I cimeli della Marzoli custoditi in un «museo» corale

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Non c’è spazio per la polvere nel salone che ospita il museo della ditta Marzoli di Palazzolo: un ambiente enorme, ospitato in un ambiente accanto allo stabilimento in via Sant’Alberto. I segni del tempo, quello che trascorre inesorabile senza guardare in faccia a nessuno, sono qui trasformati in una armoniosa collezione che spazia dagli albori ai giorni nostri, come se fosse una dolce melodia che si dipana tra i secoli.

A farci da Cicerone durante la visita è Piergiorgio Marini, palazzolese che ha lavorato alla Marzoli per decenni e che ora, raggiunta la meritata pensione, continua a frequentare quell’ambiente a lui così caro: tant’è che ha deciso di raccogliere materiali, documenti, archivi, strumenti ed arnesi che hanno fatto la storia dell’azienda nata nel 1851 e che ancora oggi – grazie alla sapiente leadership del Gruppo Camozzi – prosegue nel suo cammino nel settore meccanotessile di altissimo livello, nota ed esportata in tutto il mondo.

Piergiorgio Marini Museo Marzoli Palazzolo
Piergiorgio Marini, ex dipendente della Marzoli

«I cimeli sono stati tenuti in magazzino e nei solai delle famiglie di ex dipendenti, di dirigenti e ingegneri per anni – ha spiegato Marini -. Io non ho fatto altro che riunirli e dar loro l’importanza che meritano, collocandoli all’interno di un percorso che ripercorre la storia della ditta attraverso gli anni, contestualizzando i periodi storici e le tecnologie». In realtà, Marini è decisamente modesto, perché in questa esposizione sono raccolte davvero una serie eterogenea di oggetti che in futuro – non ci sarebbe nulla da stupirsi – potrebbero essere oggetto di studio da parte di storici e professionisti.

Si potrebbero addirittura scoprire chicche davvero interessanti. Per esempio: la data ufficiale di fondazione della Marzoli è il 1851, una realtà creata da Cristoforo Marzoli, ma secondo Marini le basi per quella costituzione erano state poste addirittura dal padre Bortolo, che veniva da Adro, il quale nel 1797 pare avesse aperto una piccola bottega meccanica a Mura, in via Gorini. «Non so se si può dire che fosse già la Marzoli, ma sicuramente si capisce da chi Cristoforo prese l’intraprendenza e la visione del futuro – ha continuato Marini -. La famiglia Marzoli è continuata poi nei secoli: anche il figlio del fondatore, Francesco, fu una celebrità, tant’è che nel 1914 fu il primo Cavaliere del Lavoro di Palazzolo. Agli inizi si produceva tutto ciò che si poteva fare in ambito meccanico e verso la fine dell’Ottocento la ditta si specializzò in rubinetterie, pompe per pozzi, strumenti per olio e vino, bottoni in corno e, soprattutto, nelle macchine da filanda, che ormai da quasi un secolo sono il punto focale della produzione».

Piergiorgio Marini Museo Marzoli Palazzolo

Certo, le variazioni nella produzione della ditta, fino al secondo dopoguerra, non sempre hanno consentito di specializzarsi solo in un ambito. Non è un mistero che durante la Seconda Guerra Mondiale nell’azienda si producessero bombe, necessarie per lo sforzo bellico che il fascismo aveva messo come priorità nazionale. E non era la prima volta, poichè questo genere di ordigni era già stato realizzato durante la Grande Guerra più di vent’anni prima. Oggi, fortunatamente, non ce n’è bisogno e le bombe solo solo un lontanissimo ricordo triste, seppur sempre parte di una storia gloriosa di lavoro e onestà. Alcune di queste produzioni sono oggi visibili nel museo, corredate anche da documenti dell’epoca e da fotografie.

Piergiorgio Marini Museo Marzoli Palazzolo

«All’apice della produzione, tra gli anni Sessanta e Settanta, quasi tremila persone lavoravano in Marzoli o per la Marzoli, la maggioranza dei quali palazzolesi – ha concluso Marini -. Anche per questo motivo la storia dell’azienda è parallela a quella della gente, a Palazzolo e non solo. Questa era una famiglia: è difficile lasciarla o non sentirsi legati. Io ora ho più di settant’anni, ma sono stato assunto negli anni Sessanta, prima al centro meccanografico e poi nella direzione del personale fino al 1999, quando sono andato in pensione. Ho cominciato a raccogliere elementi per il museo già dieci anni prima, però». E il lavoro, non v’è dubbio, è stato eccellente. Tra un torcitoio del 1927, un microscopio del 1930 e macchine tessili del primo Dopoguerra, il salto nel glorioso passato Marzoli è assicurato.

Quest’anno il Gruppo Camozzi festeggia i vent’anni dall’acquisizione del 100 percento dell’azienda e proprio alla metà di gennaio è stato inaugurato nella sede operativa di via Sant’Alberto il nuovo hub distributivo europeo di Camozzi Automation: il primo in Italia che utilizza un particolare sistema completamente automatizzato con modelli di intelligenza artificiale. Insomma, se il passato è lì da osservare e studiare, il futuro è l’orizzonte a cui tendere.

UNA STORIA LUNGA 168 ANNI

1851
Cristoforo Marzoli (1829-1894) fonda a Palazzolo una piccola officina meccanica di precisione che nei decenni successivi, grazie anche all’impegno dei figli Francesco, Gaetano e Vittorio, cresce e apre una propria fonderia. Così, si comincia a produrre macchine tessili.

1890
La Marzoli espone quattro banchi completi da filanda, uno dei quali brevettato e premiato con la medaglia d’oro ad esposizioni per industrie. Viene costruito uno stabilimento meccanico nello stesso sito, che ora è ovviamente più grande, nel quale opera oggi la ditta.

1904
Lo stabilimento di Palazzolo conquista la medaglia d’oro per macchine da filanda e rubinetterie all’esposizione di Brescia. In quest’anno comincia la produzione anche di moderni fusi e anelli per filatoi.

Piergiorgio Marini Museo Marzoli Palazzolo

1913
Francesco Marzoli, figlio di Cristoforo, viene nominato Cavaliere del Lavoro, il primo palazzolese. A lui viene riconosciuto anche il merito di avere iniziato in Italia la fabbricazione di bottoni in corno.

1949
Luigi Marzoli, figlio di Francesco e anche lui Cavaliere del Lavoro, viene insignito della Laurea Honoris Causa in Ingegneria negli Stati Uniti, diventando così il primo tecnico italiano a ricevere un tale riconoscimento in America.

1975
Comincia la quarta generazione imprenditoriale della famiglia Marzoli con Angelo, Franco, Agostino e Giorgio: in quell’anno l’azienda è l’unica in Italia e una delle poche a livello internazionale a realizzare l’intera gamma di macchine per la filatura del cotone e delle fibre chimiche a taglio cotoniero.

1999
Il Gruppo Camozzi, con la partecipazione della BiPop di Brescia, acquisisce il 100 percento della società. La Marzoli si apre sempre di più al mondo e ai nuovi mercati emergenti, in particolare quello cinese.

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