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Cecilia fa «Il pieno di felicità»: il suo primo romanzo edito da Minimum Fax

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Scrivere un libro per raccontare in prima persona le gioie e i dolori di una giovane donna italiana espatriata in Inghilterra. La palazzolese Cecilia Ghidotti ha fatto il suo debutto nel mondo dell’editoria al fianco di una importante casa editrice indipendente come la Minimum Fax. Il suo esordio editoriale, dal titolo Il pieno di felicità, è un’opera autobiografica che vuole innanzitutto sfatare il falso mito secondo cui vivere all’estero sia tutto rose e fiori.
«In tanti hanno quest’idea che trasferirsi in Inghilterra sia il paradiso – racconta Cecilia – cosa che per me non è assolutamente vera. Non è vero che tutto funziona bene: ad esempio iscriversi all’università ha costi altissimi. Nel mio libro voglio raccontare lo spaesamento che ho provato andando a vivere a Coventry: una città che dopo la Seconda Guerra Mondiale è stata interamente ricostruita in cemento armato. Un posto che ha risentito molto della crisi degli anni Ottanta e ha un altissimo tasso di disoccupazione».

Il libro – dopo essere passato col tour promozionale alla Fiera del Libro di Milano e in tutto il Nord d’Italia – è stato presentato anche alla Biblioteca civica Giacinto U. Lanfranchi di Palazzolo nella serata di mercoledì 20 marzo, davanti a un folto pubblico di suoi concittadini, ansiosi tra l’altro di sapere se nel testo c’è traccia anche della città natale di Cecilia. «Nel libro sono riuscita ad esplorare in maniera molto libera una specie di nostalgia produttiva nei confronti del territorio da cui provengo – spiega la giovane autrice –. Essendo andata via presto non ho un fortissimo legame con Palazzolo, ma avendo potuto scrivere nel libro di alcuni posti del territorio sento di averlo rielaborato e fatto più mio attraverso le mie stesse parole».

Nonostante una buona esperienza nel mondo della letteratura e dell’editoria – Cecilia ha infatti frequentato Lettere all’Università di Bologna per poi frequentare un Master alla Scuola Holden di Torino e ottenere un Dottorato in Letteratura contemporanea in Inghilterra – scrivere il suo primo libro non è stato affatto semplice. «È stato un processo molto lungo: la lavorazione del libro è durata circa quattro anni. Tanti autori lavorano sui testi scrivendo molto e togliendo molto: io, invece, ho fatto il contrario; sono andata per accumuli di piccoli pezzi. Non essendo un romanzo vero e proprio non ho costruito una trama, ma sono andata a vedere nella mia esperienza di vita quali cose mi interessava raccontare in quel momento: come ad esempio l’emigrazione, il ritorno a casa, l’esplorazione di persone con una vita più regolare. Avevo voglia di affrontare un tema di crescita e cambiamento partendo da punti di vista diversi, costruendoci delle piccole storie intorno».

Il libro sta avendo un ottimo successo – sui social network e non solo – anche grazie alla bellissima copertina che ritrae in maniera molto pop un unicorno con la testa mozzata. «In realtà Unicorni era il nome che avevo dato alle bozze del libro: mi sembrava un simbolo carino e inoffensivo per nominare dei testi che invece avevano dei contenuti un po’ cupi. Poi, però, quando mi hanno proposto questa copertina ho deciso di cambiare il titolo e ho scelto un verso di una canzone dello Zecchino d’Oro 1991 che parla di un tipo di felicità che gli adulti non riescono più a raggiungere. Mi piace molto prendere in prestito delle cose della cultura pop per poi utilizzarle in altri contesti».

Per Cecilia la prima opera è stata un po’ il battesimo del fuoco, ma ora non vuole più fermarsi. «Mi piacerebbe continuare a scrivere, ma prima devo accumulare stimoli. Adesso che ho aperto una porta vediamo di sfondarla».

(photo credit: Vera Roveda)

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