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Raffaella, la sua ricerca contro il melanoma alla ribalta internazionale

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La copertina della prestigiosa rivista internazionale Cancer Immunology Research di gennaio 2019 è stata dedicata alla ricerca sulle cellule dendritiche plasmacitoidi del sistema immunitario condotta all’Università degli Studi di Brescia in collaborazione con gli Spedali Civili. Un’enorme soddisfazione che riconosce il valore e la scientificità di ben otto anni di ricerca sul melanoma cutaneo (sia allo stadio primitivo che metastatico) da parte di Raffaella Vescovi, nata e cresciuta a Palosco ora residente a Zocco d’Erbusco: insieme al team con cui ha lavorato ogni giorno in cerca di risposte che possano coadiuvare la formulazione di una target therapy specifica, capace di aiutare la produzione delle cellule di cui sopra, impedita da questo tipo di tumore.

Come spesso accade, l’amore per la scienza è nato sui banchi di scuola, grazie ad una professoressa che è stata in grado di trasmetterle la sua passione. La giovane Raffaella, dopo aver frequentato il Liceo Psicopedagogico, ha conseguito le lauree di primo e secondo livello all’Ateneo bresciano ed ha poi proseguito gli studi con un Dottorato in Patologia e Biologia Cellulare e Molecolare presso l’Università di Verona. «Come assegnista di ricerca biotecnologica a Brescia, ho avuto l’opportunità di lavorare non solo con gli indispensabili membri del team quali Matteo Bugatti e Matilde Monti ed altri giovani ricercatori che nel tempo hanno fatto crescere il gruppo, bensì abbiamo usufruito della preziosa collaborazione della Dott.ssa Francesca Consoli, oncologa, che ha selezionato i pazienti per noi».

Nonostante il lungo lavoro di analisi dei campioni e dei dati ottenuti richieda spazi di solitudine, oggi la ricerca presuppone un’apertura che smentisce il luogo comune dello scienziato chiuso nel suo laboratorio. «Durante la nostra ricerca abbiamo coltivato una rete di rapporti fruttuosi: l’Università, il reparto oncologico e quello trasfusionale; ma anche il mio tutor di tesi a Verona (il Prof. Cassatella), e Siena che ci ha mandato le cellule del melanoma. Come anche il Prof. William Vermi, a capo del nostro studio, che ci ha trasmesso il suo imprinting americano aperto alla collaborazione proprio grazie alla sua esperienza negli Stati Uniti».

La felicità del team alla notizia della pubblicazione nasce anche dal fatto che per arrivare così in alto sulla scala delle riviste specializzate solitamente occorre uno studio di grandi dimensioni per campionatura e strumenti. «I mesi passavano: da quando abbiamo sottoposto lo studio alla rivista fino alla loro richiesta di revisione (una procedura normale in ambito scientifico, Ndr) e poi altro tempo fino a quando sul mio cellulare non è apparsa la foto di copertina. Non ci speravamo quasi più».

Raffaella ama profondamente il suo lavoro, ma allo stesso tempo è consapevole delle difficoltà che la ricerca deve affrontare in Italia e quindi della precarietà sua e dei suoi colleghi. «La ricerca ha bisogno di soldi. Noi siamo stati fortunati e abbiamo ricevuto il finanziamento da AIRC per ben due volte. Lavoriamo con contratti biennali, senza INAIL. La maternità è stata estesa da poco alla nostra professione ed il rientro dopo il parto non è supportato. È bello vedere che molte donne si dedicano alla scienza: inizialmente il numero è persino maggiore di quello degli uomini, ma poi quando arrivano i figli questo dato si ribalta drasticamente».
E per Raffaella, che oltre che prestigiosa dottoressa biotecnologa è anche da poco mamma? Per il momento la dottoressa Vescovi si gode l’arrivo (la notte di Natale dello scorso dicembre) di sua figlia e coltiva la passione per il canto come membro del Coro di San Lorenzo dello Zocco. Poi al ritorno in laboratorio si vedrà: sebbene la dottoressa Raffaella Vescovi avrebbe molto da insegnare nelle scuole se fosse costretta a lasciare il mondo della ricerca, l’auspicio più profondo è che possa esercitare ciò che per cui è talmente brava e preparata tanto da aver ottenuto la pubblicazione e il riconoscimento internazionale.

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