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Sulla cresta dell’onda: Lara Foresti, giovane promessa del wakesurf

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Quante volte abbiamo rimandato l’idea di provare qualcosa che ci stuzzicava? Quante volte ci sentiamo in balia di onde che giudichiamo troppo alte per noi?
Domande e sensazioni che Lara Foresti – atleta di Quintano, classe 1992 – conosce bene, ma che a un certo punto ha deciso di sfidare, lanciandosi su una tavola di wakesurf. Una passione che le ha permesso di superare alcune insicurezze ed esprimere un inatteso potenziale, portandola da Quintano all’European Tour grazie al suo talento davvero sulla cresta dell’onda.

Come hai scoperto questo mondo?
Era un paio di anni che l’idea di sfrecciare su una tavola mi interessava. Purtroppo, rimandavo sempre per vari motivi e dubbi che mi frenavano. Ad esempio il pensare di non essere all’altezza o di non essere abbastanza forte. Ma nell’aprile scorso, l’incontro con l’allenatore Luca Quaroni è stato decisivo

Un incontro quasi da film. Cos’è successo?
Stavo lavorando al supermercato (Lara fa la cassiera, Ndr) e poi è arrivato Luca, che ha una scuola di wakesurf a Predore. Parlando un po’, alla fine mi sono decisa a fissare una lezione di prova. Di wakeboard, però.

In cosa consiste questa disciplina?
Fare wakeboard significa stare su una tavola in stile snowboard, cioè con gli agganci per i piedi, trainati da una barca per poi fare evoluzioni e salti. Nel wakesurf invece, i piedi non sono agganciati alla tavola.

E come è andata la prima lezione?
Benissimo! L’allenatore mi ha chiesto se avessi già avuto esperienze simili. Invece ero un’esordiente totale. Ma stando a gente più esperta di me, avevo del talento.

Poi, però, hai virato sul wakesurf. Come mai?
Già. L’ho fatto perché per il wakeboard mi dissero che ero troppo in là con gli anni, anche se avrei potuto tentare di gareggiare. Invece, per il wakesurf avevo l’età giusta.

Laura Foresti Castelli Calepio

Come hai vissuto la preparazione alla tua prima vera gara?
Siccome tendo ad essere un po’ troppo autocritica, ho passato un’estate altalenante, fra determinazione e timori. Per fortuna alla fine, anche grazie al supporto dell’allenatore e degli amici, non ho mollato.

Quando hai gareggiato?
A fine settembre scorso, nella tappa di Le Grau-du-Roi del Nautic European Wakesurf Tour (nella Camargue, in Francia). Tra l’altro è stata la mia prima gara sportiva in assoluto. Insomma, un salto nel vuoto travolgente, dove ho potuto competere con atlete veterane come Julia Shevchenko.

Sei stata soddisfatta della tua prima competizione?
Per essere una alle prime armi, allenata per l’acqua dolce che deve surfare su acqua salata, quindi con onde più scivolose, un 8° posto nella mia categoria è motivo di grande orgoglio. Ho conosciuto tanti professionisti e imparato alcuni tricks, specie da Luby Papi Wittock, che ha portato questa disciplina in Europa. Al di là del risultato in sé, ha aiutato parecchio la mia autostima.

Progetti sportivi e non? Anche per te il surf (come si dice) è un’avventura mentale di riscoperta?
Non so ancora le date per la prossima gara, ma parteciperò. Inoltre mi piacerebbe provare parapendio e il surf classico quest’estate. Per il resto, ho un sogno nel cassetto da diverso tempo, anche se totalmente diverso dallo sport: aprire una pasticceria. È una passione ereditata dai miei genitori e dai miei nonni ristoratori.

Segno che quando ci si mette alla prova su un campo, spesso si scoprono potenzialità che interessano tutta la propria vita.

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