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Intervista

STEFANO BELOTTI, VIRTUOSO DEL TROMBONE E MUSICISTA AFFERMATO A LIVELLO INTERNAZIONALE

Marta Belotti

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Stefano Belotti, 34 anni, murasco di nascita e strumentista nel DNA.
Sì, perché nel suo caso il lavoro e la vita privata sembrano uniti da un filo indissolubile che trova nella musica il collante perfetto, tanto da confessare di sentire la mancanza del suo trombone anche quando è in vacanza. Uno strumento che fa parte della sua carriera fin dai primi passi alla Libera Accademia musicale  (oggi Centro di Formazione Musicale Riccardo Mosca) di Palazzolo sull’Oglio e che da anni lo accompagna in una peregrinazione musicale e artistica in Italia e nel mondo. Nonostante la sua carriera – costellata da collaborazioni con orchestre, ensemble e artisti di fama nazionale e internazionale, concerti in piazze e teatri prestigiosi – Stefano mantiene i piedi per terra, mosso da obiettivi chiari, una ricerca continua e il desiderio di migliorare sempre.

Come hai iniziato?
Quando sono entrato nella banda di Palazzolo mi hanno fatto scrivere una griglia dei miei tre strumenti preferiti: clarinetto, tromba e flauto traverso. Solo che la banda era piena di questi strumenti, così Riccardo Mombelli mi ha proposto il trombone. Mi è piaciuto, ho cominciato a studiare e i miei genitori mi hanno preso il primo strumento, che ho ancora. È stato il mio punto di svolta, per questo ritengo sia importante aiutare i ragazzi a scegliere lo strumento.

Quando hai tenuto il tuo primo concerto?
Nel 1999 con il Nabucco che inizia con un corale per quattro tromboni. Immagina la scena: un ragazzino davanti a un Palazzetto dello Sport di Palazzolo pieno di gente. Con me c’erano Davide Chiari, Andrea Pagani e Paolo Strabla. Avevo una paura terribile, ma l’attacco è andato bene e ho capito che era un lavoro fantastico.

Hai sempre saputo cosa volevi fare?
Al Conservatorio avevo le idee chiare: volevo lavorare in orchestra. Nel 2007 ho vinto un’audizione con l’Orchestra Sinfonica di Savona e nel 2008 ho fatto una tournée con Giovanni Allevi e l’Orchestra dei Virtuosi Italiani. Una prima esperienza grande, ma che ha rischiato di farmi perdere la giusta direzione. Devo ringraziare il mio Maestro Guido Delmonte che ci ha sempre insegnato a non dirci mai «bravi» da soli e a essere critici. Poi ho lavorato nell’Orchestra del Carlo Felice di Genova, ma nel 2015 ho capito che dovevo cambiare qualcosa: me ne sono andato e ho ricominciato a fare il freelance. Ho un lavoro bellissimo e difficilissimo, una ricerca infinita del suono perfetto. Tre mesi fa sono stato a lezione dal mio maestro e a dieci dal diploma mi ha detto: «Stefano, cominci ad avere un bel suono». Probabilmente finirò la mia carriera senza essere pienamente soddisfatto.

Il Mascoulisse Quartet è uno dei tuoi progetti più duraturi. Qual è il segreto per un matrimonio felice?
Io sono quello metodico e presidente, Emanuele Quaranta è il direttore artistico, Alberto Pedretti scrive gli arrangiamenti e Davide Biglieni è il nostro acutista. Direi che il segreto è riunire queste personalità per lavorare in maniera costruttiva. C’è stato un momento di crisi nel settore tra il 2010 e il 2014 in cui la cosa più facile sarebbe stata mollare: l’abbiamo superato perché siamo amici.
A quegli anni risale anche la prima edizione di Masterbrass. Abbiamo studiato all’estero entrando in contatto con musicisti straordinari, ma nel nostro territorio mancava questa internazionalizzazione della musica. Nel 2011 abbiamo creato il Festival Masterbrass per permettere l’incontro tra docenti, ragazzi e appassionati e quest’anno avremo la decima edizione senza aver mai saltato un anno. Sarà ricca di concerti, talk, workshop, incontri, seminari. Il cuore della manifestazione resta Palazzolo con i paesi limitrofi, come Coccaglio e Castrezzato da Cavalli Musica, partner che ci ha supportati fin dall’inizio. Ci sarà inoltre il mio Artis Trio con Giulio Tampalini e Gino Zambelli.

Come fai a incastrare tutti i tuoi impegni?
È molto difficile e non ci sono mai pause: solo negli ultimi mesi abbiamo girato dieci Nazioni. E se vuoi avere una vita sentimentale la persona con cui stai dev’essere consapevole di quello a cui va incontro. Da questo punto di vista sono molto fortunato.

Qual è il tuo approccio alla musica?
La musica deve decantare come il vino: va assimilata e affinata. È vera la frase di Paganini: «Se non studio un giorno, me ne accorgo io. Se non studio due giorni, se ne accorge il pubblico». Da giovane poi è importante fare qualsiasi esperienza. La prima tournée internazionale col quartetto è stata in Danimarca nel 2012: siamo atterrati di notte dopo il festival e sono partito per andare ad Aosta, dove avevo una masterclass col primo trombone della New York Philharmonic, Jo Alessi. Poi ovvio, ogni tanto bisogna tirare i remi in barca.

Quanti concerti hai fatto finora?
Con il quartetto più di cinquecento; da solo tanti, forse potrei andare in pensione.

Obiettivi futuri?
Suonare sempre meglio e fare un disco da solista con orchestra: Nicola Morello mi ha scritto due concerti e una fantasia. Poi voglio continuare la strada che abbiamo intrapreso col quartetto e col trio.

DALL’ACCADEMIA CITTADINA ALLE ORCHESTRE DI TUTTO IL MONDO

Stefano Belotti nasce a Palazzolo sull’Oglio nel 1985. Nel 2004 inizia gli studi presso il Conservatorio Luca Marenzio di Brescia, diplomandosi con il massimo dei voti e la lode nel 2009. Nel frattempo frequenta corsi con Charles Vernon, Joseph Alessi, Roger Bobo, Michel Becquet, Vincent Lepape, Thomas Leyendecker e dal 2006 si specializza sul Trombone Basso con i Maestri Diego Gatti, Laurent Fouqueray, Giuseppe Grandi e Stefan Schulz.

Nel 2007 fonda il quartetto di tromboni Mascoulisse Quartet, del quale è presidente e con cui si esibisce regolarmente in Italia, Europa, Stati Uniti, Cina e Oman, organizzando Masterclass e seminari presso Conservatori e Istituti. Nel 2011 con loro fonda il Festival Masterbrass – anno in cui riceve anche la Benemerenza Civica della Città di Palazzolo sull’Oglio – e nel 2017 crea la Masterbrass Academy, dove insegna. Sempre nel 2017 suona con i Solisti Veneti diretti dal maestro Claudio Scimone.

Oltre all’attività cameristica, sviluppa un’intensa attività orchestrale collaborando con i Virtuosi Italiani, l’Orchestra Giovanile Italiana, la Filarmonica della Scala, l’Orchestra Gran Teatro la Fenice di Venezia, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova e molte altre. Oltre alla sua attività di freelance, oggi lavora per l’Orchestra Filarmonica Italiana e allo stesso tempo manda avanti il progetto dell’Artis Trio; inoltre insegna ai corsi di base del Conservatorio di Darfo e collabora con Cavalli Musica. Infine lavora per lo sviluppo e prova degli strumenti con Yamaha, per la quale è un Artista Endorser Yamaha Music Europe.

Classe 1991, laureata in Comunicazione, Informazione ed Editoria all’Università di Bergamo. Collabora come copywriter e scrive per il magazine online Eppen dove si occupa di outdoor e tempo libero. Gattara senza speranza, tra le cose che ama annovera la fotografia, il trekking e i giochi da tavolo.

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