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DAL BELGIO: CARINE, STREGATA DALLA MONTAGNA E DAL BUON CIBO ITALIANO

Simone Rocchi

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«La prima volta che sono stata dal medico a Cividate le signore del paese mi guardavano incuriosite e dopo un po’ mi chiesero, ovviamente in dialetto, di chi fossi figlia. Raccontai la mia storia e da quel giorno tutto il paese mi chiama La Belga». Inizia con una risata il racconto di Carine Creton Jeanne Emilie, arrivata a Cividate al Piano nel 1993, anno in cui si è sposata con l’attuale marito, conosciuto proprio durante una vacanza in Puglia. Insieme hanno prima vissuto quattro anni a Milano «in una casa dove l’unica cosa che mi mancava era un giardino». Forse, però, l’Italia è sempre stata nel destino di Carine che è nata a Charleroi, in Belgio, dove ha «sempre frequentato tanti amici italiani» e ed è vissuta a Couillet, a due passi da Marcinelle, dove nel 1956 persero la vita, tra gli altri, proprio 136 nostri connazionali minatori.

Impiegata da trent’anni in un’azienda di logistica, ci racconta del suo trasferimento, non solo rispetto al suo Paese d’origine, ma anche rispetto ad una grande metropoli come Milano. «Non avevo mai vissuto all’estero prima, ma entrambi i miei genitori erano insegnanti ed insieme abbiamo sempre viaggiato molto, per cui non ho mai avuto problemi ad ambientarmi, anche perché ho sempre incontrato persone meravigliose che mi hanno sempre fatto sentire a casa». Un carattere solare che emerge durante tutta la chiacchierata e che permette a Carine di godersi appieno le cose belle della vita, senza stare troppo a guardare le differenze tra il Bel Paese e la sua terra d’origine; naturale, dunque, sentirsi a proprio agio nel chiederle di quell‘effetto nostalgia che, per chi manca da casa, non svanisce mai del tutto. «Chiaramente sento sempre un po’ la mancanza della mia famiglia e della mia terra. Diciamo che mi sento felice, ma divisa a metà. Del resto mi sono ambientata bene con il vicinato, ma soprattutto con il cibo, con il quale ho un ottimo rapporto! Qui ad esempio c’è una varietà che in Belgio non esiste, anche se siamo famosi per le birre e il cioccolato».

E non si tratta certo dell’unica differenza tra i due Paesi. «Adoro la montagna, che in Belgio non esiste! Io poi sono una grande amante della natura e della fauna e uno degli aspetti migliori del vivere a Cividate, oltre alla possibilità di raggiungere in poco tempo entrambi i laghi, sono i percorsi che la Valle dell’Oglio offre, come da noi: adoro camminare». Impegnata, tra le altre attività, con la compagnia teatrale dei True Colors (di cui parliamo proprio in questo numero, Ndr), definisce gli italiani «un po’ caotici e disorganizzati, il contrario dei belgi». Ma alla domanda se sogna un giorno di tornare a casa, risponde con una leggerezza che somiglia molto ad un’alzata di spalle: «Mai dire mai. O magari il prossimo luogo non sarà né l’Italia. né il Belgio, chi lo può dire?».

Laureato in Economia Aziendale all’Università di Bergamo, scrive per passione e collabora con alcune riviste della provincia di Bergamo. Appassionato di sport e storie strane, con il collettivo di scrittori Gli Imbrattatori ha scritto la raccolta di racconti Lo Scirocco Dura Solo Tre Giorni.

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