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Dal Burkina Faso: Alex, marito e padre felice, ha lasciato l’Africa per Gemma

Luca Bordoni

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L’amore porta a sfidare tutto e a vincere su tutto: sulle difficoltà, sulla burocrazia e sulla nostalgia verso la propria terra. È stato proprio l’amore a muovere l’animo di Alexandre Nana, 39enne originario del Burkina Faso, giunto in Italia nell’ottobre 2014 dopo essersi sposato con la sua dolce metà, la dottoressa palazzolese Gemma Cattaneo.
Abbiamo incontrato Alex nella sua nuova casa che condivide, oltre che con Gemma, con la dolce figlia Elisa, di quattro anni. L’impegno nella pur difficoltosa integrazione nella nostra società e il grande desiderio di dedicare l’esistenza alla propria famiglia e all’aiuto degli altri è evidente, tra sorrisi e dichiarazioni di affetto verso una Nazione che ora è la sua casa. Del resto, per Alex questa non è che l’ennesima sfida in una vita che lo ha messo spesso a dura prova.

Com’era la tua vita prima di incontrare Gemma?
Sono nato nel 1981 e cresciuto a Ougadougou, la capitale del Burkina Faso: un posto bellissimo che è sempre nel mio cuore. Ero il secondo di sei fratelli e mio padre era un dentista. Ancora adolescente, ho purtroppo perso mio padre per una tubercolosi che aveva probabilmente contratto da qualche paziente. Io avevo studiato anche in un primo ciclo di scuole superiori, ma ho dovuto lavorare per mantenere i miei quattro fratelli minori. Negli anni successivi ho lavorato come infermiere all’ospedale Saint Camille della mia città e l’ho fatto con grande passione e dedizione.

Poi è arrivato l’incontro che ha cambiato la tua vita…
Già. Ho conosciuto Gemma proprio in ospedale. Lei è una pediatra e stava svolgendo un progetto in Burkina Faso per lo studio delle malattie tropicali nei bambini. Ricordo benissimo quei momenti: era il 2011 e il nostro amore è cresciuto di giorno in giorno. La nostra unione è diventata speciale e nel gennaio 2013 ci siamo sposati in Africa. È stata una giornata meravigliosa, condita da tanti parenti e amici italiani che sono venuti per l’occasione e hanno partecipato ad un matrimonio burkinabè. Anche noi siamo cattolici, ma la cerimonia e la festa è molto differente dalle usanze italiane.

Come sei arrivato in Italia?
La nostra idea era quella di rimanere in Burkina Faso per continuare un progetto con un’organizzazione internazionale, creare una nostra famiglia e vivere a Ougadougou. Desideravamo un figlio più di ogni altra cosa, ma abbiamo riscontrato alcuni problemi là. Siamo tornati in Italia e finalmente Gemma è rimasta incinta. Qui mi sono reinventato. La mia istruzione africana non veniva riconosciuta e ho dovuto addirittura fare la terza media, poi un corso ASA e uno OSS. Ora lavoro come assistente domiciliare per anziani, malati e disabili. Mi piace molto e cerco di dare tutto me stesso per fare il mio lavoro al meglio.

Come ti trovi a Palazzolo? Hai mai nostalgia del Burkina Faso?
Mi piace stare qui. Ho un ottimo rapporto con tutti e allo stesso tempo non incontro mai persone invadenti o che mi mettono a disagio, anzi. Finora ho trovato persone molto rispettose ed educate. Il mio Paese mi manca, non posso negarlo, ma a Palazzolo ho riposto le mie valige e qui ho la mia famiglia. In più, nel tempo ho conosciuto molte persone che provengono dall’Africa occidentale come me. Ovviamente non tutto è perfetto nemmeno in Italia: la burocrazia, per esempio, è terribile. In ogni caso, continuo ad amare il mio Paese, che è sempre nel mio cuore. Certo, diciamo che abbiamo alcuni problemi con le ingerenze ex-coloniali. Conoscete la storia di Thomas Sankara, il nostro eroe nazionale, ucciso perché voleva aiutare la nostra gente? Lo consiglio a tutti.

Giornalista pubblicista, classe 1986, nato a Palazzolo sull’Oglio dove risiede da sempre. Laureato magistrale alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, lavora come corrispondente per un importante quotidiano locale.
Appassionato di cinema, di storia, lingue straniere e geopolitica.

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