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Paolo Barabanti e la ricerca sugli studenti «resilienti»: ecco chi migliora la propria vita grazie alla scuola

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Fare l’insegnante non è semplicemente una scelta professionale. Mettere piede nella scuola è una vocazione anche se, a volte, ci si arriva per caso.

È successo così a Paolo Barabanti, palazzolese – già impegnato come educatore presso una comunità famiglia e l’oratorio – che un giorno ha ricevuto una chiamata per supplire a un insegnante in una scuola primaria e che da allora, pur impegnandosi in altre attività, il piede da lì non lo ha mai tolto. Fino a arrivare a concentrare il suo lavoro di ricerca (ora divenuto un libro) sul tema degli studenti eccellenti: dove l’eccellenza spesso non è quella che si crede.

Una prima laurea in Scienze dell’Educazione all’Università Cattolica di Brescia, una seconda in Scienze della Formazione Primaria ottenuta nello stesso Ateneo ed un Dottorato di Ricerca a Genova in Scienze Sociali con specializzazione in Valutazione dei Sistemi educativi: un egregio percorso formativo al servizio della professione. «Io sono principalmente un insegnante e mi sono sempre considerato tale anche durante gli anni di dottorato. Anzi, direi che la volontà di intraprendere la strada della ricerca è nata proprio a supporto del mio lavoro».

Di ruolo presso la Scuola primaria di Adro, Paolo oggi insegna inglese ed integra questo lavoro tra i più piccoli con l’esperienza di professore a contratto in Sociologia dell’Educazione all’Università Cattolica di Brescia. L’energia non gli manca, appassionato di lettura dei classici inglesi e americani e di serie tv storiche, nonché da dieci anni soccorritore e istruttore di Croce Rossa, Paolo si dedica alla cucina (una passione ereditata dalla madre), al teatro amatoriale con la compagnia Filodirame di Palazzolo e libera la mente dalle fatiche dell’insegnamento con lunghe camminate nella natura. Una vita piena, vissuta in maniera esperienziale, così come dovrebbe essere per tutti gli educatori affinché il sapere che trasmettono non si limiti a mere nozioni.

Paolo Barabanti Palazzolo

Per il suo dottorato, però, Paolo si è interrogato sui temi meno discussi nel mondo dell’istruzione, ma non per questo poco degni di essere investigati. «L’attenzione agli studenti eccellenti, come investimento per il futuro e a beneficio della collettività, è diventato l’argomento ed il fulcro della mia ricerca». Un primo scoglio è stato quello di definire, però, tali studenti: «L’eccellenza nella scuola non appartiene solo allo studente canonicamente bravo, con voti alti. Vi è una componente sul fronte cognitivo e sociale ed entrambe vanno tenute in considerazione. Per questo ho chiesto a docenti di scuola primaria, secondaria di primo e di secondo grado di aiutarmi nel descrivere il profilo dello studente eccellente».

In un secondo momento, lo stesso Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di Formazione – grazie alle periodiche e sistematiche verifiche condotte sulle conoscenze e sulle abilità degli studenti (le famose prove INVALSI), in cui Paolo ha anche fatto un periodo di formazione durante il dottorato – ha fornito una serie di risultati da analizzare per completare il quadro descrittivo dell’eccellenza.

«Ciò che è risultato davvero interessante nello studio dei dati non è stata solo l’analisi delle performance di bambini e bambine anche in relazione alla materia (italiano o matematica), ma soprattutto l’apprezzare l’influenza del retroterra sociale dello studente sul successo del percorso scolastico. Il capitale sociale a monte sembrerebbe determinare una sorta di destino, ma si è invece notato che esiste una fetta di popolazione studentesca in grado di uscire dal proprio destino. Li definiamo resilienti: studenti che spesso grazie ad una figura adulta di riferimento superano e migliorano la condizione sociale della famiglia da cui provengono». Alla luce di questi risultati, il ruolo dell’educatore ne esce ancora più investito di importanza rispetto alla crescita del bambino e dell’adolescente.

E la scuola è pronta ad agire tenendo in considerazione la tesi sull’eccellenza di Paolo – tesi premiata alla fine del dottorato e rimaneggiata per la pubblicazione di un libro di più ampia divulgazione?

«Nonostante le difficoltà strutturali, quali la suddivisione delle classi ed alcuni insegnanti reticenti allo sforzo che il cambiamento comporta, credo che la scuola possa dare un’offerta formativa che tenga conto e valorizzi le sue eccellenze: perché lo studente eccellente di oggi sarà il medico, l’avvocato o il docente eccellente di domani».

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