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Adele Marini, giornalista e scrittrice: dalla cronaca giudiziaria ai gialli d’inchiesta

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Adele Marini è una giornalista di cronaca nera e giudiziaria, e apprezzata autrice di gialli d’inchiesta (ha vinto due volte il lecchese Premio Azzeccacarbugli al romanzo poliziesco). Da molti anni vive a Milano, ma è nata e cresciuta a Sarnico. Il suo curriculum è lunghissimo: ha scritto per diverse testate della Mondadori, per L’Unità, per il Corriere, ha lavorato a Canale 5, è stata editor e ha fatto anche la ghostwriter. Poi si è specializzata nella cronaca.  Chiederle di raccontare i suoi anni «alla nera» significa fare un viaggio nella storia giudiziaria degli anni Ottanta e Novanta e ripercorrere delitti che hanno tenuto le prime pagine dei giornali per mesi: i sequestri Casella, Soffiantini, Celadon, Sgarella, Tacchella; la diffusione della droga e le comunità di recupero, da San Patrignano a Don Gallo; gli omicidi di Novi Ligure, la mafia del Brenta, le rapine nelle ville. Più tardi sono arrivati i libri, a metà tra attualità e invenzione letteraria: Il consulente, la trilogia mafiosa Milano solo andata, Naviglio blues, A Milano si muore così. E i più recenti Io non ci sto e L’altra faccia di Milano:quest’ultimo scritto insieme a un vero 007, l’agente Gheppio.

Quando hai deciso di fare giornalismo?
Quando ero alle elementari. Ho sempre avuto voglia di raccontare. Mia nonna ci teneva tantissimo, mi spingeva a scrivere dei racconti su quello che vedevo. Ho iniziato facendo reportage di moda per riviste importanti. Mi annoiavo, ma ho imparato a scrivere. Per sei anni ho lavorato come editor poi, per seguire mio figlio, mi sono data al giornalismo freelance. Nel 1988 sono stata assunta a Stop. Da quel momento ho fatto solo cronaca nera.

Quali servizi ti hanno segnata di più?
Ero presente quando hanno estratto dalla fossa Celadon, è stato impressionante, non stava in piedi. E poi il reportage dall’Albania nel 1999 sulla situazione nel Paese dopo la fine del regime di Enver Hoxha: abbiamo rischiato, avevamo la guardia del corpo, nell’albergo a Tirana la porta della mia camera non aveva chiavi. Ricordo anche il caso di Novi Ligure. Sono entrata in casa poco dopo l’omicidio, è stato terribile. Ma il servizio più sconvolgente forse è stato a Reggio Calabria, negli anni dei sequestri. Sentivamo i fischi dei malavitosi che avvisavano che ci stavamo avvicinando.

Poi sono arrivati i libri di inchiesta.
È stato un passaggio naturale, volevo approfondire.

Hai scritto di mafie, riciclaggio, criminalità politica, servizi segreti, gioco d’azzardo, delle bombe dei primi anni ‘90. Hai mai avuto paura di ripercussioni personali?
Se fai la giornalista non hai paura. Devi proprio toccargli gli affari per ricevere minacce. Forse una volta: ad una presentazione un ascoltatore mi ha detto qualcosa di oscuro. Poi l’ho cercato ma non l’ho trovato ed è finita lì.

A cosa stai lavorando in questo momento?
Sto scrivendo un saggio narrato su fatti che partono dal Risorgimento fino ai giorni nostri. E un romanzo che mi è stato commissionato e che uscirà nel 2021. La ricerca nel mio lavoro occupa molto tempo.

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