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Francesco Piva, l’anima della biblioteca di Palazzolo in pensione dopo 33 anni

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Per più di trent’anni è stato un punto di riferimento per i lettori di tutte le età. A Palazzolo, Francesco Piva non è solo un bibliotecario, ma un’icona della cultura. Nella vita, però, tutto ha un suo tempo. E quello di Piva alla guida della Biblioteca Civica Lanfranchi è giunto al termine: pochi giorni fa, venerdì 30 novembre, l’uomo che ha maneggiato più libri di chiunque altro nella storia palazzolese, ha spento per l’ultima volta la luce dell’attuale sede di via Cesare Battisti per cominciare a godere della meritata pensione.

Sebbene sia un simbolo di Palazzolo, le sue origini sono da rintracciare a Coccaglio, dove Francesco Piva è nato il 4 aprile 1952. «Sin da piccolo ero appassionato di libri e in particolare di storia – ha spiegato il bibliotecario -. Dopo essermi diplomato al Liceo Classico Arnaldo di Brescia, ho frequentato Lettere Moderne a indirizzo Storico alla Statale di Milano. Nel 1973, però, mi è capitata l’occasione di curare, dapprima in prova e poi come borsista fino al 1977, la biblioteca dell’Istituto per Geometri Tartaglia di Brescia: città che non posso dimenticare, anche perché ero in piazza Loggia durante la manifestazione del 28 maggio 1974, quando ci fu l’attentato.
Nel 1977 sono partito per il servizio militare e al mio ritorno per qualche anno ho lavorato alla libreria Rinascita di Brescia finché, dopo aver tentato numerosi concorsi pubblici, sono entrato in Comune a Palazzolo come bibliotecario. Ricordo ancora il primo giorno, era il 4 gennaio 1985, poco prima della grande nevicata».

Da quel momento, la sua vita professionale è coincisa con quella di studio, svago e occasioni culturali di migliaia di palazzolesi (e non solo) che hanno varcato – prima nella storica sede in Villa Lanfranchi e dal 2006 in quella nuova delle ex scuole elementari di Mura – la porta della biblioteca. «La vecchia sede era più suggestiva, più facilmente raggiungibile e immersa nel verde, ma era troppo piccola per ospitare una quantità di libri elevata e inoltre non idonea allo status di polo culturale come lo è oggi – ha spiegato Piva -. Là ho lasciato innumerevoli ricordi che porterò sempre con me. Intere generazioni sono passate dalla biblioteca: studenti, famiglie, bambini, comuni lettori e grandi appassionati. Il servizio è migliorato tantissimo: una volta ogni registro era cartaceo, mentre ora è tutto rapido e informatizzato. Siamo passati dai tremila prestiti annui agli attuali quarantamila e più, e siamo centro di Sistema».

E la vita in pensione, come sarà? «Mah, non ho ancora deciso – ha sorriso il mitico e mite Piva -. Per prima cosa dovrò sistemare un po’ casa, poi penserò a mettermi a disposizione eventualmente per il volontariato. Sicuramente avrò anche più tempo per leggere, specialmente i miei generi preferiti, ossia i libri a carattere storico e i gialli, in particolare quelli italiani ed europei: adoro da sempre i classici, come gli scrittori francesi e russi dell’Ottocento, Tolstoj e Maupassant su tutti; poi amo Heinrich Böll e non disdegno i contemporanei, come Gianni Simoni, Maurizio De Giovanni e Wu Ming». Insomma, buona vita: sempre in compagnia dei tanto amati libri.

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