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STEFANIA, DOCENTE DI FRANCESE E VOLONTARIA DALLA ROMANIA

Marta Belotti

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Alcune storie iniziano sull’acqua. Come quella di Stefana Corsei, classe 1950, professoressa di francese in pensione residente a Chiari e originaria della Romania. Il suo racconto comincia sulle rive del Mar Nero, tra Bulgaria, Ucraina e Moldavia. «I miei genitori provenivano dal delta del Danubio, che percorre il confine a sud per poi risalire fino al Mar Nero. In seguito si sono trasferiti in una città più grande». Una località che porta il nome di Năvodari, da năvod ovvero rete da pesca. Un luogo fondato tra il mare e il lago Tasaul da pescatori di etnia russa, all’epoca di Pietro il Grande. Qui Stefana passa la giovinezza: «In quegli anni mi sono dedicata molto alla scuola. Mia madre era una cuoca, mentre mio padre era stato reclutato nel 1945 per formare delle cooperative agricole. In seguito gli affidarono un lavoro di grande responsabilità: doveva informarsi e verificare se una persona era idonea per muoversi verso la Turchia. Al tempo non ci si poteva spostare liberamente». In terza media sviluppa una passione per la lettura, che durante il liceo la porta ad allargare i suoi orizzonti verso la letteratura inglese e francese e a partecipare a concorsi di scrittura. Nel frattempo alterna la scuola a qualche lavoro: prima nella raccolta della frutta, poi (per ripagare un orologio regalatole dai genitori e che involontariamente aveva rotto) in una fabbrica che produceva marmellate. Alla fine del liceo, riesce ad accedere all’Università di Lingue straniere nella regione di Costanza: «Era un corso a numero chiuso, all’esame parteciparono milleduecento persone da tutto il Paese. C’erano solo cento posti a disposizione, ma riuscii ad arrivare sesta. Così frequentai i quattro anni più uno misto tra scuola e pratica pedagogica».

A questo periodo risale anche l’incontro con Arturo, suo futuro marito: «In estate ero stata assunta all’ufficio postale di un camping dove vendevo cartoline, giornali e francobolli ai turisti. Lui era maestro elementare in Italia: una volta finito l’anno scolastico era venuto in vacanza sul Mar Nero». Così, in quel luglio del 1969 avviene il colpo di fulmine: «Mentre stavo lavorando, spuntò Arturo: si era seduto lì con me mentre servivo gli altri clienti e, una volta finito, mi ha proposto di andare ad ristorante self service lì vicino». Comincia così un rapporto epistolare, fatto di lettere, incontri a Bucarest e qualche ostacolo: «Mia madre si arrabbiò, diceva che non potevo stare con un ragazzo straniero e mi nascondeva le sue lettere». Ma al cuor non si comanda. Dopo gli studi e quattro anni di insegnamento alle scuole medie, presenta la domanda per il passaporto: «Ci è voluto molto tempo. Ho finito gli studi a 22 anni e mezzo e sono arrivata in Italia che ne avevo 28. Poi ho dovuto rifare l’università e nel frattempo ho avuto due figli». Stefana comincia così a insegnare come supplente a Pontoglio e a Chiari, vince il concorso per l’insegnamento e finalmente prende il ruolo a Pontoglio. Da allora non si è più fermata, nemmeno dopo la pensione nel 1999 quando inizia la sua esperienza alla Comunità Shalom di Palazzolo, dove resterà fino al 2007.

Oggi si divide tra i nipotini nati dai matrimoni dei suoi tre figli Francesca, Alessandra e Roberto, ma non manca di tornare in Romania, dove trascorre i mesi estivi. Febbraio e marzo invece sono dedicati al Mozambico, dove vive e lavora Francesca: «Dopo la Laurea in Scienze politiche e il dottorato è andata in Mozambico all’ufficio centrale dell’ambasciata italiana per occuparsi dei problemi dello sviluppo dell’insegnamento. Ha sposato un ragazzo portoghese, ha una figlia e oggi vive e lavora lì».

Classe 1991, laureata in Comunicazione, Informazione ed Editoria all’Università di Bergamo. Collabora come copywriter e scrive per il magazine online Eppen dove si occupa di outdoor e tempo libero. Gattara senza speranza, tra le cose che ama annovera la fotografia, il trekking e i giochi da tavolo.

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