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L’arte di Daniele Boi: sculture che parlano della cultura mediterranea, filo rosso tra la Sardegna e la Valle Camonica

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L’Arte con la A maiuscola può nascere ovunque, anche in un piccolo garage a due passi dal cimitero di Pontoglio. È qui, sotto la casa di famiglia, che il giovane scultore Daniele Boi crea le sue bellissime sculture: opere d’arte cariche di passione e di significati, frutto di anni di studi e di ricerche, che stanno riscuotendo un ottimo successo in tutta la provincia di Brescia. Nato sulle rive dell’Oglio trent’anni fa da madre bresciana e padre di origini sarde, Daniele scopre ben presto di voler approfondire la sua passione per l’arte e così si iscrive al Liceo artistico Maffeo Olivieri di Brescia. Nel 2012 si laurea in Scultura all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia con un’opera in marmo rosa perlino dal titolo Unione, esposta al centro direzionale Tre Torri di Brescia; sempre alla Santa Giulia conseguirà anche la laurea specialistica in Scultura Pubblica Monumentale.

Sono proprio le origini sardo-lombarde che hanno fin da subito caratterizzato le creazioni artistiche di Daniele, che fin dal liceo è andato alla ricerca di un filo rosso che unisse queste località così agli antipodi. «Dopo svariati studi – sostiene il giovane artista pontogliese – sono riuscito a capire che le tracce del Neolitico che si trovano nell’entroterra sardo (ad esempio a Barumini, dove ci sono i resti del primo nuraghe della storia) si possono mettere in relazione con le incisioni rupestri presenti in Valle Camonica. C’è un forte aspetto magico che unisce le civiltà nuragiche con quelle delle Prealpi ed è ben visibile nei segni, nei simboli e nelle forme che sono presenti in ambedue le culture, che sono dentro ognuno di noi». Un linguaggio comune in tutte le culture del Mar Mediterraneo che nasce da un’unica cultura antica e ancestrale.

Daniele scolpisce vari tipi di materiale: ferro, legno, basalto, pietre arenarie, graniti e marmi di vario tipo, come ad esempio quello di Carrara, quello di Botticino o il Travertino. La scelta della materia è alla base della sua arte e ovviamente materiali diversi richiedono metodi diversi di lavorazione. Per trattare questi materiali Daniele utilizza diversi attrezzi del mestiere che ha imparato ad usare dai suoi maestri: tra questi su tutti la mazzetta e la subbia, come facevano gli artisti vecchia scuola, ma anche la bocciarda, il martelletto ad aria compressa e i dischi diamantati. I soggetti che il trentenne preferisce scolpire sono volti, forme, vuoti e figure femminili, come veneri con corpi carnosi e opulenti, ma anche soggetti legati alla spiritualità delle persone come sculture che vivono in ogni spazio.

Durante la sua carriera Daniele ha partecipato a diverse mostre in tutto il territorio bresciano e nazionale. Nel 2013 ha preso parte al Simposio internazionale di scultura Angelo Zanelli all’istituto Rodolfo Vantini di Rezzato, dove in una sola settimana ha realizzato una scultura in marmo di Botticino. Nel 2016 ha partecipato al Simposio di scultura del Borom in una cava dismessa di Vezza d’Oglio, e l’anno successivo vi ha partecipato in qualità di giudice. Nel 2017 ha vinto il Premio d’Arte per la categoria Under30 a Sarezzo. Una sua scultura in legno dal titolo Angelo è stata esposta per lungo tempo dentro al Duomo Vecchio di Brescia. Dal 2018 inoltre Daniele è volontario come maestro d’arte ed è proprio questa vocazione per l’insegnamento che sta caratterizzando i progetti futuri del giovane scultore bresciano. «Mi piacerebbe molto continuare la mia strada dell’arte e parallelamente portare avanti il percorso di insegnamento. Trasmettere la passione per l’arte è un qualcosa che mi dà tantissima soddisfazione».

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