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ANNA MARTINENGHI, AUTRICE CON IL CUORE NEL BORGO MEDIEVALE: «L’ESPERIENZA DELLA POESIA FISSATA NELLA CARTA»

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«Vuoi un caffè?». Non può che cominciare così la chiacchierata con Anna Martinenghi, lavoratrice nel settore della bevanda più ambita del mondo, ma autrice di poesie, racconti, testi teatrali. Nata a Soncino – «nell’ospedale di Soncino», precisa – nel 1972, residente a Soncino, con il cuore a Soncino. E anche in tanti altri luoghi della Lombardia. Non chiamatela «artista» o «poeta». Vi fermerà subito: «Non mi definirei poetessa, è una parola molto ambiziosa. Mi piace dire che faccio esperienze di scrittura e che sono alla ricerca di poesia». 

Se la formazione e le occorrenze l’hanno portata verso un lavoro d’ufficio, si vede fin da bambina che Anna ha una passione sfrenata per la lettura. «Ho avuto la fortuna di avere bravi maestri – confessa – perché la passione per la scrittura deriva dalla passione per la lettura». Altri maestri se li va a cercare da adulta: come Raul Montanari e Barbara Garlaschelli, entrambi finalisti del Premio Strega, di cui frequenta i corsi e con cui attualmente collabora (come per il blog sdiario.com, per esempio). Frequenta anche un corso di scrittura comica allo Zelig – «far ridere è una cosa seria», dice Anna con un ossimoro –  dove ha come insegnanti per un giorno Gioele Dix e Leonardo Manera.

Scrive per sé, Anna, finché un giorno un amico, che ne conosce la passione, manda una sua poesia a un concorso letterario organizzato dalla casa editrice Cinque Marzo di Viareggio. Neanche a dirlo, risulta tra le vincitrici. «Se scrivi per te stesso è poco più che un diario personale, ma da quel giorno il mio rapporto con la scrittura è cambiato, ha dovuto cambiare». Da allora segue una trafila di affermazioni a livello nazionale. Nel 2008 vince il concorso indetto dal Festival del Racconto di Cremona, cui seguono vittorie a concorsi letterari a Pisa, Massa e Lucca («sono spesso fortunata in Toscana», ammette Anna). Forse il premio più simbolico è quello ricevuto a Verbania, l’anno scorso: a premiarla, a Poetika 2019, è la figlia di Alda Merini, Emanuela Carniti Merini.

Le collaborazioni con i territori limitrofi non si contano. Dal Festival Odissea di Cecchi e Zappalaglio, alla Biennale di Soncino, ai corsi di scrittura creativa e poesia in collaborazione con le scuole (a Genivolta, Soncino, Cremona, Brescia, con la scuola di danza A.S.D. Arte in Movimento di Orzinuovi), fino a contributi per reading letterari con l’associazione Donne per Soncino. «Amo Soncino – dice Anna Martinenghi – è veramente meravigliosa. Mi sento solo stretta tra le sue mura, credo che il territorio sia un concetto molto più ampio». La poesia aiuta a volare alto, a staccarsi dalla nostra piccola realtà. «Non appartiene solo ai poeti – confessa Martinenghi – ma è nelle nostre vite, è un’esperienza universale. Ognuno di noi la sa riconoscere quando arriva. La carta fissa questa esperienza in un appunto, le parole restano incapaci nell’esprimerla». Per produrre poesia, però, servono le condizioni giuste: «Lo sapevano già gli antichi: la stabilità di una nazione, la sua cultura e il suo benessere influenzano la possibilità di fare poesia. In questi tempi difficili la parola e l’istinto verso la poesia sono stati sostituiti dal predominio della paura».

E l’Oglio, allora, sa essere fonte di ispirazione? In fondo sì, secondo Anna. «Sono anche influenzata dal paesaggio, dal cambio delle stagioni e della luce, certamente. Lo stile di vita del passato, poi, era molto poetico: il dialetto penso che sia la poesia della cascina». Il tributo a questo piccolo mondo antico Anna lo ha riversato in Marinai di Pianura, un’ode dedicata alle persone di un’altra epoca, quelle che non avevano mai visto il mare. Nelle loro menti lo immaginavano paragonandolo alla vastità della Pianura Padana, guardando le «onde di terra» avvolti «in un cappotto di nebbia». E «con le tasche vuote», ma con la capacità di essere poeti

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