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Cultura e Spettacoli

GIOVANNI COLOSIO CON LE SUE FOTOGRAFIE IMMORTALA LA GIOIA COMMOVENTE DEGLI ULTIMI: IL SUO REPORTAGE SULL’ACQUEDOTTO DI TUMIKIA

Gianluca Suardi

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Voler essere testimone, con i propri occhi e con la propria lente, di un’opera utile ed estremamente importante, che ha potuto migliorare la qualità della vita di migliaia di persone nel cuore del continente africano. Con questa lodevole motivazione il fotografo palazzolese Giovanni Colosio nel mese di agosto ha accolto l’invito a recarsi nella Repubblica Democratica del Congo per documentare i lavori di ampliamento dell’acquedotto che la Onlus Mbote Papa aveva installato nel settembre 2014. 

L’associazione, fondata dall’imprenditore bergamasco Sergio Capoferri, opera da diversi anni a Tumikia, un villaggio di case di fango situato 500 chilometri a Est della capitale Kinshasa: laddove, dagli anni sessanta, le Suore Poverelle dell’Istituto Palazzolo di Bergamo hanno aperto una missione a favore della popolazione bisognosa. Questi lavori di miglioramento dell’acquedotto, progettato dall’ingegnere Fabrizio Bellini, hanno permesso di incrementare l’approvvigionamento idrico di tutta la zona, fornendo acqua anche ai villaggi circostanti, che ora possono disporre dell’acqua ogni giorno senza dover camminare diversi chilometri per raggiungere la sorgente.

Il reportage fotografico di Colosio si è concentrato sia sulla vita quotidiana nella missione, sia sui lavori specifici necessari per le migliorie della rete idrica: come la sostituzione delle pompe, l’ampliamento dell’impianto fotovoltaico e dei tubi dell’acquedotto e l’installazione di nuovi punti acqua. «Il momento più bello – racconta sorridendo Giovanni – è stato quando sono state aperte le nuove fontanelle nei villaggi: è stata una grande festa collettiva e mi sono emozionato nel vedere tutti quei bambini così felici». Una vita, quella nei piccoli villaggi intorno alla missione, molto più rilassata e semplice rispetto alla frenesia della caotica capitale africana. «Appena atterrati a Kinshasa – spiega il fotografo palazzolese – abbiamo dormito una notte nella missione di Kingasani, nei sobborghi della città, ma non sono mai uscito per strada: avevo quasi il terrore di addentrarmi col buio in quel formicaio delirante. Una volta arrivati al villaggio invece tutti ci hanno accolto fin da subito con grande gioia, sono stati molto calorosi e non era per niente pericoloso».

Per Giovanni – fotografo di professione da oltre 40 anni che lavora molto nell’architettura e che collabora anche con diverse realtà sociali del nostro territorio – fotografare i sorrisi della gente e la semplicità delle abitazioni di fango è stata una bella avventura. «Avevo già fatto altre esperienze fotografiche all’estero, anche in luoghi remoti come la Mongolia, ma questa è stata la prima volta che mi trovavo a contatto con una realtà così umile. Quando son partito avevo l’obiettivo di fare qualcosa di utile, dare il mio contributo divulgando, attraverso le mie fotografie, quella che è la realtà di quei luoghi e tutto l’aiuto che la Onlus e la missione delle suore stanno dando a quella gente».
L’esperienza di Giovanni si è conclusa dopo dodici faticosi ma piacevoli giorni di fotoreportage, ma il progetto della Mbote Papa continua senza sosta ed è sempre alla ricerca di volenterosi donatori che vogliano aiutare in qualsiasi modo la popolazione africana del Congo.

Giornalista pubblicista, 31 anni di Palazzolo sull’Oglio.
Laureato in Comunicazione di Massa e Nuovi Media all’Università di Bergamo. Per anni ha scritto dalla Franciacorta e dalla Valle dell’Oglio per un settimanale della provincia di Brescia.
Appassionato di cinema, ciclismo e fotografia.

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