«Incrine» e i suoi 77 illustratori: vero esperimento di fumetto collettivo

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Uno sceneggiatore, decine di disegnatori, un punto di partenza: Palazzolo. L’esito di un’idea partorita da una mente creativa ed eclettica, quella del palazzolese Massimo Faini, si è concretizzata il mese scorso nel fumetto Incrine, che ha coinvolto artisti da tutta Italia, alcuni dei quali dalla stessa Valle dell’Oglio.

Complessivamente gli artisti che hanno prestato il proprio talento ed abilità al servizio di questo incredibile lavoro sono stati ben 77, ciascuno dei quali ha creato due tavole (ossia pagine) della pubblicazione, che Valle dell’Oglio Magazine ha sostenuto con una distribuzione ad hoc durante la presentazione. Ma il progetto non è nato così, bensì si è sviluppato in questa maniera man mano che prendeva forma. Ed è forse questo l’aspetto ancor più straordinario di Incrine. A spiegarne la genesi è stato lo stesso Faini, 40enne già noto per i suoi lavori che spaziano dal cinema alla letteratura, dalla musica alla pittura astratta.

Massimo Faini Incrine Palazzolo

«Mesi fa ho visto e apprezzato tantissimo un cortometraggio in stop motion, Lovorphosis, del milanese Roberto Grasso – ha spiegato Faini -. L’ho contattato e abbiamo parlato di una collaborazione. Data la scarsità di tempo mi ha chiesto di poter lavorare ad una breve storia, ma io di natura sono troppo prolisso (ride, Ndr) e allora ho rilanciato, chiedendogli di lavorare solo ad una parte di una sceneggiatura ben più lunga. Ha accettato e così, quasi per gioco, ho contattato alcuni miei amici illustratori partendo dai contatti di Palazzolo e Brescia. Nessuno avrebbe mai avuto il tempo di disegnare tutte le tavole, ma tutti dicevano che l’idea di un lavoro corale era molto interessante. Così, ho pensato di contattare molti più artisti, ai quali ho spiegato il progetto che era andato a delinearsi: quello di un fumetto collettivo, in cui l’impegno di ciascun fumettista sarebbe stato minimo, ma il risultato una bomba!».

Massimo Faini Incrine Palazzolo
Massimo Faini (secondo da destra) insieme ad alcuni illustratori di «Incrine»

Infatti, il fumetto – lavoro pregevole sia nella sua dimensione narrativa, sia in quella più basilare del confezionamento – è costituito di tre volumetti, indicati come X, Y e Z, che sono contenuti in una copertina cartonata: grazie ad un gancio si può appendere l’opera al muro (e magari cambiare di tanto in tanto in tanto il primo volume in modo tale da ruotare il ‘quadro’ appeso alla parete). Tra gli artisti, la comunità creativa più rappresentata è quella palazzolese con Francesca Marini, Giulia Gafforelli, Fabio Colombo, Giovanni Alessi, Silvia Belotti, Marta Belotti, Giovanni Belotti, Corrado Signoroni, Mad Gipsy Marini, Silvia Testa e ultima, ma non certo per importanza, l’affermata Loputyn. Di Palosco è Luca Pedroni, mentre di Orzinuovi Filippo Alloisio e di Pontoglio Stefano Giovini; ma anche altri bresciani come Dorothy Bhawl, Biro, Vita Montini e Stefano Alghisi o bergamaschi come Lino Pirola sono stati molto attivi. Non si possono poi non citare artisti che hanno risposto alla chiamata di Faini con entusiasmo e che sono molto noti nel settore in tutta Italia, dal Piemonte alla Puglia: come Alberto Buscicchio, Claudia La Neve, Max Moda, Mirko Rossi, Helena Masellis, Francesco Corli, Alessandro Saiu, Lorenzo Sangiò, Lorenzo Nicoletti, Davide Ratti, Benedetta Cocco, Marco Capra, Giacomo Pilato, Ignazio Piacenti e Federico Zottis.

Dopo la prima presentazione del graphic novel, tenutasi in biblioteca a Palazzolo, sono in programma nuovi incontri a Brescia, Bergamo, Milano, Venezia, Torino e Taranto. Curiosi di saperne di più? «Il fumetto, ambientato in un mondo distopico, narra di un uomo che si sveglia spaesato in un bidone dell’immondizia e non ricorda nulla di quello che gli è capitato, o che ha volutamente scordato – ha concluso l’autore -. Non posso raccontare tutto, ovviamente, ma sono molto soddisfatto perché sta ricevendo ottimi riscontri e per giunta è un esperimento davvero unico nel suo genere. Esistono fumetti collettivi, ma non con così tante penne».
Per maggiori informazioni si può seguire l’omonima pagina Facebook Incrine, o contattare l’autore (massimoego@libero.it).

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