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Pontoglio: tutti pazzi per i casoncelli, tradizione lunga più di un secolo

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Ciascun paese ha le proprie particolari tradizioni, tramandate nel tempo per non perdere l’animo di una comunità. Pontoglio detiene una sorta di record insieme a pochissimi altri paesi italiani: quello di un piatto tipico profondamente legato ad una festività locale.

Stiamo parlando naturalmente del mitico casoncello di Pontoglio il cui culto – sebbene sia stato portato avanti nei decenni – negli ultimi anni sta risorgendo grazie ad un gruppo di volenterosi cittadini: con il supporto dell’Amministrazione comunale, già da un paio di anni hanno avviato il percorso (che si concluderà nei prossimi mesi) per l’ottenimento della certificazione De.C.O. riservata ai piatti con Denominazione Comunale d’Origine, ossia quelli strettamente custoditi dalla memoria di un paese.

Non a caso, il casoncello di Pontoglio è stato oggetto di numerose iniziative di rilievo che hanno portato alla costituzione dell’Accademia Italiana del Casoncello: una nuova realtà che ha come obiettivo principale la tutela della tradizione e la standardizzazione del formato del casoncello, il quale è necessariamente con la forma a mezzaluna (e mai quadrata come i ravioli). Nell’anno del 40esimo anniversario del film L’albero degli zoccoli di Olmi, girato proprio al confine con Pontoglio, non si può non evidenziare come casoncello sia il nome di un piatto che, pur con tutte le diversità locali, unisce indissolubilmente Brescia e Bergamo: un trait d’union appetitoso e denso di significato.

Inoltre, la Sagra del Casoncello – rinomato evento dedicato a questa amatissima pietanza – quest’anno è stata ampliata a tutto il mese di gennaio, con inizio il 4 e chiusura il 31. Come di consueto, è organizzata dall’associazione commercianti Arti e Botteghe con il Comune di Pontoglio ed il Comitato Sant’Antonio, col patrocinio di Regione Lombardia, Coldiretti, Confartigianato e Provincia di Brescia. Per tutto questo periodo, chiunque potrà degustare i casoncelli tipici in uno dei ristoranti convenzionati, ossia Da Ninì, Prati Verdi, Pinoto, Vecchio Larry, Alfiere e Fermata 90.

I CASONCELLI NEL RICORDO
Ci sono persone che negli angoli più remoti delle proprie menti custodiscono ancora perfettamente intatti i ricordi di un tempo. Già, perché il casoncello in sé non è altro che un piatto. Ciò che invece è straordinario, oltre all’attaccamento dei pontogliesi a questa pietanza, è l’insieme delle emozioni e dei sentimenti che la giornata di Sant’Antonio e i suoi riti così unici hanno lasciato alle generazioni degli ultimi due secoli: il calore della famiglia riunita per il giorno più gioioso dell’anno, la suddivisione dei ruoli nella preparazione dei casoncelli, la partecipazione di tutti i componenti della famiglia, i sapori, i profumi, i sorrisi e gli abbracci.

Commovente è la testimonianza di alcune anziane pontogliesi che ora vivono alla casa di riposo Villa Serena. Qui le signore Giuseppina (classe 1933), Emilia (classe 1937) e Maria Domenica (classe 1942) ci hanno raccontato che cosa significa per loro questa festa. «Per noi tutti era un giorno speciale sin dalla mattina presto – hanno spiegato le tre donne -. L’origine del termine casoncello è incerta, ma crediamo che venga da casa: ossia un piatto che viene preparato solo tra le mura domestiche e che coinvolge tutta la famiglia. Sant’Antonio per noi era una ricorrenza straordinaria: ci riunivamo per preparare la pasta e i casoncelli e, alla fine, tutti a tavola ringraziando il cielo che ci avesse donato la vita e quelle prelibatezze».

Sebbene la ricetta originale preveda come condimento il burro versato e il ripieno di carne, sono molte le varianti che erano in uso un tempo. «Del resto, il ripieno dei casoncelli era fatto perlopiù con carne di suino: all’epoca avevamo quasi tutti degli animali e quando veniva ucciso il maiale lo mangiavamo praticamente tutto. A Sant’Antonio utilizzavamo per il ripieno anche tutte quelle parti che non avevamo mangiato prima, anche quelle meno nobili. Nel ripieno però talvolta mettevamo anche pane, formaggio, mortadella e burro. Quanto al sugo, spesso facevamo un ragù ancora col maiale: era la giornata in cui ci riempivamo lo stomaco come quasi in nessuna altra circostanza».

Ma qual è il primo pensiero che viene in mente ripensando ai casoncelli? «Senza dubbio il rito della preparazione – ha risposto la signora Giuseppina -. Io stavo con mia madre e mia nonna, che custodiva gli antichi segreti. Stendevamo la pasta col mattarello su di un asse di legno e poi ciascuno aveva il suo compito. Diciamo che noi piccoli, parlo degli anni Quaranta, aspettavamo Sant’Antonio come nessun altro giorno. Ricordo i sorrisi di noi bambini quando impastavamo e poi, una volta finiti i casoncelli e messi a riposo nella stanza fredda, così da farli diventare più duri, ne mangiavamo alcuni crudi perché non stavamo più nella pelle»

LA FESTA DI SANT’ANTONIO
La Sagra del Casoncello di Pontoglio è unita a doppio filo alla Festa di Sant’Antonio: santo qui amatissimo, insieme alla patrona di Pontoglio, Santa Maria Assunta. Il programma delle celebrazioni vede l’inizio dei festeggiamenti sabato 12 gennaio (alle 20.30 al PalaBosco in oratorio) con balli ed attrazioni per le famiglie e la messa presso la chiesetta (mercoledì 16 alle 18.30).

Giovedì 17 gennaio, giorno della solennità di Sant’Antonio, i Volontari del Soccorso saranno in via Sant’Antonio per controlli della pressione e della glicemia (ore 8), mentre allo stesso orario si terrà la prima delle messe nella chiesetta dedicata al Santo (l’altra mattutina sarà alle 10.30). Alle 10 al campo sportivo i bambini pontogliesi correranno per una gara podistica. Nel pomeriggio giochi, pignatte, castagne, vin brulè e molto altro animeranno il cortile dei Minele, mentre alle 15.30 nella sala riunioni della BCC l’Amministrazione comunale inviterà tutta la cittadinanza a partecipare alla premiazione delle Onorificenze civiche e delle Borse di studio per gli alunni più meritevoli. Alle 17.30, l’estrazione della sottoscrizione a premi sarà il preludio della messa di chiusura, che vedrà come di consueto anche il bacio della reliquia. Al termine della funzione religiosa, tutta la popolazione verrà tenuta col naso all’insù per ammirare gli spettacolari fuochi d’artificio sul fiume Oglio.

Inoltre, per tutta la giornata saranno presenti bancarelle di cibo, dolciumi, artigianato e hobbistica lungo il fiume e lungo via Garibaldi, mentre in via Palosco verranno allestiti giostre e luna park. La manifestazione non terminerà però quel giorno: sabato 19 gennaio vi sarà il gran finale col concerto del Corpo Bandistico Pontogliese (alle 20.30 nella chiesa parrocchiale).

L’ANTICA CHIESETTA DI SANT’ANTONIO
Vicino al ponte sull’Oglio sorge la piccola chiesa di Sant’Antonio. La sua data di edificazione è incerta: per alcuni pare che sia stata costruita attorno al 1300 a guardia del ponte mobile sul fiume e a protezione dei pescatori, mentre altri storici pontogliesi credono che sia stata eretta nel Cinquecento dai frati Carmelitani che abitavano il convento, per essere più al sicuro dalle frequenti scorrerie delle bande di ladroni. Non a caso, il primo documento storico che ne attesta l’esistenza è la relazione della visita pastorale del vescovo di Brescia Domenico Bollani nel 1572. Qui è scritto che la chiesa «fu edificata dal Comune e dagli uomini di Pontoglio tanto tempo fa di cui non si ha memoria e nella quale si celebra la Santa Messa».

A questa chiesa sono legate le importanti celebrazioni pontogliesi, anche queste di data immemore. Infatti, se da un lato quella che si va a festeggiare a breve sarà la decima edizione della Sagra del Casoncello, dall’altro sarà la 133esima Festa di Sant’Antonio: una ricorrenza certamente ben più antica, ma che è stata ufficializzata nel 1886 e da lì in poi mai più interrotta. In questo caso, la datazione è certa: infatti, quel gennaio è rimasto indelebile nella memoria della comunità, dato che nei giorni precedenti la manifattura di Pontoglio fu colpita da un incendio (in cui purtroppo morirono due persone).

Oggi la chiesetta resta ancora il segno tangibile di questa centenaria devozione religiosa che, come spesso accade in Italia, ha assunto anche i toni della festa mondana: con musica, giochi, risa e ovviamente il tanto atteso casoncello.

LA LETTERA
«Quando da bambini facevamo la pasta»
di Cinzia Taboni

A Pontoglio non si parla di ravioli: il piatto tipico sono i casoncelli. Quando penso ai casoncelli, la mente va subito a quando ero bambina e a gennaio, per la sagra di Sant’Antonio, preparavo i casoncelli con la nonna. Lei lavorava la pasta su un’asse di legno, usata solo per questo scopo e quindi chiamata «l’asse della pasta». La nonna stendeva la pasta con il mattarello e con un bicchiere ne ricavava dei cerchi che venivano riempiti con del ripieno a base di pane, formaggio e qualche pezzo di mortadella, precedentemente tritata. Nei periodi più «ricchi» si aggiungeva anche un pugno di impasto del salame che conferiva un sapore inconfondibile ai nostri casoncelli. Questi venivano poi chiusi piegando la pasta a metà, sigillati ermeticamente con una forchetta. Tutto questo lavoro veniva svolto nella cucina e i casoncelli pronti venivano portati in camera, la «stanza fredda», e appoggiati su di una tovaglia bianca precedentemente stesa sul cassettone.
Alla preparazione di questa specialità partecipava tutta la famiglia, dai più piccoli ai più grandi: le donne tiravano la pasta, i più piccoli realizzavano le palline di ripieno e le bambine procedevano poi alla chiusura dei casoncelli con la forchetta. Ancora oggi, dopo tre generazioni, preparo i casoncelli in occasione del 17 gennaio, festa di Sant’Antonio. La modalità di preparazione è rimasta invariata: l’unico strumento «moderno» che utilizzo è la macchina per tirare la pasta. Per il resto, seguo ancora le procedure e i consigli della nonna. Durante questa ricorrenza, oggi come ieri, la gente viene a Pontoglio da tutti i paesi vicini per mangiare i nostri casoncelli.

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