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Le forbici di Dario in Nuova Zelanda: all’altro capo del mondo, cittadino della terra della haka

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C’è un giovane palazzolese che dopo aver portato il mestiere di famiglia di parrucchiere in giro per il mondo, si è stabilito esattamente dall’altra parte del pianeta, nella remota e incontaminata Nuova Zelanda. Il suo nome è Dario Marini ed è nato e cresciuto nel quartiere di San Giuseppe, ma la sua voglia di scoprire il mondo lo ha portato a una città a nord dell’isola meridionale della Nuova Zelanda.
Appassionatissimo di calcio fin da bambino Dario ha assorbito la passione per tagli e acconciature da sua mamma Carla che aveva un piccolo salone proprio nel quartiere di San Giuseppe. Ora il 34enne palazzolese è cittadino neozelandese a tutti gli effetti, ma il suo sogno nel cassetto è quello di tornare in Italia.

Come è iniziata la tua carriera da parrucchiere?
La mia prima esperienza è stata nel negozio di Arturo Moretti a Mura durante le vacanze pasquali della terza media. Arturo e mia mamma si conoscevano bene e visto che a scuola non brillavo molto, mia mamma mi mandò da lui a fare il garzone. Poi una volta lasciati gli studi andai da Gianni Loda a Paratico, dove ho iniziato la mia fase da apprendista.

Quali sono state le tappe che ti hanno portato fino in Nuova Zelanda?
Nel 2005, finiti i cinque anni di apprendistato, ho contattato un’agenzia che mi avrebbe portato a lavorare come parrucchiere sulle navi da crociera. E così sono stato più di sei anni in giro per i mari di tutto il mondo, lavorando per diverse compagnie navali e su navi famose come Concordia e Queen Mary 2. Poi nel 2011 io e la mia fidanzata dell’epoca abbiamo deciso di fermarci e di andare a vivere nella città di Sydney, in Australia, dove siamo stati per due anni e mezzo: ma la natura e il paesaggio alpino, due cose con cui sono cresciuto, mi mancavano troppo.
Così, con qualche dritta di amici neozelandesi, mi sono spostato a Queenstown, nel cuore delle montagne, sfruttando l’opportunità del Visto per vacanza e lavoro. Quel posto mi ha dato molto: li ho imparato ad amare la mountain bike e lo snowboard, e ho trovato un lavoro che mi ha portato ad avere la residenza neozelandese.

Dario Marini Palazzolo

Che differenze hai trovato tra la vita in Italia e quella in Nuova Zelanda?
Vivere qui significa non avere l’appoggio della famiglia, essere lontani dagli amici e quindi a volte mancare ad eventi importanti. Allo stesso modo è bello rivitalizzarsi ogni volta che rompi quella routine e cominci una nuova avventura, o ti sposti in un posto nuovo.
Certo, essere emigrato non è certo come andare in vacanza e spesso bisogna abbassare la testa, anche se qui la vita è molto semplice, c’è poca burocrazia e lo Stato sembra aiutare in modo efficace chi ha bisogno. Le persone sono molto gentili tra loro e la comunità in cui vivo è un bel mix di diverse culture, tra cui inglesi, cinesi, australiani e tedeschi.

Dopo tanti anni in giro per il mondo, cosa ti manca di più di Palazzolo?
Innanzitutto la famiglia e gli amici con cui sono cresciuto, ma anche le tante piccole abitudini che in italia sono normali, ma che qui non ho modo di fare: come l’aperitivo o sentire il suono delle campane la domenica mattina. E poi, sì, mi mancano i biscotti Esse (storici biscotti palazzolesi, Ndr).

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Per quest’anno vorrei tornare in Italia ed essere più vicino a casa. Vorrei cominciare a conoscere di più la nostra regione visto che c’è molto da visitare e da scoprire.
Ho una piccola casa da sistemare nelle valli bergamasche e ho tanti piccoli pezzi degli ultimi 14 anni di vita con cui riempirla.

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