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La «vocazione laica» di Marta Ossoli per il teatro: interprete splendida e fondatrice di una sua compagnia artistica

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Una vocazione. Se si chiede a Marta Ossoli – attrice uraghese classe 1988 – cosa è il teatro per lei, risponde così. «Il teatro nasce nell’antichità come rito collettivo, ha sempre avuto un valore sacro e lo ha tutt’oggi. Noi attori abbiamo il privilegio di poter risvegliare l’animo umano e il senso di appartenenza a una comunità, grazie al potere catartico delle parole».

L’incontro con i primi palcoscenici avviene grazie ai laboratori interdisciplinari frequentati alle scuole medie di Urago: «Li ricordo ancora con piacere, ho sempre amato le materie artistiche e ho partecipato a progetti sulle musiche e i canti dal mondo grazie alla volontà di professori appassionati che ancora oggi devo ringraziare: persone aperte, che mi hanno dato tanto e che erano capaci di collaborare. Era questa la loro forza». A scuola Marta Ossoli prova anche a suonare qualche accordo con le tastiere: impara l’arte e mettila da parte, recita un vecchio adagio. Nulla di più vero: lo avrebbe scoperto diversi anni più tardi.

Marta nella sua ex Scuola Media

Al Liceo San Bernardino di Chiari studia materie scientifiche, ma la passione per lo spettacolo prende corpo. Si iscrive al laboratorio di danza, ma a convincerla a recitare è Giorgio Locatelli, che affida subito alla quindicenne Marta la parte di co–protagonista nella commedia di Shakespeare Sogno di una notte di mezza estate. Dal palcoscenico non scende più: con Locatelli e Lorenzo Salvoni entra a far parte di due compagnie teatrali amatoriali, oltre a quella della scuola. Al liceo seguiranno studi filosofici a Milano, un amore per Nietzsche e una laurea sulla tragicità in Hegel.

Mentre frequenta l’Università, decide di giocare le sue carte e tenta di fare della sua vocazione una professione, iscrivendosi a un provino per l’Accademia dei Filodrammatici. «Di nascosto – confessa Ossoli – ma quando ho passato le selezioni e da 400 persone siamo rimaste in poche decine, ho dovuto dirlo ai miei. Erano felicissimi in realtà». Quelli in Accademia sono anni duri: «Vivevo con i miei undici colleghi: era una full immersion di recitazione, danza, canto, acrobatica. Lì ho capito che non bastava la passione, ma servivano rigore e disciplina. Mi sono venuti anche tanti dubbi».

Dubbi presto sfumati, per fortuna. Finita l’Accademia, il primo ruolo per cui Ossoli è scritturata è quello di Biancaneve al Gianni e Cosetta Colla, dove, in uno spettacolo per bambini, recita con le tradizionali marionette di quel teatro. L’amore di Marta, però, sono i classici. Si cimenta una prima volta con Eschilo al Teatro Stabile di Brescia. Nella cruciale estate del 2012 dà voce alla figura di Cleopatra nella tragedia shakespeariana: nasce in quell’occasione il sodalizio artistico con Mino Manni, che recita nel ruolo di Antonio. Con Manni, che oggi le fa anche da regista, Marta fonda una compagnia che ha come intento proprio la riscoperta dei testi classici e del valore della parola.

Il 2013 è l’anno della prima tournée. È selezionata per La Coscienza di Zeno con Giuseppe Pambieri. «È un pezzo di storia del teatro italiano, sono onorata di aver recitato con lui e di aver fatto questa esperienza»; un’esperienza lunga 162 repliche, dal Canton Ticino a Napoli. All’attribuzione dei ruoli, si cerca un’attrice che sappia suonare qualche accordo di pianoforte e cantare in dialetto. Marta alza la mano, qualcosina sulle tastiere lo sa suonare, lo ha fatto alle medie, nei laboratori interdisciplinari: il ruolo dell’amante di Zeno è così affidato a lei. Impara l’arte e mettila da parte, diceva appunto la saggezza popolare.

Marta Ossoli e Giuseppe Pambieri

Con Manni, nel 2015, nasce l’idea di approfondire la figura di Cleopatra. Stavolta, però, non quella del Bardo, bensì quella del milanesissimo Giovanni Testori. Il copione è un lungo monologo in grammelot (un linguaggio scenico che non si fonda sull’articolazione in parole, ma riproduce alcune proprietà del sistema fonetico di una determinata lingua, reso celebre tra gli altri da Dario Fo); sulla scena solo una scala, un fiasco di vino, qualche velo rosso. Marta recita, canta, danza per oltre un’ora. Il sogno sarebbe vincere, con questa rappresentazione, un bando per ex accademici dei Filodrammatici e finanziare lo spettacolo. I sogni, si sa, non sempre si realizzano e il bando non viene vinto. 

A spese loro, Ossoli e Manni vanno comunque in scena nella sala piccola del Litta: seguono sei giorni di tutto esaurito. Tra il pubblico è presente anche Claudio Facchinelli, critico affermato, che segnala lo spettacolo con un’entusiastica recensione. È la definitiva consacrazione: Cleopatràs – questo il titolo della pièce testoriana – nel 2017 vince il Premio Franco Enriquez per giovani interpreti e, quest’anno, il Premio Ars Contemporanea di Castiglione del Lago. Lo spettacolo comincia a calcare i palcoscenici di tutta Italia. Ossoli e Manni sono invitati a rappresentarlo in luoghi affascinanti, come le sponde del lago di Como o i castelli del Piacentino: nel gennaio 2020 Cleopatràs sbarcherà anche a Roma.

Cleopatràs

Ossoli – che ormai vive stabilmente a Milano – le sue opere le propone anche nei comuni della Valle dell’Oglio: molti spettacoli si tengono di fronte ai concittadini di Urago e ha proposto letture di classici anche a Calcio, Torre Pallavicina, Chiari, Soncino. A Borgo San Giacomo ha collaborato con Marilena Boselli nella realizzazione di laboratori teatrali per adolescenti, per portare la letteratura nelle piazze.  È proprio ai ragazzi in età scolare che Marta vuole dedicarsi ora. «Mi piacciono i progetti che coinvolgono i giovani – ha detto Ossoli –. Spesso hanno bisogno di riappropriarsi delle emozioni, dell’empatia, dei sentimenti: nulla come il teatro e la letteratura possono insegnare farlo». Del resto, se il teatro risveglia l’animo umano e il senso di appartenenza alla comunità, perché non partire dai giovani? E chissà se qualcuno di loro, in futuro, riuscirà a ripercorre le orme di Marta.

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