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Maria: dalla sala operatoria in Ucraina all’assistenza domiciliare, con la speranza di tornare a lavorare in ospedale

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Maria è un nome di donna comune a diverse culture, religioni ed aree geografiche, dall’Europa, al Medio Oriente fino ai territori più ad est della Russia. Anche la storia di Maria I., seppur peculiare nei dettagli, è rappresentativa del percorso che molte sue concittadine hanno intrapreso anni fa lasciando l’Ucraina per stabilirsi, lavorare e vivere in Italia: nel suo caso, a Palazzolo sull’Oglio.

Originaria di Ivano-Frankivs’k, una città di circa duecento trenta mila abitanti nell’ovest ucraino, Maria ha ottenuto la prima Laurea in Infermieristica nel Paese natio e per anni ha lavorato inizialmente come infermiera di ambulatorio e in seguito come ferrista in sala operatoria. «In ospedale ho cominciato in Chirurgia generale, poi sono passata al reparto di Gastroenterologia, specializzandomi nelle operazioni delle patologie proctologiche. Amavo molto il mio lavoro: notavo che in sala operatoria le ore passavano senza che me ne accorgessi».
Dopo aver accettato una posizione nel laboratorio analisi dei reparti di dialisi e rianimazione, Maria decide di intraprendere una seconda Laurea in Biochimica a supporto del nuovo incarico. «Studiavo e lavoravo, nonché crescevo i miei figli piccoli e aiutavo nella gestione del negozio di famiglia. Vendevamo articoli di cartoleria, per la casa e piccoli elettrodomestici. Ero molto attiva e impegnata: poi la malattia ha cambiato il corso della mia vita».

Maria si ammala di una forma aggressiva di polmonite che la porta in fin di vita. Risvegliatasi dal coma, avrà bisogno di più di un anno per riprendersi, ma il suo cuore ha subito un forte stress e gli strascichi della polmonite non le permettono di riprendere le attività lavorative nelle modalità e nelle tempistiche a cui era avvezza. «Inoltre, c’era la questione del tempo atmosferico. Il rigido e lungo inverno ucraino disturbava la mia salute, rendendomi fragile e suscettibile alla ritenzione dei liquidi. Ancora oggi, quando torno in Ucraina, devo prendere farmaci per prevenire e combattere l’edema».
Così, con un visto turistico – che grazie alla sanatoria del 2009 è diventato un regolare permesso di soggiorno – Maria decide di trasferirsi in Italia e cominciare a dedicarsi alla cura degli anziani non autosufficienti, spesso gravemente malati. «Purtroppo, come badante di persone in età avanzata si sa che il lavoro può improvvisamente finire. La cosa positiva è stato mantenere ottimi rapporti con le famiglie di questi anziani che ancora frequento. Posso dire di avere più amici in Italia che in Ucraina e ne vado fiera».

La lingua – che oggi capisce e parla molto bene, insieme anche ad alcune espressioni in dialetto bresciano – Maria l’ha imparata in Italia munita di alcuni libri, tanta volontà e pazienza, sfruttando la televisione come mezzo didattico. «Sto bene a Palazzolo. Ho capito di essermi integrata quando ho scoperto di conoscere più strade e scorciatoie di un palazzolese di nascita. Forse anche perché il mio primo mezzo di trasporto sono stati i miei piedi, poi sono passata alla bicicletta ed ora ho la mia macchina che mi permette di essere molto indipendente sia nel lavoro, sia quando i miei figli vengono a trovarmi dall’Ucraina ed insieme facciamo delle gite fuori porta».
Del resto, tornare in Ucraina è un piccolo lusso che Maria si concede una volta all’anno per ritrovare la mamma (il padre è da poco scomparso) ed i figli adulti; una sorta di vacanza intervallata da tanto spadellare, perché la sua passione per la cucina si è arricchita dei piatti italiani che ha sperimentato nel Bel Paese e la sua famiglia ne è ghiotta. «Le mie teglie surgelate di lasagne hanno anche volato nel bagaglio da stiva dei miei figli che rientravano dopo avermi fatto visita».

Oggi Maria si è presa una pausa dalla cura degli anziani per occuparsi con contratto a tempo pieno delle faccende domestiche di una famiglia di Palazzolo che segue anche negli spostamenti estivi nelle residenze di villeggiatura. L’equipollenza delle due lauree è purtroppo ancora lontana: la speranza, però, è rivolta alla possibilità per Maria di tornare in sala operatoria o comunque in una struttura ospedaliera, che valorizzi gli studi ed il curriculum di questa palazzolese di origine ucraina.

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