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Sarnico si candida a Patrimonio dell’Umanità grazie alle sue ville Liberty

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Che la si chiami Art Nouveau alla francese, Jugendstil alla tedesca o come più semplicemente viene chiamata in Italia Liberty, poco importa. Ciò che è rilevante non è tanto la terminologia, ma che una piccola cittadina sulle sponde del Sebino ne sia la capitale nazionale. Ecco perché oggi Sarnico pensa in grande e da poche settimane ha avviato l’ambizioso – forse inarrivabile, ma pur sempre suggestivo – percorso per essere nominata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Infatti, già da tempo il borgo lacustre aderisce al circuito dell’Art Nouveau europeo insieme a metropoli come Parigi e Barcellona e ad un’altra ottantina di città e località che custodiscono tesori di inestimabile valore risalenti al periodo di questo stile architettonico. Il passo che la comunità del Basso Sebino, però, sta ora facendo è di un’importanza straordinaria: infatti, il mese scorso il Comune ha inviato al Ministero la propria candidatura per poter essere presentata come nuovo sito UNESCO italiano per il 2019. Nella documentazione inviata a Roma ci sono i simboli del Liberty a Sarnico: cinque opere create dall’architetto Giuseppe Sommaruga nei primi anni del secolo scorso, ovvero Villa Giuseppe Faccanoni, Villa Passeri (già Villa Pietro Faccanoni), Villa Surre (già via Luigi Faccanoni), l’asilo infantile e infine il Mausoleo della famiglia Faccanoni al camposanto del Comune.

La prima – Villa Giuseppe Faccanoni, che è anche la più nota delle opere del Sommaruga in Italia – è stata oggetto di studio anche negli ultimi decenni per la sua incredibile bellezza architettonica e per i tesori artistici che custodisce. Realizzata utilizzando diversi tipi di pietra, la Villa Faccanoni si trova sulla sponda del lago e dalle sue finestre e dai balconi si ha una visuale splendida sul Sebino. I bassorilievi in cemento opere di Ernesto Bazzaro e le ceramiche colorate delle decorazioni esterne conferiscono all’edificio un’aura quasi magica, che fa ripiombare l’osservatore immediatamente a quegli anni di spensieratezza positivista antecedenti al primo conflitto bellico mondiale.

Insomma, dopo l’installazione di The Floating Pears nel 2016 da parte dell’artista Christo attorno a Monte Isola, il lago d’Iseo continua a sognare in grande e soprattutto ad aprirsi sempre più al panorama artistico-culturale internazionale. Come si sente spesso dire in ambito sportivo, «non succede, ma se succede…» (e noi ovviamente lo speriamo di cuore).

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