Luca Ferrari, il comandante di Polizia arbitro di pallavolo ai Mondiali

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Di professione ricerca criminali e pattuglia il territorio compilando verbali sulle infrazioni al codice della strada, mentre nel fine settimana si sveste della divisa di agente e indossa quella da arbitro di pallavolo. È questa la curiosa vita di Luca Ferrari, 45enne comandante della Polizia Locale intercomunale del Montorfano (CologneCoccaglio): palazzolese che da più di vent’anni è attivo nell’associazionismo, in particolare quello sportivo. La sua grande passione è da sempre il volley, che gli scorre nelle vene sin da quando era bambino. Infatti, suo padre Antonio è stato per decenni il punto di riferimento per centinaia di giovani palazzolesi come storico allenatore di pallavolo per la Polisportiva locale.

Lui, nel 1995/96, a soli 22 anni, ha cominciato ad arbitrare. Ha iniziato con partite di categorie inferiori finchè nella stagione 2002/03 è diventato un arbitro nazionale. Ora, a distanza di 23 anni dal primo fischio, è stabile nel campionato italiano di serie B per le partite lombarde. Tra le sue partecipazioni più illustri vi sono stati i Mondiali femminili del 2014 a Milano e gli Europei maschili del 2015 a Busto Arsizio. Ma come fa a conciliare il lavoro con l’arbitraggio? «Beh, le designazioni vengono fatte con 20 giorni di anticipo – ha concluso il 45enne -. Arbitro due o tre partite al mese in B e qualche altra in zona per le categorie inferiori. Non ci sono problemi col lavoro».

E così dal 21 al 23 settembre Ferrari è stato protagonista, in qualità di giudice di linea, di tre partite dei Campionati Mondiali maschili, tenutisi in diverse città italiane tra cui Milano, dove al Forum il palazzolese è sceso in campo per Olanda-Russia, Italia-Russia e Italia-Finlandia.

«È stata un’esperienza magica – ha spiegato Ferrari -. Avevo già arbitrato partite importanti, ma mai con così tanto pubblico. Ad Assago, per le partite della Nazionale italiana, c’erano in media tredicimila persone ogni volta: meraviglioso. E ovviamente non si può parteggiare: bisogna essere il più professionali possibili. Non nascondo che c’è sempre un po’ di tensione: non tanto per la correttezza delle chiamate, perché è possibile per i giocatori chiamare il video-check che toglie ogni dubbio; bensì proprio su questa procedura tecnologica. Il momento più difficile è stato durante Italia-Russia quando un giocatore russo ha chiamato il check per una palla che io avevo segnalato fuori, ma era davvero minima. Per un minuto si ferma tutto: si va a rivedere al computer. Fortunatamente avevo visto giusto, ma se avessi sbagliato sarebbe stato davvero amaro. Il russo, poi, è venuto a farmi i complimenti: è stato un siparietto molto simpatico».

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