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Alessio Bernardi: magistrato dello Stato al servizio della Giustizia e degli indifesi

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«Sapevo che sarebbe stato quasi una follia, un’utopia raggiungere questo traguardo. Ma nella mia incoscienza giovanile ho cercato di non pensare alla salita, ma di vedere sempre la vetta: di proseguire passo dopo passo dritto alla meta». Chissà se Alessio Bernardi poteva immaginarselo, da studente universitario, che la meta sarebbe stata un posto da Magistrato ordinario della Repubblica. E che le acque dell’Oglio lo avrebbero portato, cullato, fino a quelle del Tevere e della Laguna di Venezia.

Nato a Orzinuovi nel 1989, da sempre residente a Soncino, Bernardi si è formato al Liceo Racchetti di Crema. La tesina di quinta superiore l’ha dedicata, manco a farlo apposta, al Corpus Iuris di Giustiniano: la più importante raccolta di leggi ereditate dall’età classica. Un segno premonitore, di sicuro: si è laureato a pieni voti in Giurisprudenza a Bergamo e ha conseguito un Master di secondo livello a Brescia. Le passioni per il diritto penale e la criminologia lo portano lontano da casa, a Roma, dove si ritrova sui libri per un secondo Master alla Sapienza. Quindi, la gavetta: ai lavori da studente per pagarsi gli studi subentrano i tirocini al Tribunale di Brescia e in uno studio legale. Poi le soddisfazioni pubbliche: il concorso per l’avvocatura gli vale il prestigioso Premio Zanardelli: un riconoscimento bresciano dedicato a chi ottiene il migliore punteggio in sede d’esame per la professione di avvocato. Soncino gli consegna nel 2017 il suo più ambìto attestato comunale, quello di Soncinese dell’Anno: un titolo che in passato è stato dedicato a figure storiche come Enea Ferrari e monsignor Luigi Affini o più recentemente alla ricercatrice di fama internazionale Elisa Rossi. Infine il concorso da Magistrato ordinario, ovviamente superato: il giuramento l’ha prestato a Venezia il 4 marzo 2019.

Alessio Bernardi Soncino

Attualmente Bernardi sta svolgendo un ultimo periodo di perfezionamento – gli esami non finiscono mai – in cui affianca i magistrati più esperti per apprendere tutti gli aspetti del mestiere: ancora per un anno ricoprirà, a rotazione, i vari ruoli della Magistratura. A febbraio 2020, dopo una cerimonia al Quirinale con il Presidente della Repubblica, potrà indicare la città di servizio e la funzione giudiziaria che andrà a ricoprire.

Se il periodo di studio nella Città Eterna consentiva pochi rientri a casa, ora che l’incarico si è spostato a Venezia le scappate verso Soncino sono un po’ più frequenti. «Lungo l’Oglio sono cresciuto e mi sono formato; in questa zona ho famiglia e amici, le persone con cui ho condiviso tutto fin dall’infanzia, come accade nei piccoli paesi. Cerco di tornare appena ne ho l’occasione, anche per recuperare il tempo che ho dovuto dedicare allo studio e non ho potuto dedicare a loro. Soncino e la Bassa rimangono sempre nel mio cuore».

Non solo nel cuore, però, perché le qualità personali e il bagaglio di esperienze accumulato nella Valle dell’Oglio gli sono state riconosciute anche nel Lazio e in Veneto. All’ombra del Colosseo e del ponte di Rialto, i colleghi hanno visto in Alessio i tratti tipici della Bassa: semplicità, genuinità, forza di volontà. «Provengo da una famiglia umile e modesta, che conosce bene il concetto di sacrificio. Sono valori solidi, ereditati dalle mie terre, e sono il motore per svolgere la mia missione: assicurare la giustizia, sempre, in modo onesto e imparziale, per chiunque e contro chiunque, senza esitazioni o favoritismi».

Vivere le piccole comunità della Bassa, però, non gli ha trasmesso solo questo. Un secondo elemento che si porta dentro è quello del contatto intimo con un territorio: «Nel mio lavoro questo contatto è sempre fondamentale: lo era ancora di più quando ero Commissario. Ogni territorio è un microcosmo, la cui società è influenzata da geografia, economia, cultura, etnie presenti. Queste differenze incidono sulla tipologia di reati ricorrenti, sulla mentalità dei cittadini, sulle dinamiche sociali. Un territorio ha i suoi peculiari aspetti, che bisogna conoscere profondamente sia in chiave preventiva, di polizia, per assicurare l’ordine e la sicurezza pubblica, sia in chiave repressiva, per contrastare efficacemente il crimine dal punto di vista giudiziario». E Bernardi non ha ancora finito di inseguire i suoi sogni e, soprattutto, di perseguire i suoi ideali: «Fra qualche anno mi immagino nel pieno della mia carriera, con la stessa passione, dedizione e convinzione che oggi mi accompagnano. Mi piacerebbe anche lavorare nel pool sui soggetti deboli, come sulle vittime di violenze sessuali, maltrattamenti, stalking, per contrastare i crimini più odiosi e insidiosi e per tutelare le persone più indifese».

«Per me – ha concluso Alessio – essere un magistrato non è un lavoro: io lo vivo come una missione. Non serve a perseguire un ideale astratto di giustizia, ma si traduce in un impegno tangibile per creare una società migliore in cui vivere, che ha fiducia e crede nella Giustizia, nella sua serietà e integrità». Non a caso, il motto di vita di Bernardi sta nelle parole di Rosario Livatino: il magistrato siciliano freddato dalla malavita organizzata nel 1990, a soli 38 anni. In uno dei fogli di appunti di Livatino, ha spiegato Alessio, è stata ritrovata la frase che il neo-magistrato soncinese spera di incarnare nella sua attività: «“Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”. Mi auguro di esserlo sempre».

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