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Veronica, «Cintura Vera» nella lotta contro la malattia senza nome: la sua esperienza in un libro con i ragazzi delle medie

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Una battaglia combattuta fianco fianco. È straordinaria l’esperienza che lega Veronica Raineri, ragazza di 27 anni di Erbusco, agli ex–alunni della scuola media Fermi di Palazzolo.
Veronica ha scoperto cinque anni fa di avere una malattia sconosciuta che l’ha debilitata gravemente. Improvvisamente la sua vita di giovane donna ha preso una piega inaspettata e tremenda. Eppure, questa ragazza – che a distanza di quattro anni dal primo ricovero in terapia intensiva ancora non sa come chiamare il suo nemico – ha deciso di combattere per vivere, non per sopravvivere.  Lo dimostrano il sorriso, l’ironia e gli occhi profondi con cui parla e affronta il suo male sconosciuto. E lo dimostra ogni parola del libro che ha pubblicato proprio assieme agli alunni della scuola media Fermi di Palazzolo: Cintura Vera. Un dialogo schietto tra i giovani studenti e Veronica sulla malattia, il dolore, ma soprattutto la forza della vita. Un libro che corre costantemente sulla metafora del karate (come suggerisce il titolo, Ndr), grande passione di Veronica, prima e dopo la malattia. E così il male diventa l’avversario da battere, i medici che si sono presi cura di lei sono descritti come i Fukushin, gli arbitri, e i membri della sua famiglia Sensei, maestri di vita. 

Tutto nasce da un progetto in classe, da un incontro tra Veronica e gli alunni della 3° C. L’idea di intervistare questa ragazza così forte, di capire dove risiede la sua forza e il suo coraggio. L’incontro a scuola diventa un’occasione per crescere assieme. I ragazzi domandano e ascoltano Veronica. E proprio da quegli incontri, tra le aule e le biblioteche, nasce lo splendido libro di Veronica. Ogni capitolo è introdotto da un’illustrazione dei ragazzi e chiuso da una domanda che gli alunni hanno posto a Veronica. Domande alle quali la ragazza ha risposto con disarmante verità. «Tutto è cominciato una mattina del 2014 – scrive Veronica assieme ai suoi ragazzi di Palazzolo –. Mi sono svegliata e mi sono sentita esausta. Il mio male si è presentato così. Inizialmente non gli detti troppo peso, ma dopo pochi mesi non riuscivo più a respirare, letteralmente: ogni respiro mi costava una fatica immensa». Parte così il lunghissimo periplo di Veronica tra visite, ospedali e controlli: «Inizialmente è stato difficilissimo trovare gli specialisti giusti. Ho incontrato medici scortesi e maleducati che non sapendo cosa mi stesse capitando mi rimbalzavano da una parte all’altra. Fortunatamente ad un certo punto è arrivato il mio angelo custode, il dottor Camillo Foresti, neurologo dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. A lui devo la mia vita». 

Insieme al dottor Foresti Veronica arriva a comprendere dove alberga il suo male: il suo respiro si fa soffio, il diaframma le impedisce di respirare correttamente, la notte si arresta e di giorno i muscoli respiratori accessori lavorano cinque volte più del normale. Una malattia senza causa, senza nome, che mette a rischio la vita di Veronica. Arriva il tempo degli esami invasivi, delle lunghe degenze in terapia intensiva, eppure Veronica non abbandona il tatami su cui combattere la malattia. «La mia è la forza della speranza, dall’amicizia, dell’amore profondo e della gioia immensa di vivere – racconta Veronica –. Sono solo una persona qualunque che si è trovata di fronte ad una sfida indesiderata: questo è il mio personale incontro con la malattia!». 
Oggi sembra che l’ipotesi di lavoro adottata dal dottor Foresti stia cominciando a dare i primi frutti. Veronica combatte e sorride, girando biblioteche, scuole e teatri per promuovere il libro. Ad accompagnarla, a distanza di un anno, ci sono ancora gli alunni di quella 3° C di Palazzolo, che proprio accanto a Veronica sono cresciuti, diventando un po’ più grandi, un po’ più vicini al vero senso della vita.

Gli alunni e Veronica: l’assegno indica il ricavato del libro, donato alla ricerca medica

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