Ridare dignità ai materiali: ecco l’arte di Max Gasparini, nata con la figlia Alma

611

Macchie di pittura bianca e nera ricoprono buona parte del pavimento in legno dello studio del pittore Max Gasparini. Macchie che rispecchiano alla perfezione la natura della sua arte che da quasi dieci anni è esposta nelle gallerie e nelle fiere di tutto il mondo riscuotendo, un ottimo successo. «Prima dipingevo in modo classico, ovvero da seduto e con la tela su cavalletto  – spiega l’artista 49enne –. Il punto di svolta è stato quando sono riuscito a liberare la mano e ho iniziato a dipingere in piedi su supporti appesi a parete». Ma l’aspetto più particolare delle sue creazioni artistiche è quello di dipingere non più su semplice tela, ma su materiali di scarto come sacchi di juta, cartoni da imballaggio, lastre di catrame e vecchie lamiere di metallo. «Mi piace ridare dignità ai materiali di recupero, lavorare sulle impurità e sulle imperfezioni di questi materiali usati e usurati  – racconta il pittore di origini rovatesi –. Lascio spazio ai segni del tempo e cerco di integrarli con la mia pittura. È il supporto stesso, con i suoi difetti, che mi suggerisce il modo in cui utilizzarlo».
I soggetti preferiti da Max sono volti e figure femminili legati al mondo della mitologia e dell’alchimia, ma anche i temi della vanitas, della maschera e della caducità della vita, che emergono con forza nei soggetti che solitamente dipinge.

La vera scintilla che ha dato il via alla sua carriera di artista è stata la nascita di sua figlia Alma, undici anni fa. «All’epoca vivevo a Brescia e facevo il restauratore, mentre mia moglie aveva un negozio di antiquariato, ma ero sommerso dal lavoro e non avevo più una vita. Trasferendomi qui a Palosco ho diminuito notevolmente la mole di lavoro, ma ho riacquistato una vita più vera e tranquilla e ho trovato la dimensione giusta per esprimere il mio talento». Pur avendo sempre dipinto per passione, la prima vera esposizione dei lavori di Max è stata nel 2008 all’interno del Castello di Soncino. «Quello è stato il momento in cui ho deciso che dovevo andare avanti per questa strada: ero un autodidatta e ancora non lavoravo con le gallerie d’arte. Entrare nel mondo dell’arte a 40 anni è stata un’impresa difficile, che però si è rivelata una bella sfida».

Da lì in poi tante sono state le soddisfazioni che hanno portato le sue opere ad essere esposti e venduti nelle fiere e nelle gallerie di Amsterdam, New York, San Francisco, Hong Kong e Londra, ma che trovano linfa vitale nella lenta vita di provincia. «A ottobre, insieme all’amico e artista Marco Travali faremo una mostra all’interno del Filandone di Martinengo: è un posto stupendo a cui sono particolarmente legato, perché nel 2013 avevo partecipato alla mostra di riapertura dopo i lavori di restauro dell’edificio».

Leggi anche:

Articoli simili

Quarant’anni fa, nelle campagne che abbracciano la sponda occidentale del fiume Oglio, è stata da

Una giovinezza passata tra studi e attività civiche e politiche, un presente fatto di tanto impegno

L’incontro con Fabio Pagani, giovane ricercatore e docente di greco e latino alla Catholic Univers

Rispondi