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MARTA E ANGELA – FIGLIA E MAMMA ARTISTE – DANNO VITA AL NUOVO ATELIER CONTESTO ARTE

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Durante l’ultimo anno Palazzolo si è arricchita culturalmente di molte attività e ora una nuova sfida è stata raccolta da Marta Vezzoli, artista originaria di San Pancrazio, che ha aperto lo spazio ConTeSto Arte insieme alla madre Angela Lancini, anche lei artista. La famiglia, che in questo caso è un collante fortissimo, ha giocato un ruolo determinante e, per alcuni versi, assai affascinante. Infatti, il nuovo atelier, laboratorio e spazio conviviale è stato aperto nei locali di via Zanardelli che erano di proprietà di nonna Santina, la quale proprio qui ha gestito per decenni il suo negozio di ferramenta, chiuso ormai da diversi anni. È stata quindi della nipote l’idea di ridare vita a questo posto così suggestivo per molti palazzolesi e, da questo momento, anche riferimento per gli appassionati d’arte. L’arte, del resto, è proprio una cosa di famiglia in quel di San Pancrazio. Infatti, la madre Angela, che condivide con la figlia lo spazio di via Zanardelli, è una apprezzata ceramista con diverse esposizioni alle spalle. Mentre il padre di Marta, Osvaldo Vezzoli, è un artista e professore attivo dal lontano 1970 – proprio nei giorni scorsi ha terminato «Caos Caso Cosa», la sua ennesima mostra personale a Palazzolo nello spazio di Eugenio Volpi in via Gorini, a Mura. 

Marta Vezzoli, classe 1976, è una delle figlie predilette della frazione palazzolese che ha fatto del suo bagaglio culturale internazionale un punto di forza. Diplomata nel 1999 in Scultura all’Accademia di Brera, Marta si è fin dagli inizi concentrata sull’indagine nell’arte contemporanea di elementi di architetture antiche e moderne, arrivando ad intraprendere un personale percorso artistico che l’ha portata a creare opere in pietra e in ferro, talvolta con innesti di altri supporti e materiali. Dodici anni a Pavia l’hanno fatta crescere sperimentando tecniche diverse, ma è quando si è trasferita a Berlino, cinque anni fa, che Marta ha svoltato. «Nella capitale tedesca sono rimasta solo sei mesi, ma la mia visione sulla vita e sull’arte è cambiata notevolmente – ha spiegato la palazzolese –. Il mio percorso è rimasto coerente, ma ho potuto crescere moltissimo. Sono rimasta in Germania per altri quattro anni, aprendo il mio atelier a Lipsia. Sono partita dallo studio dell’archeologia industriale e sono arrivata a tradurre in modo minimalista le mie idee, con segni, ferri e altri materiali».

Tra sottili fili metallici, garze e cuciture – come ha sottolineato anche un «monumento» dell’arte palazzolese che la apprezza molto, Primo Formenti – la sua è un’arte delicata, fatta di forme leggiadre che interpretano la fragilità e la precarietà tipica di una generazione e, più in generale, della storia dell’umanità. Una concezione di tempo e di limite, unite ad una forte e necessaria «partecipazione» dell’osservatore all’opera, sono tra i più recenti cardini di un’arte non semplice, ma profondamente legata ai nostri tempi.

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