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Noemi, maestra e esploratrice dalla mente aperta in Colombia

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Solitamente si pensa agli expat come giovani che si trasferiscono in Paesi considerati ricchi, come Inghilterra, USA o Australia. La maestra 33enne pontogliese Noemi Cicognini, al contrario, ha fatto una scelta in controtendenza e da tre anni vive in Colombia: un luogo di cui ignoriamo quasi tutto, salvo collegarlo ai fastidiosi e vecchi stereotipi sui narcos. Il Paese, come ci ha spiegato Noemi, è invece tutt’altro e solo vivendoci ci si rende conto delle sue enormi potenzialità e di quanto l’immagine che ne abbiamo sia decisamente distorta.
Noemi vive a Bogotà da tre anni ed è felicissima. In Italia ha studiato Scienze della Formazione primaria alla Cattolica di Brescia, focalizzandosi poi sulla pedagogia bilingue. Prima di partire per il Sud America ha insegnato sette anni alla materna di Cividino, ma ha lavorato anche con bambini disabili, maturando inoltre esperienza in Spagna al plesso Garcia Lorca di Madrid.

Come mai hai scelto di trasferirti proprio in Colombia?
Dopo brevi esperienze in Spagna e Inghilterra, ho deciso di lasciare il mio lavoro a tempo indeterminato e ho mandato il curriculum in scuole materne di Colombia, Cina, Argentina e Australia. Sono stata chiamata sia a Bogotà, sia a Pechino. Ho cominciato il reclutamento per entrambe, ma alla fine nel 2016 ho scelto la Colombia.

Come conduci la tua vita quotidiana?
Lavoro presso la scuola dell’infanzia del Colegio Leonardo da Vinci di Bogotà, ma nulla mi vieta più avanti di insegnare anche alla primaria. Lavoro esclusivamente con l’italiano, trasmettendo ai bimbi contenuti e cultura. La scuola è italo-spagnola, ma con l’avanzare degli anni si insegnano anche inglese e altre lingue. Seguiamo sia le indicazioni nazionali italiane, sia quelle colombiane, cercando di trovare un equilibrio. Gli alunni devono raggiungere un livello di lessico in grado di renderli sempre più autonomi nella quotidianità e in altri campi d’esperienza. Questo avviene attraverso giochi, canzoni, attività strutturate e non. È una scuola d’eccellenza: le famiglie desiderano che i figli acquisiscano un’istruzione di livello affinché siano preparati, una volta cresciuti, alle ammissioni nelle grandi scuole del Paese.

Chissà in quanti ti avranno chiesto se la Colombia è un posto così pericoloso come si pensa di solito. Ci sfati il mito?
Non trovo la Colombia molto più pericolosa di altri posti: tutto il mondo è paese e tutti i Paesi hanno i loro problemi. Ovviamente non è per tutti, questo è sicuro. Ci vuole spirito di adattamento, pazienza, voglia di capire una cultura diversa dalla propria e altrettanta voglia di entrare a farne parte. Qui non mi sono mai sentita in pericolo: ho viaggiato sola zaino in spalle per zone più remote e la gente mi ha sempre trattata con rispetto e affetto. Poi, ci sono posti incantevoli, dalle spiagge del Pacifico e del Mar dei Caraibi alle grandi città.

Hai già progetti per il futuro? Ti vedi sempre in Colombia oppure pensi di muoverti ancora?
Per ora continuo qui; sento che la mia missione non si è ancora conclusa. Poi si vedrà. In Italia non mi mancava nulla: avevo un lavoro, una casa, i miei amici, la mia famiglia, facevo la volontaria del soccorso. Però a volte la voglia di aprire gli orizzonti e la mente, avere l’opportunità di confrontarsi e mescolarsi con mondi e culture diversi è più forte delle garanzie che ci offre la nostra zona di comfort. Arrivano momenti nella vita in cui ti rendi conto che ti aspettano missioni differenti e altri spazi da scoprire. Magari farò altri Master oppure aprirò la mia Escuela de Idiomas… Non mi fermo troppo a pensare: la vita è una scoperta continua

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