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Console Generale Onorario di Grecia, antifascista e imprenditore: così Angelica racconta il padre Theodore Meletiou

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Aveva solo diciassette anni Angelica Meletiou quando Theodore morì il 24 giugno del 1964, ma il ricordo dell’amato padre è ancora fortemente impresso nella sua mente. I racconti della madre e quelli dei palazzolesi le cui vite sono state toccate dalla generosità dell’imprenditore greco – stabilitosi a Palazzolo sull’Oglio dopo la Seconda Guerra Mondiale – come pezzi di un puzzle restituiscono la figura di un uomo che ha contribuito al delinearsi della storia del suo tempo.
Per il suo coraggio durante gli anni di Resistenza antifascista e per l’impegno imprenditoriale – oltre al suo modo di coniugare le origini, la Patria natia e quella adottiva – la storia di Theodore Meletiou merita di essere trasmessa alle future generazioni, come rimarcato dalla sua stessa figlia.

Di origine greche, ma nato a Mansura in Egitto il 18 maggio del 1916, Theodore Meletiou combatte il tentativo di invasione fascista dell’Epiro. Catturato, viene tenuto prigioniero in Italia in diversi campi, tra cui quello di Poppi (vicino ad Arezzo) e lì impara l’italiano. Nel 1943, fuggiasco, fa la spola tra Roma, Firenze e Poppi dove si spenderà, coadiuvato dagli Alleati, per aiutare i prigionieri di guerra e i militari greci in Italia attraverso l’organizzazione clandestina Libertà o Morte fondata da Evanghelos Averoff, anch’egli greco, che ricoprirà diverse alte cariche politiche nella Grecia post bellica.

Meletiou si sposa a Roma con un capitano dell’esercito inglese, Kathleen Cooper. La coppia avrà tre figli. L’arrivo a Palazzolo nel secondo dopoguerra – quando è anche nominato Console Generale Onorario di Grecia a Milano – accade grazie alla spinta imprenditoriale che appartiene al tenente Meletiou e che trova stimolo e scopo nelle tre aziende da lui fondate: una d’importazione di conchiglie per i bottoni di madreperla, una di produzione di bottoni (Bottonificio MELCO, da Meletiou e Cooper) ed un’impresa di costruzioni.

«Mio padre venne a Palazzolo per comprare le macchine per fare i bottoni e fu convinto dal suo fornitore ad aprire l’azienda in loco invece che altrove, come originariamente aveva pianificato – ricorda Angelica –. Era un datore di lavoro giusto e stimato dai dipendenti. Una dozzina di anni fa ho scoperto che sulla sua tomba da anni venivano portati fiori freschi: grazie a un biglietto sono riuscita a contattare la persona che si premurava di fare questo gesto, che mi ha confidato essere dettato da profonda ammirazione per papà. Con gli anni questa ammirazione è stata passata anche alla figlia». Meletiou rassicurava gli operai infortunati e faceva visita in ospedale a quelli malati. Secondo i racconti postumi ad Angelica di chi lo conosceva, la sua generosità si estendeva ai più poveri della comunità in cui viveva. «Tutti questi aneddoti, unitamente ai miei ricordi, fanno sì che per me mio padre sia su un piedistallo così alto che a malapena lo vedo».

Theodore e Kathleen si separano. Angelica e la madre si trasferiscono in Inghilterra dove la giovane figlia di Meletiou frequenta un collegio a Brighton. «Era un padre greco, con tutte le caratteristiche che la sua cultura d’origine comportava, ma era un padre presente. Veniva spesso in Inghilterra a trovarci. L’immagine di mio padre e mia madre che camminano insieme verso l’entrata del collegio per farmi visita la domenica è scolpita nella mia mente». Nel marzo del 1964 l’ultima vacanza insieme. La morte sopraggiunge nel giugno dello stesso anno, ma il ricordo è tenuto vivo sia dai palazzolesi, sia dai milanesi che lo rammentano in qualità di Console Generale Onorario di Grecia.

Angelica continua la sua vita, in Italia per un periodo e poi di nuovo in Gran Bretagna. Oggi risiede in Galles, ma il ricordo di Palazzolo è molto forte. «Quando mi chiedono da dove vengo, rispondo che sono greca e italiana, bresciana e palazzolese. Il mio è un amore infinito per Palazzolo». Una multiculturalità che anch’essa, forse, deriva dallo spirito del padre. Infatti, non a caso Alessandro Brezzi – autore del libro Teodoro il greco. Un ellenico nella resistenza in Casentino, che ripercorre la vita di Theodore tra Seconda Guerra Mondiale e dopoguerra – riporta che Meletiou concentrava il suo pensiero, rilevante ed attuale, nel famoso verso del poeta romano Orazio: «Cambiano cielo, non l’anima, coloro che corrono al di là del mare».

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