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A sette anni dai fatti, la storia di Vova e della sua famiglia mancata vive negli scritti di «papà» Fabio

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Sette anni fa Fabio Selini è volato con la moglie Gessica in Kirghizistan. Non era una vacanza, ma l’occasione di conoscere Vladimir, un bambino di tre anni che – stando a quando era stato riferito – non aveva famiglia ed era in attesa di un padre e di una madre che potessero crescerlo. I Selini, originari di Palazzolo, ma da tempo residenti a Quintano di Castelli Calepio, non erano alla loro prima adozione. Nel 2005 erano già volati a San Pietroburgo, in Russia, per conoscere e poi adottare la figlia Daria, ora sedicenne. Così, dopo sette giorni a stretto contatto con Vova (diminutivo di Vladimir) Fabio, la consorte e Daria sono tornati in Patria con tutta la carica emotiva che quell’incontro aveva lasciato loro.

L’attesa di novità dal Kirghizistan, però, si è fatta lunghissima. «Dopo mesi non avevamo avuto notizia alcuna e abbiamo cominciato a preoccuparci – ha spiegato Selini -. Abbiamo scritto e sollecitato, ma solo all’inizio del 2013 abbiamo scoperto la verità che ci ha spiazzati: era scoppiato uno scandalo sulle adozioni internazionali in Kirghizistan, che aveva coinvolto anche alcuni operatori dell’ente italiano d’intermediazione che aveva sede in Liguria. Insomma, il nostro Vova non poteva essere nostro. Non era adottabile perché aveva parenti in vita che potevano occuparsene. Come noi, un’altra ventina di famiglie era stata ingannata e truffata, dato che le spese di diverse migliaia di euro per pratiche e servizi erano già state pagate. Ma non erano i soldi a importarci, bensì la situazione del bambino».

Così, nel 2013, parallelamente alle azioni legali, Fabio ha lanciato una petizione fotografica attraverso la quale centinaia di persone si sono ritratte con un cartello con la scritta «Voglio sapere come sta Vova», portata al Ministero degli Esteri e alla Commissione Adozioni Internazionali (CAI), che dipende direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. «Non abbiamo avuto riscontri, se non le conferme che il Kirghizistan era stato chiuso alle adozioni, ma noi non ci siamo arresi e abbiamo continuato a lottare per ottenere ciò che volevamo, ossia la verità, che dopo udienze penali e una sentenza civile è stata delineata. E soprattutto la conoscenza della situazione del piccolo. Il processo che si sta celebrando a Savona, in cui noi famiglie siamo parte civile e la cui ultima udienza è stata il 24 giugno, vede coinvolti la ex presidente dell’ente italiano, l’interprete e due referenti kirghisi. Francamente, non sono un fan delle pene e delle gravi condanne: ciò che mi interessa è che da questo scandalo lo Stato ricostruisca affidabilità e integrità. Se non si fa pace col passato, cercando di rimediare agli errori, le cose non cambieranno mai».

Ma al di là di queste difficoltà, Selini loda apertamente le adozioni e non perde occasione di promuoverle, tant’è che pochi anni fa ha adottato un bambino dal Brasile, Otavio, che ora ha 10 anni. «Adottare un bambino comporta emozioni fortissime, ma anche tanto impegno e responsabilità – ha continuato il 49enne -. Dopo anni di calvario siamo stanchi, ma non possiamo mollare. Lo dobbiamo a Vova, che ora ha 10 anni e non sappiamo dove si trovi. Tuttavia, siamo fiduciosi: alcuni passi avanti sono stati fatti, grazie anche alle persone buone che si sono interessate del caso».

LA SCRITTURA E IL TEATRO PER DARE VOCE ALLE EMOZIONI
Fabio, che di mestiere fa l’educatore sociale, ha sempre avuto la passione per la scrittura sin da piccolo. È stata però la sua prima adozione internazionale, quella della figlia Daria, a offrirgli lo spunto per la sua prima fatica editoriale. Il padre sospeso (pubblicato nel 2005) parlava dell’iter dell’adozione in Russia e dei sentimenti che animavano Fabio e Gessica durante il percorso che ha portato Daria in Italia: dalle gioie ai timori di un progetto di vita che prendeva forma.

Proprio mentre era in attesa di sapere qualcosa su Vova, Selini ha però deciso di dedicarsi anche al romanzo con Reunion (pubblicato nel 2014). Dello stesso periodo è anche il libro più vissuto e tragico: I giorni mai resi. Il volume, presentato in diverse biblioteche e associazioni della Lombardia, racconta il caso Vova, lo scandalo kirghiso e specialmente la gioia iniziale, la speranza, poi l’ansia e la rabbia per quei «giorni mai resi», quei sogni infranti non solo della famiglia Selini, ma anche di un bambino che aveva conosciuto dei «genitori» che lo sarebbero stati solo per una settimana.

Da questo libro l’anno scorso Selini ha tratto uno spettacolo teatrale, scritto e interpretato da lui stesso con la collaborazione del musicista Stefano Anni, della cantante Laura Bressi e del tecnico Pierluigi Casali. Immagina si sviluppa come un monologo. «In due ore ripercorro il cammino che mi ha portato sin qui – conclude Fabio -. Racconto alle persone la storia, scatenando indignazione. Chiedo agli spettatori di immaginare le gioie, le emozioni e le sofferenze. Nella prima metà dello spettacolo si parla del bello delle adozioni, ma la seconda parte, quella su Vova, è un pugno nello stomaco. In un anno l’ho rappresentato quattro volte, a Palazzolo, Lodi, Torino e Ospitaletto. Tra poco sarò in scena a Milano, ma spero che sia l’ultima volta, perché alla fine sono un ottimista e non ho perso il sorriso: spero di avere presto notizie del bambino. Appena le avrò, sarò in pace. E magari proporrò alla famiglia un sostegno a distanza». 

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