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Cividate: Nicola, l’animatore col sorriso che movimenta Fuerteventura

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«Me lo ricordo come se fosse ieri: sono partito il 9 giugno del 2014. E di tutte le esperienze fatte all’estero, quella a Fuerteventura è stata sicuramente la più formativa: ho avuto la fortuna di incontrare gente con decenni di esperienza e ho potuto rubare tanti segreti del nostro lavoro». Inizia così il racconto di Nicola Brescianini, classe ‘93 di Cividate al Piano, Capo Animatore di villaggio: un ruolo di cui va molto fiero, con esperienze anche a Tenerife e in Egitto.

«Posso dire che per me è stato come coronare un sogno, era il mio obiettivo quando ho deciso di passare all’animazione internazionale: il Capo Animatore è un punto di riferimento non solo per gli ospiti e gli altri colleghi, ma per tutto l’intrattenimento all’interno del villaggio, compresa la Direzione ». Un lavoro che rispecchia solo in parte le caratteristiche di Nicola, con qualche sorpresa: «Sono sempre stato un ragazzo attivo, uno di quelli che non amava molto stare in casa davanti alla tv: sveglia presto la mattina per andare a funghi, a pescare o a sciare. Caratterialmente, però, ero l’opposto di quello che ci si aspetterebbe da un animatore turistico, visto che ero timido, introverso e a volte mi capitava persino di balbettare».

Lecito chiedersi, allora, cosa lo abbia spinto verso questa scelta, lavorativa. «Era l’estate del 2013 e trovare un lavoro stabile non era facile, così iniziai a valutare la possibilità di andare all’estero. Ad agosto vidi per caso un cartellone pubblicitario: non avevo la minima idea di cosa fosse l’animazione turistica, ma decisi di provare e fu amore a prima vista. Grazie ai colleghi che incontrai ho iniziato a provare piacere nel far divertire la gente, salendo su un palco o creando uno spettacolo, una serata di cabaret o di karaoke. Nei primi mesi non sentivo nemmeno la stanchezza. Una volta tornato a casa fare questo lavoro solo per i tre mesi estivi non mi bastava: volevo essere animatore durante tutto l’anno».

A casa, comunque, Nicola resta poco. «Dopo cinque mesi a Fuerteventura ritorno in Italia, ma subito mi chiedono di partire per Tenerife, dove rimango un anno. Poi c’è stato l’Egitto, a Sharm El Sheik, ma sono rimasto solo due mesi per via degli scontri. Quindi di nuovo Tenerife e Fuerteventura». Tra i lati positivi del lavoro e i problemi, Nicola preferisce nettamente soffermarsi sui primi. «È una carriera dove emergono spontaneità e simpatia, ma il piacere più grande è la possibilità di conoscere ed entrare in confidenza con centinaia di persone, tutte diverse tra loro». Normale, poi, qualche piccola difficoltà: «Stare lontano da famiglia e amici è dura. All’inizio ho cercato di tenere duro, sapevo che stavo dando un calcio alla routine, un cambio di vita netto. Non me ne sono affatto pentito».

Nessuna intenzione, quindi, di tornare in Italia? «Un giorno tornerò in Italia e spero di trovarla migliore di come l’ho lasciata. Sono poco informato su quello che accade: seguo solo il calcio e la mia Atalanta. Detto questo, come dico sempre: dove c’è polenta c’è casa».

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