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Storie D'Oglio

FRANCESCA, LA LOTTA CONTRO LE NEOPLASIE E LE PSEUDOSCIENZE GRAZIE ALLA RICERCA

Luca Bordoni

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Ci sono persone che continuano a inseguire i propri sogni anche quando questi sembrano delle montagne altissime da scalare. In questi casi, la passione e un ideale ben preciso in testa sono i motori del proprio lavoro che fanno dimenticare, almeno in parte, problemi contrattuali e le difficoltà logistiche. Così sta facendo la 38enne palazzolese Francesca Pagani che – tra l’impegno nel Corpo Musicale cittadino, un diploma al Liceo Galilei, una laurea triennale in Tecniche di Laboratorio Biomedico a Brescia – ha lavorato per anni nel settore della diagnostica di laboratorio con una parentesi imprenditoriale nel settore biotech. Dopodiché è tornata al suo primo amore e si è battuta per conseguire i suoi obiettivi.

Come è cambiata la tua vita dopo l’esperienza biotech e l’inizio di un nuovo percorso di studi?
Qualche anno fa ho ripreso gli studi e ho conseguito la Laurea specialistica in Biotecnologie Mediche: ora sto frequentando il Dottorato in Medicina Molecolare e Traslazionale ala sezione di Patologia Sperimentale del Dipartimento di Medicina Molecolare e Traslazionale della Facoltà di Medicina di Brescia. Il mio interesse è da sempre il settore delle scienze biomediche ed ora lavoro nel campo dell’oncologia sperimentale. In particolare, nel gruppo del professor Poliani, insieme alla collega dottoressa Cominelli, studiamo le neoplasie del sistema nervoso centrale, sia pediatriche, sia adulte. Si tratta di tumori rari e molto aggressivi (basti pensare al caso recente di Nadia Toffa, Ndr), per cui ad oggi purtroppo non esistono terapie risolutive. Il nostro obiettivo è di approfondire la conoscenza di queste patologie, ancora scarsa, e trovare dei possibili target terapeutici.

Com’è nato il progetto finanziato da Dedicato a te e quali sono i traguardi che si spera di raggiungere?
L’associazione Dedicato a te è nata a Monticelli Brusati nel 2013 dopo la scomparsa del piccolo Andrea Pasini a causa di un tumore cerebrale. I genitori Barbara e Luca, insieme alla famiglia e a tanti amici, hanno avuto il coraggio di trasformare il loro dolore in un gesto di solidarietà e speranza. Questa realtà ha radici profonde anche a Palazzolo, visto che lo stesso Luca e zia Marina sono originari proprio della nostra città, così come anche tanti volontari. Grazie ai fondi raccolti con le donazioni e durante la festa annuale hanno dato un aiuto concreto a molti gruppi di ricerca ed associazioni che danno sostegno ai malati. Siamo entrati in contatto con l’associazione l’anno scorso ed abbiamo condiviso con loro il nostro progetto di realizzare un laboratorio dedicato alla ricerca sui tumori cerebrali. Grazie al contributo iniziale, ci siamo potuti dotare di alcuni strumenti fondamentali per le colture cellulari e per la creazione di modelli di neoplasie in vitro. Successivamente, grazie anche alla concessione di uno spazio da parte del professor Facchetti, Primario della sezione di Anatomia Patologica degli Spedali Civili di Brescia, abbiamo potuto creare un laboratorio per l’analisi a livello proteico e molecolare dei tessuti e delle colture da essi derivate. La ristrutturazione è in corso e prevediamo che il laboratorio potrà essere pronto entro fine febbraio. Poter dotare il nostro gruppo di uno spazio e di attrezzature che prima non possedevamo è un grande traguardo che ci permetterà di implementare i nostri studi e portare a termine i tanti progetti che abbiamo in corso.

La consegna dell’assegno a «Dedicato A te»

Nei prossimi mesi volerai negli Stati Uniti per una ricerca molto particolare. Ce ne parli? La prossima estate, grazie anche al contributo dell’associazione, avrò la possibilità di trascorrere un periodo nel laboratorio della Columbia University di New York guidato dal professor Dalerba, tra i primi ad identificare e studiare le cosiddette cancer stem cells, cioè cellule (presenti in tutti tumori) con proprietà staminali e responsabili di recidive e resistenza alle terapie. Poter lavorare nel suo laboratorio è una grandissima opportunità ed un onore.

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Com’è lavorare nel campo della ricerca in Italia? Cosa consiglieresti ai giovani che volessero intraprendere questa strada? È molto appassionante e stimolante, è una sfida continua. Ma purtroppo le difficoltà sono tante, soprattutto economiche. Lavoriamo per un datore di lavoro che ci fornisce budget limitatissimi per l’acquisto dei reagenti necessari per lo svolgimento della nostra attività. Per non parlare dei contratti di lavoro, se così si possono definire: si tratta di contratti precari, a tempo determinato, che non prevedono le agevolazioni minime che qualsiasi lavoratore ha. I pochi che hanno la fortuna di capitare nel posto giusto al momento giusto, e riescono ad avere un vero contratto di assunzione come ricercatore, hanno alle spalle almeno vent’anni da precari. Esiste sempre la possibilità di andare all’estero, ma vorrebbe dire impoverire il nostro Paese. In Italia, nonostante la situazione critica, ci sono centri di ricerca e gruppi di lavoro di eccellenza: basta pensare all’Istituto di Candiolo o al San Raffaele, con cui collaboriamo. La ricerca è una risorsa fondamentale per lo sviluppo di un Paese ed è auspicabile che il governo comprenda la necessità di investire in tal senso, ma l’Italia è tra gli ultimi posti in Europa come investimenti pubblici.

Come vedi il rapporto tra la popolazione e la scienza negli ultimi anni? Oggi la scienza in Italia sta attraversando un momento critico, in cui troppo spesso viene messa in dubbio ed in questo hanno una forte responsabilità i mass media ed i social, che danno spazio a cialtroni e favoriscono il diffondersi di notizie false e bufale, come ad esempio la polemica sui vaccini o l’appoggio all’omeopatia. Oltre al Governo, che purtroppo talvolta è stato poco trasparente sulle pseudomedicine, come col caso Stamina. Io credo che chi intraprende la strada della ricerca biomedica abbia anche il dovere di farsi portavoce della verità scientifica e fare quanto possibile per contrastare il diffondersi delle pseudoscienze. 

Giornalista pubblicista, classe 1986, nato a Palazzolo sull’Oglio dove risiede da sempre. Laureato magistrale alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, lavora come corrispondente per un importante quotidiano locale.
Appassionato di cinema, di storia, lingue straniere e geopolitica.

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