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La brand manager Merilù sotto il cielo di Berlino non dimentica la sua Credaro

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Maria Luisa Paparo è nata a Credaro nel 1987 e per tutti, da sempre, è Merilù: laureata alla Libera Accademia di Belle Arti di Brescia, una grande passione per il teatro alle spalle e l’hobby per il modellismo Art and Craft con pasta polimerica.
Da febbraio 2015 è residente a Berlino, dove nel 2018 ha conseguito il master in Marketing e Comunicazione presso l’IMK. Una scelta di vita che definisce consapevole, nata addirittura durante una gita di quarta superiore, quando ancora frequentava l’Istituto d’Arte Fantoni di Bergamo.

«Avevo 18 anni, era l’imbrunire, stavamo camminando in gruppo sull’Isola dei musei (quartiere di Berlino, Ndr) e io mi persi guardando le luci soffuse che si riflettevano sullo Sprea (il fiume di Berlino, Ndr): l’architettura poco armonica e quell’aria underground mi rubarono il cuore e, ricordo ancora, mi fecero proprio dire: “Un giorno voglio vivere a Berlino”. Ci ho messo dieci anni e ho unito questo sogno con un Master in Pubblicità, che non ha caso ho scelto di frequentare qui».

Ora, dopo sette anni come impiegata, adesso Merilù è una libera professionista nel campo della Brand Therapy: «Supporto altri freelance nel trovare la loro identità professionale, cercando di migliorarne l’immagine con un approccio più umanistico, che va un po’ oltre rispetto alla mera grafica e design. Come esterna, sono divenuta anche Brand Manager per l’azienda ITG, un’impresa familiare».

Ascoltando la diretta interessata, anche il periodo di ambientamento pare essere filato via liscio: «Berlino è una città multiculturale, internazionale ed effervescente, per cui all’inizio è stato normale scontrarsi con alcune realtà diverse dalla nostra; ma con il giusto spirito di integrazione tutte le porte si sono aperte. E ora è un po’ di più casa mia: cambiano i gusti ed i vestiti, ma trovandomi spesso in viaggio per lavoro, dopo qualche giorno inizio ad avvertire la mancanza del mio quartiere».

Pare proprio, dunque, che non si sia trattato di una scelta sofferta, né vi siano stati pentimenti: «Mi sono serenamente detta che o sarei partita in quel periodo, o non sarei più riuscita a farlo. Cerco, anche in altri campi, di vivere facendo in modo di non avere rimpianti nel caso in cui dovessi voltarmi indietro. All’epoca poi non avevo impegni affettivi o lavorativi a trattenermi per cui ha prevalso la mia voglia di scoprire. Ma anche io in alcuni momenti mi sono chiesta se stessi facendo la cosa giusta».
Da giovane italiana che vive all’estero c’è sempre l’interrogativo di fondo relativo ad un possibile ritorno? «Come dico sempre a tutti, al momento non c’è un altro posto in cui preferirei essere, ma non voglio invecchiare a Berlino. Il mio sogno è tornare casa riportando tutto il meglio di quello che ho raccolto durante la mia esperienza all’estero. L’Italia per me è sempre un dolce luogo accogliente in cui tornare: siamo un Paese molto tradizionalista, ma è da queste situazioni che partono le grandi innovazioni e solo dopo che sono partita ho cominciato a vedere l’Italia con sguardo positivo: ha solo bisogno del suo tempo per brillare».

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