Stefano Ghidotti: combattere il Parkinson con lo sport

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IL 57ENNE DI PALAZZOLO TRA TRIATHLON E IMPEGNO SOCIALE

Trasformare un problema in un’opportunità di crescita, anche se non semplice. Una frase spesso ricorrente quando si parla di traumi improvvisi che possono essere utilizzati come rampa di lancio verso nuove sfide. Stefano Ghidotti, 57enne palazzolese, ci è riuscito pienamente, cambiando la sua vita proprio dal momento in cui gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson, nella primavera del 2017.

Ghidotti – figlio del noto maestro Francesco, ex sindaco di Palazzolo e pilastro della ricerca storica locale – aveva solo 54 anni quando ha cominciato a notare alcuni problemi fisici: dal sonno incostante alla stanchezza prolungata, dalle braccia indolenzite al disequilibrio nel peso dei muscoli. «All’inizio ho fatto lo stesso pensiero di chiunque: credevo si trattasse di una naturale fase di invecchiamento, ma mi sono anche reso conto che qualcosa non quadrava, perché alcuni momenti erano troppo rilevanti e quindi ho consultato il dottor Enrico Alfonsi, ora diventato mio neurologo – ha spiegato Ghidotti -. Quando mi è stato diagnosticato il Parkinson sono rimasto di sasso. Anche mio padre ne è affetto, ma l’ha scoperto a 80 anni, io ne avevo solo 55!».

Quella notizia sconvolgente, però, da ostacolo è stata trasformata da Stefano in un’opportunità da cogliere, con tenacia e determinazione. «Sin dall’infanzia ho praticato gli sport più vari, in particolare tennis, pallavolo, basket, vela e sci – ha proseguito il palazzolese -. Da qualche anno già praticavo il triathlon, che ora è divenuta la mia disciplina principe: corsa, bici e nuoto tutto insieme. Infatti, dopo la diagnosi ho iniziato un percorso ben preciso, poiché non volevo darmi per vinto e desideravo invece dare al mio corpo un addestramento più rigoroso, in modo che questo compensasse il deficit motorio».

Per farlo, Ghidotti si è affidato al trainer Alberto Schivardi della palestra AS2O. Con lui – e altri sportivi e appassionati palazzolesi – è nata una sinergia positiva che gli ha dato una forza incredibile. Non a caso, quello appena trascorso è stato un anno pieno di emozioni e successi inaspettati per Stefano: a gennaio 2018 ha aperto il suo blog, mentre a novembre ha fondato l’associazione «Parkinson&Sport». Nei mesi che hanno separato questi due avvenimenti, è stato un susseguirsi di sorprese: come testimoniano le 17mila visite al sito Internet, i duemila amici virtuali e i quasi 100 iscritti al sodalizio appena costituito.
Tra queste persone, alcune sono uscite dai social e dalla rete per diventare visi conosciuti e persone vere, con cui Stefano percorre ora un cammino nel quale non si può più sentire solo: un percorso fatto di progetti che sono nati grazie alla volontà di condividere e al piacere di stare insieme, nel segno dell’aiuto reciproco. Molti di questi, affetti dallo stesso morbo, hanno trovato in lui e nel suo cammino una speranza inaspettata. «La mia sfida è questa: affrontare il Parkinson attraverso il triathlon e le specialità sportive che lo compongono – ha continuato il 57enne – tenendo traccia di tutti i dati che registro sul mio corpo, da quanto mi è stato diagnosticato. È un esperimento mai fatto nel mondo e quindi questo potrà essere utile anche a ricercatori e pazienti per affrontare con forza questa malattia».

La diagnosi, quel fulmine a ciel sereno, non ha solo cambiato le attività del tempo libero, ma per Stefano è stata addirittura l’alba di una rivoluzione di vita. Dopo oltre trent’anni di lavoro come odontotecnico, il palazzolese ha deciso di intraprendere un nuovo percorso, senza perdere l’obiettivo principale di aiutare le persone in difficoltà – come chi deve affrontare traumi, depressioni, problemi fisici – con un solo motto: rialzarsi più forti di prima. «Ho iniziato a lavorare su me stesso e sul miglioramento delle relazioni interpersonali – ha concluso Ghidotti -. Così, ho pensato di reinventarmi come mental coach, un’attività che permette di applicare strumenti e strategie per raggiungere degli obiettivi prefissati».
Già, gli obiettivi. Quelli del 57enne per quest’anno sono due: la mezza maratona a marzo e il mezzo Ironman (triathlon medio) il 2 giugno a Lovere. Poi, all’orizzonte c’è la grande sfida: l’Ironman Triathlon nell’anno dei suoi 60 anni, ossia tra 2021 e 2022. Nella convinzione provata dalla sua esperienza che con allenamenti mirati ogni giorno e il controllo costante di tutti i parametri fisici (dal battito cardiaco alla qualità del sonno), nulla è impossibile. Anche a questa età, anche col Parkinson.

Per chi volesse saperne di più e rimanere in aggiornamento con i traguardi ed il lavoro del palazzolese, basta connettersi al suo sito www.parkinsontriathlon.blog. 

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