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Michele, genio dell’intelligenza artificiale: scopre le regole che ordinano il caos

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Anno 2019, rivista Forbes, classifica dei 100 giovani più influenti in Italia. Si incrociano i nomi di Valentina Ferragni (sorella della più nota Chiara) e di Matteo Bocelli, cantante come il padre. Ci sono sportivi di primo piano: Arianna Fontana, pattinatrice plurimedagliata dello short track; Paola Egonu, pallavolista; Filippo Tortu, velocista dei 100 metri; Nicolò Zaniolo, centrocampista ormai nel giro della Nazionale. Tra i cantanti, ci sono i Maneskin e Mahmood. Tra i nomi che contano, però, spicca anche quello del soncinese Michele Grazioli. Il motivo? È uno dei punti di riferimento internazionale nello sviluppo di software a reti neurali: anzi, «il genio vero dell’intelligenza artificiale in Italia», come è stato detto di recente per introdurre un suo intervento all’Adriano Olivetti Day di Matera.

Tutto però per la precisione parte nelle campagne di Gallignano, frazione di Soncino: «Fossi cresciuto in un paese diverso, magari in una grande città, avrei avuto un percorso più normale, più costruito. Invece lì ho avuto la possibilità di fare ciò che volevo e ho scoperto che c’erano tante domande a cui avrei voluto dare una risposta». Lo rapiscono subito materie come l’informatica e la matematica: «All’inizio volevo sapere quante caramelle potevo comprare con i soldi che avevo in tasca: ho cominciato a familiarizzare con la matematica così. Poi ho cominciato a voler sapere quanta mancia dovevo guadagnarmi con i lavori domestici per comprare le caramelle: di fatto, si trattava di un modello predittivo».

Michele (oggi 24enne) non ha che 13 anni quando capisce quale debba essere la sua strada. La crisi, dicono, è anche opportunità: infatti, è con il 2008 che comincia veramente l’affascinante avventura di Grazioli nel campo dell’informatica. Sull’impresa edilizia familiare si stava affacciando la crisi e l’ottimismo si stava trasformando in preoccupazione. Il piccolo Michele vuole fare qualcosa: «Non ero molto portato per il lavoro in cantiere – ammette – e, complice la mia passione per il computer e per i fogli di calcolo, ho provato a dare una mano così».
Le radici del successo di Grazioli affondano qui: nella creazione di un algoritmo che è in grado di capire perché l’intelligenza artificiale prenda determinate decisioni. Non solo di applicarle passivamente. «Il mio mondo – ha continuato Grazioli – è vedere i numeri dietro le cose, convertirlo per quanto possibile in equazioni. Poi quello che faccio nella vita è semplice: creare algoritmi che sono in grado di trovare delle regole all’interno del caos».

Quello di caos per Grazioli è un concetto importante, tanto quanto quello di intelligenza artificiale. Per dare un ordine al caos è necessario avere dati in quantità e di ottima qualità. Continua Grazioli: «Nel solo 2018 abbiamo prodotto una mole di informazioni pari a quella che è stata prodotta fino al 2017: si stima che nel 2025 in sole sei ore avremo prodotto più informazioni di quante non ne siano state prodotte in precedenza. Compito dell’intelligenza artificiale è aiutare a gestire questa mole di informazioni e capire che impatti possono avere questi dati in futuro».
Chi pensasse a Michele Grazioli come a un freddo calcolatore sarebbe, però, sulla cattiva strada. «L’intelligenza artificiale, che forse è stata un po’ sopravvalutata, è e rimane una tecnologia: è utile per risolvere problemi specifici in base ai dati raccolti, soprattutto se sono stati raccolti bene. Non ha mai, però, una visione d’insieme del problema. È una credenza popolare quella che la vuole capace di risolvere i problemi del mondo». Infatti a essere fondamentale nella visione di Grazioli torna a essere l’essere umano: «La vera forza di un imprenditore è quella di avere una visione di lungo periodo, riuscire a creare le condizioni tali per cui questa visione si realizzi e, perché no, lasciarsi un po’ guidare dal caso».

Così dalla frazione del borgo medievale, Michele ha intercettato scenari sempre più importanti. La formazione l’ha completata alla Bocconi e poi con un corso intensivo al MIT (l’americano Massachusetts Institute of Technology), ma già negli anni del liceo aveva fondato le sue prime aziende. L’attività delle imprese principali di cui è a capo – la Alkemy e la Divisible Global – e gli inviti a prestigiosi eventi internazionali lo hanno portato al Futureland di Milano, e in Spagna a rappresentare l’Italia nel summit Europa-Cina sull’intelligenza artificiale. Da quest’anno, insegnerà anche in un Master specificatamente dedicato alla trasformazione digitale nella città di Brescia
A Soncino mantiene comunque degli studi distaccati delle sue aziende, è vicepresidente dell’associazione locale degli Amici della Rocca e quando riesce invita colleghi e partner a fare un giro tra i monumenti e le strette vie medievali della città. «Mantengo un bellissimo rapporto con la mia città di origine – ha detto – e voglio essergli riconoscente. Ho avuto l’opportunità di crescere in un posto bello e questo penso che abbia avuto un ruolo cruciale nel portarmi a fare cose belle nella vita. Credo sia un contesto favorevole per far emergere le eccellenze». 

Grazioli, che lavora per obiettivi, anche in questo caso ne ha in mente uno chiaro: «Quando sono a qualche appuntamento in giro per l’Italia, dico che sono di Soncino. Ai summit europei, dico che sono di Cremona. Quando mi trovo in altri continenti, dico che sono di Milano. Mi piacerebbe un giorno poter dire ovunque di essere di Soncino». E pensare che, In fondo, voleva solo comprare delle caramelle.

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