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Alessandro, il re delle cucine bergamasche aiuta le persone a migliorare se stesse

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«Un’espansione repentina, il diventare un’impresa strutturata, mi hanno fatto capire che mi mancavano alcune competenze: ho avvertito un forte bisogno di migliorare nella gestione del team: persone che andavano e vanno sempre ascoltate e formate». È con queste parole che Alessandro Aceti, 44 anni, racconta la molla che a un certo punto lo ha spinto a prendere in mano la sua vita e a decidere di esercitare dei cambiamenti radicali. Un’esplorazione e una crescita con momenti molto forti e intensi, come testimoniano le foto sulle pareti dell’ufficio: «Ho preso anche parte ad un percorso di sopravvivenza, con una settimana a 1600 metri di altitudine con altre venti persone e zero tecnologia, e ho concluso due maratone (New York e Torino) che rendono bene l’idea del lavoro personale intrapreso, visto che da 117 chili sono arrivato alla gara che ne pesavo 89».

Ma qual è la storia di Alessandro? A prima vista è una storia di solo successo. Originario di Palosco, dove si trova l’azienda di famiglia (la Aceti Arredamenti Srl, rilevata insieme a quattro cugini nel 2000), lavorava lì, occupandosi della parte commerciale. Meno di dieci anni dopo, il grande salto per la ditta, ma soprattutto per Alessandro: infatti, nel 2009 c’è l’apertura del primo punto vendita a Bergamo (Scavolini Store) e a seguire l’inaugurazione di altri tre store, tra Cernusco sul Naviglio e altre zone. Tutto bene? Sì, ma fino a un certo punto. Perché Alessandro sente che c’è qualcosa che manca nel suo approccio al lavoro – che rappresenta una grande parte nella vita di ciascun individuo – e decide perciò di rimettersi in gioco, in primis lavorando su se stesso.

Infatti, nel 2014 questa presa di coscienza lo porta all’iscrizione al MICAP (Master Internazionale di Coaching in Alte Prestazioni) e ad un percorso di formazione lungo ben tre anni, durante i quali cerca di apprendere gli strumenti e le tecniche che utilizzano i grandi coach, diplomandosi e certificandosi PNL coach, ovvero insegnante di Programmazione Neuro Linguistica. «Il coach è quella figura di supporto e ascolto che ti aiuta a fare la scelta migliore per te stesso. In un certo senso, la verità è che siamo tutti coach, in un gruppo o con un collega. Non a caso, uno dei miei mantra è che la responsabilità della mia comunicazione è data dalla risposta che ottengo: tenerlo a mente fa sì che il proprio modo di comunicare diventi automaticamente più efficace. A me è servito per acquisire competenze comunicative e relazionali, oltre ad una resistenza e tenacia utili nei momenti difficili».

Da questa esperienza, unita alla passione per il proprio lavoro, è nato il suo libro Dire, fare, arredare – come diventare un arredatore di successo: preludio a un altro decisivo passo verso quello che è il vero obiettivo di Alessandro, ovvero la creazione di una Accademia degli Arredatori. «La sento come un’esigenza forte, perché nel tempo ho verificato che nel nostro campo c’è distanza tra la formazione scolastica e i bisogni lavorativi delle aziende».

Ma in cosa consisterà questa accademia, su cui Alessandro sta già lavorando? «Vorrei formare persone realmente interessate a lavorare nel nostro settore, mettendo a disposizione locali e veri strumenti aziendali, e focalizzandomi su due pilastri fondamentali: quello tecnico, curando il passaggio dell’applicazione della teoria alla realtà, e quello comunicativo. Da questo progetto, che partirà ad inizio 2019, usciranno professionisti con una forte spendibilità a livello lavorativo, con un’esperienza formativa in più e già in grado di fare in modo che il cliente si affidi a loro. Un’opportunità sia per le aziende, sia per chi desidera raggiungere i propri traguardi nel mondo del lavoro».

Non resta quindi che aspettare la campanella della prima lezione.

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