Alcolismo: smettere di bere e aiutare gli altri si può

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«Sono un alcolista. Sobrio da ventuno anni, ma sono e rimango un alcolista».
La trasparenza e la concretezza con cui Angelo racconta di sé è quasi disarmante. La pacatezza infarcita di autoironia con cui parla della sua tragica e a tratti bizzarra esperienza trasmette un messaggio di speranza: «l’alcolismo è una malattia, ma la sobrietà è raggiungibile».

A posteriori, ricorda che i segnali erano già presenti dall’infanzia. «A sei anni preferivo i famosi cioccolatini al liquore e disdegnavo quelli al caffè, le ciliegie sotto spirito…una tirava l’altra. A ventitré ho cominciato a bere aperitivi e progressivamente tutto il giorno è diventato il momento buono per il Campari con il bianco». Insomma, Angelo era un alcolista funzionale, di quelli che per anni continuano a sostenere una vita apparentemente normale con moglie, figlio, casa e lavoro. «Cominciavo a bere al mattino prima di entrare in ditta. Mi riempivo per bene e poi andavo a lavorare, ma dopo poche ore ne avevo di nuovo bisogno e andava avanti così tutto il giorno, tutti i giorni».

Una vita di alcol e di menzogne, prima di tutto a se stessi, e poi alla propria famiglia: un mondo parallelo dove il concetto di responsabilità veniva annegato in litri e litri di alcolici. «Mi conoscevano tutti a Capriolo. Ho sfasciato otto macchine, ma la colpa non era mai la mia. Ho litigato con il sindaco perché in paese c’era il muro contro cui sono andato a sbattere. Ero stanco della vita, autodistruttivo e pure fortunato di non essere perito in uno degli incidenti e di non avere ucciso nessuno. Nominalmente avevo ancora famiglia, ma non parlavo con mia moglie da mesi: ero inesistente per mio figlio, isolato per mia stessa mano da tutti».

La semantica conta nel discorso sull’alcolismo e Angelo ci tiene a precisare che l’alcol non è un vizio perché il vizio dà piacere, mentre la dipendenza da alcol è una malattia che si porta via tutto. «Avevo venti milioni di lire in debiti e cambiali chiuse a chiave nel mio cassetto al lavoro. Tipico dell’alcolista è pensare di essere più furbo di tutti, ma non è così: infatti, mia moglie trovò quelle cambiali. Conoscevo un uomo che diceva di non essere un alcolista perché beveva solo champagne. Mentiva. Andavo in montagna per ‘disintossicarmi’ e compravo decine e decine di confezioni di liquore nelle bottigliette mignon. Mentivo anch’io».

Poi arriva una vigilia di Natale. Angelo ricorda l’ora precisa in cui – dopo aver chiesto aiuto agli Alcolisti Anonimi – ha smesso di bere. «Ventuno anni fa incontrai il mio sponsor e le dissi che avevo intenzione di smettere a Capodanno. Lei mi rispose di farlo subito, di non aspettare, di non posticipare e io le diedi retta. Alle 11.45 della mattina del 24 dicembre smisi di bere».

Da quel momento i baristi dei locali da lui frequentati hanno cominciato a servirgli caffè e altre bevande analcoliche e con un dialettale «L’et capida!» uno di loro ha persino sdrammatizzato sulla perdita dell’assiduo cliente ed il ritrovamento dell’avventore sulla via della sobrietà.

«Quando entro nelle scuole e parlo ai ragazzi dico loro che il mio fondoschiena è più bello di quello di Belén – scherza Angelo – Sono stato molto fortunato perché nello smettere di bere non ho provato il dolore e le difficoltà dell’astinenza fisica. Mai. Tanto che la dottoressa Luigina Scaglia (Direttrice dell’Unità Operativa di Geriatria e Patologie Alcol-Correlate presso il Centro Medico Richiedei di Palazzolo sull’Oglio, Ndr) che mi segue e mi studia, mi ha scherzosamente detto che forse sono un alieno, con il mio fegato ancora sano».

Tuttavia, la strada che dalla dipendenza psicologia porta alla sobrietà, o dal «non posso bere» al «non voglio bere» nell’astinenza è lunga e tra le amicizie di Angelo c’è anche chi non ce l’ha fatta e si è arreso alle acque profonde dell’alcol. Il suo percorso, però, è testimonianza della possibilità di cambiare il proprio stile di vita da quello alcolcentrico a quello suggerito dai Dodici Passi (un metodo di recupero basato sull’esperienza consolidata in dodici passi, che aiutano l’alcolista a cambiare stile di vita e a trovare serenità e sobrietà, Ndr) degli Alcolisti Anonimi.

L’ingresso della sede della A. A. di Palazzolo sull’Oglio

Oggi Angelo è un uomo attivo, presente a se stesso, conosciuto anche come Presidente della Corale di San Giorgio di Capriolo e per il suo impegno all’oratorio, nelle scuole con gli studenti e i genitori. «Ho una moglie che non mi ha mai abbandonato nonostante gli anni difficili che ha passato con me, ho riscoperto mio figlio al compimento dei suoi diciannove anni e ho abbracciato la condizione necessaria per recuperarmi dall’alcolismo: il cambiamento». Non a caso ora, anche come Presidente del gruppo Alcolisti Anonimi di Palazzolo, Angelo ha sempre il telefono acceso a qualsiasi ora del giorno e della notte. Alla parola sponsor preferisce l’appellativo di grande amico. «Il primo passo è l’ammissione a se stessi della propria impotenza di fronte all’alcol e dell’incontrollabilità delle nostre vite. La prima serata di incontro è dedicata alla persona che ha fatto questo primo passo».
La frequentazione degli incontri bisettimanali e lo studio dei Dodici Passi sostengono il programma di recupero che statisticamente non avviene se l’alcolista si basa solo sulle proprie risorse. Ecco perché – fondata negli Stati Uniti nel 1935 –  l’associazione Alcolisti Anonimi ha aiutato migliaia di persone: persone che arrivate al dodicesimo passo, quello della trasmissione della propria esperienza, contribuiscono per propagazione alla salvezza di altri alcolisti.


SE HAI BISOGNO DI AIUTO IL GRUPPO A. A. DI PALAZZOLO C’È
Gruppo Alcolisti Anonimi «Robertone»
Via Roncaglie,
25036 Palazzolo sull’Oglio
Contatti:
Angelo 339 6497345 – 0307460840

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