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Storie D'Oglio

IL MUSEO DELLA SETA: DAI BOZZOLI AL GINECRINO TUTTI I TESORI DELLA STORIA SERICA ITALIANA, GRAZIE AL COLLEZIONISTA ENZO CORBANI

Fabrizio Costantini

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Non di sola Rocca vive Soncino. I 25mila visitatori annuali della città medievale sono di certo attratti dalla struttura difensiva edificata dagli Sforza a partire dal 1473 e dal Museo della Stampa. Oltre a questi – e alle pregevoli strutture religiose – esistono però alcuni luoghi aperti al pubblico meno conosciuti, ma altrettanto degni d’attenzione: il Museo della Seta di Enzo Corbani, collocato negli spazi dell’ex Filanda Meroni, a due passi dalla Rocca, è sicuramente uno di loro.

Tutto nasce nel 1997, quando Enzo – in realtà dipendente di una ditta di elettronica – decide di specializzarsi sulla raccolta di un elemento che racconti la storia d’Italia: la produzione serica. All’inizio, come molte collezioni, questa era conservata a casa ed esposta, in pillole, solo alla locale Festa di Primavera. Dal 2011, però, il Comune di Soncino e Corbani si accordano per dare alla selezione una nuova dimensione, quella museale: a Enzo viene concessa una sala – proprio in una ex filanda – dove esporre i suoi cimeli. Nel 2017 il loro numero si era già talmente accresciuto – tra poster pubblicitari, antico materiale a stampa, macchinari originali si contano oltre 650 pezzi – che è diventato necessario aprire una seconda sala. Oggi almeno cinquemila turisti all’anno entrano gratuitamente nel Museo: una percentuale altissima, considerando che Enzo – volontario e collezionista a sue spese – apre le sale solo nei pomeriggi della seconda e terza domenica del mese (o su prenotazione per gruppi numerosi).

La puntata di «Sereno Variabile» che ha visitato il Museo della Seta di Soncino

Varcato l’ingresso, il turista viene letteralmente sommerso di stimoli. Le pareti sono tappezzate di avvisi a stampa, manifesti pubblicitari, fotografie d’epoca, documentari video; le vetrinette e gli espositori ricolmi di bozzoli e di strumenti per la supervisione e la vendita del cosiddetto seme-bachi. Già, perché una delle particolarità – anzi, parliamo quasi di un unicum – del Museo della Seta di Soncino è il poter raccontare la storia degli istituti bacologici: le ditte che si erano specializzate nella produzione, commercializzazione e controllo qualità delle uova delle farfalle. Il loro ruolo divenne fondamentale per l’intero settore attorno alla metà dell’Ottocento, quando in Europa si sviluppò la devastante crisi della pebrina – un agente patogeno che colpiva le foglie di gelso – che costrinse i bachicoltori europei a tornare alla ricerca di seme non infetto nei paesi dell’Estremo Oriente. Uno dei pezzi più curiosi di tutto il Museo è, infatti, una lastra di cartone risalente al 1876 su cui sono depositate uova di farfalla e in trasparenza si intravede il nome della ditta esportatrice in caratteri nipponici.

La collezione è in continuo accrescimento, grazie agli acquisti che Enzo ancora oggi opera, aiutato dai contributi spontanei che lasciano i visitatori dopo essere passati da lui. «Uno degli oggetti di cui vado più fiero – ha confessato Corbani – è un attrezzo che si usava per pesare le farfalle, detto ginecrino: per ottenerlo mi ci sono voluti dieci anni di ricerca, e alla fine sono riuscito a scovarlo con un annuncio mirato sul web». Tra i visitatori illustri, si annoverano il docente universitario Claudio Zanier e Flavio Crippa, uno degli studiosi di riferimento per la storia del setificio in Italia. Non da ultimo, la puntata della Rai di Sereno Variabile girata a Soncino nel 2018 ha deciso di fare un salto in questa prestigiosa raccolta, segnalandone la presenza al grande pubblico televisivo. «È capitato – Corbani ci saluta con questo aneddoto – che venissero in Museo visitatori da Vittorio Veneto, di cognome Marson, che sapevano di avere antenati bachicoltori. Sono usciti con una felice sorpresa negli occhi, perché io avevo affisso alle pareti il manifesto pubblicitario della ditta dei loro avi».

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