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Vince Lancini, leader degli «Scotch» e maestro dell’Italo Disco fa ballare ancora mezzo mondo

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C’era un tempo, attorno alla metà degli anni Ottanta, in cui una manciata di musicisti italiani aveva lanciato un genere che ha fatto ballare tutta l’Europa, poi ribattezzato Italo Disco. Quei momenti, a distanza di oltre trent’anni, stanno prepotentemente tornando alla ribalta, anche se più Oltralpe che in Patria. All’interno di questo affascinante panorama musicale si staglia la figura di uno dei massimi esponenti del genere: il palazzolese Vincenzo Lancini, leader degli storici Scotch – sulla cui storia straordinaria è stato anche girato un documentario, premiato al concorso di cortometraggi Palashort nel 2017.

Abbiamo incontrato Vince – così come lo chiamano tutti – nella sua casa, tra dischi celebrativi affissi alle pareti e le fotografie di quella stagione formidabile, unite a quelle più intime e familiari. Già, perché il segreto di questo maestro della musica anni Ottanta, che ancora oggi gira il mondo proponendo un genere che unisce le generazioni di appassionati, risiede anche qui, nella sua Palazzolo, accanto alla moglie Chiara e alle figlie. Ora, diventato nonno, Vince gioca coi suoi 64 anni con lo spirito di un ragazzino che continua ad emozionarsi per la vita, per l’arte e la musica.

Com’è nata la tua carriera musicale?
Nel 1976 con alcuni amici palazzolesi abbiamo fondato il gruppo jazz-rock Gyzah, attualmente ancora in attività. Io nasco come bassista e cantante, ma nei primi anni Ottanta avevo un negozio di dischi e gli Scotch sono nati in brevissimo tempo sull’onda del grande spirito di sperimentazione di quegli anni.  All’epoca suonavo tutt’altro: ero influenzato dal prog rock e da gruppi come Kansas, Rush e Led Zeppelin. Poi, nel 1983, un fornitore passato in negozio mi ha dato un pezzo strumentale e mi ha chiesto se conoscevo qualcuno che poteva scrivere un testo e cantare su quella base, che diventò Penguins’ Invasion. Gli ho detto che lo potevo fare io e in pochissimo tempo, quasi per caso, mi sono ritrovato in studio di registrazione a Milano insieme a Fabio Margutti, col quale è iniziato un sodalizio straordinario con la formazione degli Scotch, seguito negli anni da tour in tutta Europa e da ben sette dischi d’oro.

In pochissimo tempo vi siete trovati sui palchi di tutta Italia e soprattutto d’Europa. Quanti momenti incredibili hai vissuto?
Beh, moltissimi! Vi racconto un aneddoto. Un giorno stavamo rilasciando un’intervista ad un giornalista svedese, dal quale abbiamo scoperto che ogni nostro singolo in Svezia aveva raggiunto il primo posto in classifica: ne è seguito un tour di un mese proprio in quella magnifica terra. Una sera ci dicono che avremmo dovuto spostare il concerto per non sovrapporci con un’altra band, gli Europe, che non erano solo svedesi, ma in quel momento all’apice del successo ovunque nel mondo. Per scherzare, ho detto che lo avremmo spostato, ma che avrei voluto essere in prima fila al loro concerto. Gli organizzatori hanno mantenuto la promessa, ma è successo qualcosa di ancor più straordinario: gli Europe hanno voluto essere in prima fila al nostro. Magnifico!
In quegli anni eravamo sul palco con grandissimi artisti, partecipavamo a trasmissioni televisive e premiazioni con accanto Depeche Mode, Eurythmics, Johnny Hallyday e tanti altri grandi nomi. Nel 1984 siamo pure finiti sul palco della finale di Festivalbar all’Arena di Verona. Quando ci hanno presentato nessuno aveva capito chi fossimo, ma quando abbiamo cominciato a suonare tutti ci hanno riconosciuto: è stata un’emozione impensabile.

Che cos’è per te l’Italo Disco?
Chiariamo subito che l’Italo Disco è un genere molto preciso che si basa su sonorità ben riconoscibili. A volte sorrido quando indicano gli Scotch come il più importante gruppo del genere, perché in realtà noi abbiamo sperimentato molto. Nei nostri pezzi ci sono anche chitarre (all’epoca bandite nel genere) ed effetti sonori particolari, talvolta anche bizzarri, come la mia tosse campionata nel brano Disco Band. Noi italiani vendevamo tanto all’estero, ma non solo noi: anche altri nomi che hanno fatto storia, come P. Lion e Ken Laszlo. L’epoca d’oro è durata circa sei, sette anni: dal 1989 in poi anche noi abbiamo preso altre strade.

Arriviamo al 2004. Tutto sembra finito, ma da un momento all’altro un vostro pezzo diventa un tormentone estivo. Com’è successo?
Noi non lo sapevamo neanche! Un gruppo dance italiano, i Paps’n’Skar, aveva rifatto la nostra Mirage, il cui ritornello («Stasera la luna ci porterà fortuna», Ndr) era perfetto per la promozione Le Lune che la TIM aveva proposto quell’estate. La loro versione era pure molto bella! Grazie a loro anche le nuove generazioni conoscono quel brano, ancor oggi la passano in radio. Insomma, per noi è motivo di orgoglio.

IL NORD EUROPA E L’AMORE PROFONDO PER L’ITALO DISCO
Il paradosso del grande successo che l’Italo Disco continua a registrare a livello internazionale è che l’attenzione in Italia è quasi assente, mentre l’Europa continua a ballare su quelle note. Solo il Veneto è l’unica regione italiana in cui il genere raccoglie ancora centinaia di supporter, ma è nel resto d’Europa che Vince Lancini continua a girare, proponendo show che fanno ballare, cantare e anche emozionare i più navigati, che ricordano quelle musiche come un segno incancellabile della propria adolescenza. Così, ogni anno il cantante e bassista palazzolese intrattiene il pubblico di tutto il Continente. Lo fa senza Margutti, che non ha mai amato troppo i riflettori e vive serenamente a Vaprio d’Adda, dove ha un negozio-laboratorio di strumentazioni elettroniche, ma col quale Vince è contatto quotidiano.

Già negli anni Ottanta, la musica degli Scotch spopolava in Francia, Germania, Scandinavia, Olanda. Proprio in quest’ultima nazione è nata l’organizzazione I Venti d’Azzurro, punto di riferimento dell‘Italo Disco in Europa. «Siamo spesso invitati ad eventi con centinaia di spettatori, creati ad hoc per il genere – ha spiegato Vince –. Da quelle parti c’è una concezione diversa dello spettacolo musicale. In Italia spesso chi suona sul palco è solo un accompagnamento ad una serata che ha il proprio nucleo altrove. Là sono gli artisti e i brani i protagonisti assoluti. Almeno due generazioni si danno la mano, cantano, ballano.Già, perché i giovani di allora hanno tramandato la passione anche ai figli. Ormai siamo una grande famiglia europea ed è tutto meraviglioso».

Vince è spesso ospite anche di incontri musicali celebrativi. L’anno scorso ha tenuto un evento grandioso in Danimarca e per l’occasione la TV danese gli ha pure dedicato un servizio al telegiornale. Nell’agosto dell’anno scorso è stato invece chiamato per partecipare al concerto per l’anniversario di fondazione di Solidarność (Sindacato Autonomo dei Lavoratori Solidarietà, Ndr) in Polonia. Ventimila persone, due soli italiani: lui e Johnson Righeira. Ed è così che anche Palazzolo ha un suo faro nel panorama musicale europeo. 

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