Seguici su

Sport

LA MAGIA DELLA BOXE: IL RISCATTO DI RONNY GHEZZI, DAL RING ALL’INSEGNAMENTO

Michele Monteleone

Pubblicato

il

«È la magia di rischiare tutto per realizzare un sogno che nessuno vede, tranne te». Così Scrap, vecchio pugile interpretato da Morgan Freeman in Milion Dollar Baby, capolavoro di Clint Eastwood, spiega la bellezza che si cela dietro alla nobile arte della boxe. E ascoltando Ronny parlare è immediata la percezione per cui il pugilato sia, prima che uno sport, una particolare terapia con cui si combattono i tormenti interiori. 

Quella di Ronny Ghezzi, 40 anni e cresciuto a Villongo, è la storia di un bimbo iniziato alla boxe sin dall’infanzia da un padre severo con la passione per il pugilato. Quel bambino, già a sette anni, seguirà il papà agli allenamenti in un’epoca in cui il pugilato era uno sport che ancora era considerato poco nobile. La tenera età in cui indosserà guanti e fascette sarà il pretesto che gli permetterà di coltivare un’abilità invidiabile per un ragazzino, ma sarà anche il motivo per cui deciderà di levarsi definitivamente i guantoni non ancora ventenne. I chilometri infiniti per fare sparring, le diete severe, i pomeriggi trascorsi a respirare la puzza acre della palestra. Mentre i suoi amici truccano i motorini e imparano a fumare, Ronny trascorre i pomeriggi a sudare con i pugni chiusi su un ring. A un certo punto, però, l’adolescente ha la meglio sull’atleta e quel bimbo, diventato ragazzo, getta all’aria i guantoni promettendosi di non tornare mai più tra le dodici corde. 

Ronny sa picchiare forte, ma il destino è un avversario che non si piega. Mentre il ragazzo cerca di riprendersi la gioventù rubata dalla palestra e vivere la stessa bramata spensieratezza dei suoi coetanei, capisce che non è quella la sua strada, che la sua felicità non si nutre delle stesse esigenze degli altri ragazzi e che la sua vita, volente o nolente, appartiene al ring. Ma è passato qualche anno; ormai si sente troppo grande per tornare a combattere e comprende come le sue precoci abilità non siano state coltivate adeguatamente. La palestra è un posto in cui si respira un odore tremendo, in cui si fatica e si prendono pure botte. Ma ci si sente vivi. La voglia di insegnare questo ai più giovani e il bisogno viscerale di boxe lo inducono ad aprire, appena ventenne, una palestra. 

Tutto il resto è storia recente. La sua palestra di pugilato aperta a Sarnico dove ogni sera, lui e Giorgio, suo fido compare, allenano persone di tutte le età tra bambini, amatori e agonisti. In quello stanzone sotterraneo per cui è grato al Comune, ogni sera, dopo il lavoro, urla di tenere la guardia alta, di girare le spalle, di rientrare subito. Eppure l’obiettivo vero rimane quello di levare i ragazzi dalla strada, di insegnare loro a lottare inseguendo ciascuno il proprio personale riscatto. E se capita di chiedergli quale sia la sua più grande soddisfazione, Ronny risponde che dei trofei non gliene importa molto, ma forse riuscirà a ridare a qualche ragazzo un motivo per sentirsi vivo. Perché la magia della boxe è rischiare tutto per realizzare un sogno che nessuno vede, tranne te. 

Classse 1991, di Villongo, laureato in Giurisprudenza. Praticante legale prestato al bancone. Sedicente pugilatore amatoriale sedotto dalla rivolta dei reietti.
Proveniente dalla terra delle cime di rapa, dove le cozze si mangiano con le mani. Dice che vorrebbe scrivere, ma troppo spesso se ne sta al bar a bere whisky.

Continua a leggere