni collettive, tanto nella Valle dell’Oglio (a Calcio con Casa Testori e alla Biennale di Soncino), quanto in provincia (frequenti quelle a Treviglio e Bergamo con artisti come Mario Cornali e Sergio Battarola) e non solo. Nel 2010 lo spazio Thetis a Venezia lo ha ospitato prima in una collettiva e poi con una personale in eventi collaterali alla Biennale. Ha esposto i suoi lavori anche nel Savonese e a Firenze, mentre a Brescia le sue opere soo state in visione nei bunker che servivano da rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale. «Qui le mie opere si sentivano a casa, i miei disegni dialogavano con i graffiti delle persone che in quei bunker si erano loro malgrado rifugiati e i suoni che uso per le proiezioni creavano un’atmosfera unica».

TENER VIVA LA CREATIVITÀ

Qual è il marchio di fabbrica di questo artista calcense? «Forse – ha rivelato scherzando – era la colla! Mi sto allontanando dal collage e dal materico a dire il vero, ma ero la fortuna dei colorifici della zona». L’ingrediente fondamentale, comunque, è la passione: «Sembrerà una frase fatta, ma l’unico obiettivo che ho è tener viva la creatività: voglio continuare a esporre perché mi piace dipingere. La fama non mi interessa». Ma la fame, quella sì: quella di fare della buona arte (come si può vedere sul suo sito: rossi-marco.it).

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