Stefano Filini, cercatore di tesori antichi tra Cividino e Capriolo

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Alla ricerca di cimeli sepolti, retaggio magari di qualche civiltà perduta. O per riscoprire il fascino del passato. No, non è la trama dell’ultimo film di Indiana Jones, anche se a Stefano Filo Filini non sarebbe dispiaciuta una carriera nell’archeologia. «Mi hanno sempre affascinato le storie che certi oggetti possono rievocare – ha detto il 23enne di Cividino – solo che non avevo molta voglia di studiare. Finite le superiori, comunque, ho potuto mettere in pratica questa passione».

Infatti, Stefano ha un diploma da perito chimico e lavora in un colorificio. Ma appena può, parte in esplorazione, setacciando il terreno col suo fidato metal detector. «Devo ringraziare lo zio della mia ragazza se mi sono avvicinato a questo strumento. Me l’ha fatto provare in aprile. Sono rimasto così colpito che a Pasquetta ne avevo già acquistato uno per conto mio». È così che il giovane cercatore si è avventurato nella campagna capriolese, concentrandosi nella zona del porto di Calepio: una zona scelta accuratamente. «Il fiume è sempre stato un confine naturale tra feudi e fazioni, quindi luogo di scontri militari. L’ho capito dal confronto con mappe storiche e da una torretta di osservazione semicoperta dalla vegetazione in cui mi sono imbattuto».

Insomma, una vera e propria avventura alla Relic Hunter. Con dei risultati che hanno dato grande soddisfazione a Stefano. Infatti, tra i ritrovamenti più interessanti ci sono stati una moneta da 5 centesimi e un bottone. La prima raffigura re Vittorio Emanuele e risale al 1861 (anno dell’unità d’Italia), mentre il secondo apparteneva a una giacca militare, probabilmente sempre di epoca risorgimentale. Forse segno, per l’appunto, del passaggio di truppe e magari anche di scontri nella zona.

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Ma come fa Stefano a trovare i suoi tesori? Il suo inseparabile compagno di ricerche è un Ace Garrett 250 con piastra modificata. Per tutti i profani, equivale a un’attrezzatura da principiante potenziata a un livello intermedio. «Il funzionamento di un metal detector si basa sulla conducibilità del materiale. Il come conduce definisce di cosa si tratta, il quanto ne definisce le dimensioni. I prezzi di questa strumentazione variano da 150 a 4000 euro per professionisti archeologi, o militari addetti al rilevamento mine». Del resto, capire l’età di un reperto non è sempre facile per chi vive quest’esperienza con uno spirito più avventuroso che accademico. Ecco perché Stefano può contare su una comunità facebook di 11mila detective sparsi per l’Italia desiderosi di condividere scoperte e conoscenze. Spesso, tuttavia, questi ritrovamenti non hanno a che fare con civiltà passate, quanto piuttosto con l’inciviltà del presente. «Lattine, vetro, resti di picnic e così via. Molti, purtroppo, inquinano: e così facendo non solo danneggiano l’ambiente, ma anche un possibile recupero storico di aree interessanti. Ecco perchè mi piacerebbe collaborare con un ente culturale che si occupi di questo».

Insomma, è una passione archeologica, ma anche ambientale che anima Stefano nelle sue ricerche. Tra fiume Oglio, Val Seriana e Monte Canto la sua ricerca continuerà ancora, consapevole che in mezzo a tanto ciarpame si annida un tesoro. Magari non sotto forma di dobloni in un forziere pirata («Sarebbe un sogno», scherza), ma preziose storie da raccontare. La spilla di un elicotterista della Seconda Guerra Mondiale, la punta di un proiettile, un’ascia… tasselli che Stefano, nella sua recente avventura, ha già ritrovato e un giorno, chissà, formeranno un affascinante mosaico.

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